Agosto 1917: la battaglia della Bainsizza e il 7° Reggimento Alpini sull’Isonzo
Centonove anni fa, in questi stessi giorni di agosto, migliaia di soldati italiani attraversavano l’Isonzo sotto il fuoco nemico. Tra loro c’erano anche gli alpini di Belluno e del Cadore.
Chi percorre oggi l’altopiano della Bainsizza, tra boschi, pietraie, doline e piccoli paesi a est dell’Isonzo, fatica a immaginare che nell’agosto del 1917 quel paesaggio fu teatro di una delle più grandi offensive italiane della Prima guerra mondiale.
Era l’Undicesima battaglia dell’Isonzo. L’Esercito italiano tentò di spezzare il fronte austro-ungarico con uno sforzo mai visto prima in quel settore. Centinaia di migliaia di uomini furono impegnati tra l’Isonzo, la Bainsizza, Monte Santo, il San Gabriele e il Carso.
E fra loro c’erano anche quattro battaglioni del 7° Reggimento Alpini profondamente legati alla provincia di Belluno: Belluno, Pieve di Cadore, Monte Antelao e Monte Pelmo.
Non furono semplici spettatori dell’offensiva. Attraversarono l’Isonzo, avanzarono sulle alture, combatterono a Monte Raune, nel vallone di Sirocaniva, verso quota 545 e Mesnjak. Alcuni reparti aprirono materialmente la strada agli altri, costruendo passerelle sul fiume e conquistando posizioni difese dagli austro-ungarici.
Questa è la storia della Bainsizza dell’agosto 1917. Ma è anche una storia bellunese.
In questo articolo
- L’Undicesima battaglia dell’Isonzo
- Il piano di Cadorna e la Bainsizza
- La notte del passaggio dell’Isonzo
- Monte Santo e Arturo Toscanini
- Il 7° Reggimento Alpini alla Bainsizza
- Il Monte Pelmo: Doblari, Monte Raune e la passerella
- Il Battaglione Belluno: otto giorni di combattimento
- Il Monte Antelao e la lotta per Mesnjak
- Il Pieve di Cadore
- Sete, rifornimenti e condizioni di vita
- La fine dell’offensiva
- Il prezzo della Bainsizza
- Dalla Bainsizza a Caporetto
- Perché ricordarla oggi
L’Undicesima battaglia dell’Isonzo: agosto-settembre 1917
Quando nell’estate del 1917 Luigi Cadorna preparò una nuova offensiva contro l’Austria-Ungheria, sul fronte dell’Isonzo si combatteva ormai da più di due anni.
Dieci battaglie si erano succedute dal 1915. L’Esercito italiano aveva conquistato Gorizia nell’agosto 1916 e ottenuto altri avanzamenti locali, ma il fronte austro-ungarico non era crollato.

L’Undicesima battaglia dell’Isonzo, iniziata il 18 agosto 1917, avrebbe dovuto cambiare questa situazione.
L’obiettivo principale era attraversare l’Isonzo a nord di Gorizia, conquistare l’altopiano della Bainsizza e mettere in crisi l’intero dispositivo difensivo austro-ungarico. Più a sud, la 3ª Armata avrebbe contemporaneamente esercitato pressione sul Carso e verso l’Hermada.
Una precisazione sulle date
La fase principale dell’offensiva sulla Bainsizza si sviluppò nella seconda metà di agosto e il grande slancio offensivo italiano si esaurì progressivamente alla fine del mese. L’Undicesima battaglia dell’Isonzo, nel suo complesso, viene tuttavia generalmente collocata tra il 18 agosto e il 12 settembre 1917, perché i combattimenti continuarono in altri settori, soprattutto attorno al Monte San Gabriele.
Il piano di Cadorna: attraversare l’Isonzo e conquistare la Bainsizza
L’offensiva coinvolse soprattutto la 2ª Armata del generale Luigi Capello, incaricata di forzare l’Isonzo e avanzare sull’altopiano della Bainsizza, mentre più a sud operava la 3ª Armata comandata dal Duca d’Aosta.
Il 18 agosto ebbe inizio una violentissima preparazione d’artiglieria. Migliaia di cannoni e bombarde aprirono il fuoco contro le posizioni austro-ungariche.
Ma per trasformare il bombardamento in un’avanzata era necessario risolvere un problema enorme: portare uomini, armi, munizioni, viveri e artiglierie dall’altra parte dell’Isonzo.
Il fiume non costituiva soltanto un ostacolo naturale. Le sue rive erano osservate e battute dalle postazioni nemiche. Le passerelle e i ponti costruiti dai reparti del Genio potevano essere colpiti dall’artiglieria.
La notte tra il 18 e il 19 agosto: attraversare l’Isonzo sotto il fuoco
Nella notte tra il 18 e il 19 agosto le unità italiane iniziarono a passare il fiume in diversi punti.
Fu uno dei momenti decisivi dell’intera operazione. I genieri lavorarono per realizzare passerelle e collegamenti mentre le fanterie si riversavano sulla sponda orientale.
Superato l’Isonzo, iniziò però la parte più difficile: risalire verso un altopiano accidentato, povero d’acqua e attraversato da valloni e rilievi trasformati in posizioni difensive.
Per capire la Bainsizza
Non bisogna immaginare un unico assalto lungo una linea continua. L’avanzata avvenne attraverso ponti, valloni, quote, piccoli abitati e capisaldi che dovevano essere conquistati uno dopo l’altro. Nomi come Doblari, Monte Raune, Sirocaniva, quota 545 e Mesnjak entrarono così nella storia dei battaglioni alpini bellunesi.
20-21 agosto: la conquista di Monte Santo
Uno degli obiettivi simbolicamente e militarmente più importanti dei primi giorni era il Monte Santo, oggi Sveta Gora, a nord di Gorizia.
La montagna dominava un settore strategico del fronte e durante le precedenti battaglie dell’Isonzo era stata contesa duramente.
Tra il 20 e il 21 agosto 1917 le truppe italiane riuscirono a impossessarsi della vetta.
La conquista di Monte Santo divenne uno dei simboli dell’offensiva. Ma pochi giorni dopo accadde lassù qualcosa di completamente diverso dalla guerra combattuta con fucili e artiglierie.

Il 26 agosto 1917 Arturo Toscanini, che si trovava al fronte e aveva raggiunto la zona anche per incontrare il figlio Walter, portò una banda militare sulla montagna recentemente conquistata.
Il Maestro diresse marce e inni in una situazione che rimane una delle immagini più insolite della Grande Guerra: la musica su una montagna ancora esposta al tiro nemico.
Abbiamo raccontato separatamente questa vicenda nell’articolo «Il Maestro sul Monte Santo: Arturo Toscanini al fronte nel 1917».
Gli alpini di Belluno lasciano le Dolomiti: il 7° Reggimento arriva sull’Isonzo
Per la nostra memoria locale è questo il passaggio più importante.
Nel 1917 il 7° Reggimento Alpini aveva i propri reparti distribuiti su un fronte vastissimo. Molti provenivano direttamente dalle montagne bellunesi e cadorine dove avevano combattuto nei primi due anni di guerra.
Nell’agosto 1917 quattro battaglioni furono trasferiti verso l’Isonzo:
- Battaglione Belluno;
- Battaglione Pieve di Cadore;
- Battaglione Monte Antelao;
- Battaglione Monte Pelmo.
La partecipazione di questi quattro battaglioni alla battaglia della Bainsizza è attestata anche dalle ricostruzioni storiche del 7° Reggimento.
Per uomini abituati a combattere sulle Tofane, in Val Travenanzes, sul Falzarego, sul Col dei Bos e nelle montagne del Cadore si trattava di cambiare completamente ambiente operativo.
Dalla guerra d’alta montagna si passava ai valloni e agli altipiani carsici dell’Isonzo.
Il Battaglione Monte Pelmo: la passerella di Doblari e l’assalto a Monte Raune
Tra i quattro reparti bellunesi, la documentazione storica permette di seguire con particolare precisione il Battaglione Monte Pelmo.
Il reparto raggiunse il settore di Doblari, sull’Isonzo, e partecipò direttamente alla preparazione dell’attraversamento.
Le cronache del 7° Alpini ricordano infatti la realizzazione di una difficile e indispensabile passerella sull’Isonzo.

Non fu soltanto un lavoro tecnico. Una volta attraversato il fiume, gli uomini del Monte Pelmo dovettero affrontare le fortificazioni che proteggevano il Monte Raune.
Seguì un combattimento durissimo, anche corpo a corpo. L’azione consentì agli alpini di raggiungere la sommità del monte e portò, secondo la ricostruzione reggimentale, alla cattura di circa quattrocento prigionieri, oltre ad armi e munizioni.
Un dettaglio fondamentale
La storia del 7° Alpini riferisce che sulla direttrice aperta dal Monte Pelmo avanzarono anche i battaglioni Belluno, Monte Antelao e Pieve di Cadore, oltre al Battaglione Albergian. Questo permette oggi di collocare con maggiore precisione la presenza dei reparti bellunesi nell’offensiva.
La notte del 20 agosto gli austro-ungarici contrattaccarono riuscendo temporaneamente a penetrare nella linea italiana. La 146ª Compagnia del Monte Pelmo ebbe un ruolo importante nel ristabilire la situazione.
Un ulteriore attacco proveniente dalla zona delle case di Sirocaniva venne fermato.
L’avanzata continuò quindi verso Mesnjak, uno dei nomi che ricorre più volte nelle cronache dei battaglioni del 7° Alpini impegnati sulla Bainsizza.
Il Battaglione Belluno: otto giorni sulla Bainsizza
Ancora più forte è il legame territoriale rappresentato dal Battaglione Belluno.
Una ricostruzione conservata nell’archivio storico del Comune di Belluno permette di restringere con notevole precisione il periodo del suo impiego sulla Bainsizza: otto giorni, dal 19 al 27 agosto 1917.
Furono otto giorni di combattimenti ma anche di estrema fatica, aggravata dalla sete e dalle difficoltà di rifornimento.
La stessa fonte attribuisce al battaglione la conquista di quota 545, Sireka Mjva e Mesniak.
La storia del 7° Alpini ricorda inoltre il Battaglione Belluno nei combattimenti di quota 545 e nell’attacco al Kukli Vrh.
Il prezzo pagato dal Belluno
Secondo la ricostruzione storica bellunese, al termine di quei giorni il reparto era ridotto a circa 70-80 uomini per compagnia.
Le azioni della Bainsizza portarono inoltre numerose decorazioni individuali: la storia del 7° Alpini ricorda per il Battaglione Belluno nove Medaglie d’Argento e otto Medaglie di Bronzo.
Dietro quelle cifre ci sono uomini, famiglie e paesi.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che merita ulteriori ricerche: individuare i nomi, i comuni di nascita, le compagnie e le singole azioni degli alpini decorati o caduti sulla Bainsizza.
Una precisazione importante: la Brigata Belluno che compare nelle fonti era una brigata di fanteria (274°, 275° e 276° Reggimento), quindi non va confusa con il Battaglione Alpini Belluno.
Entrambe le unità, però, combatterono nello stesso settore della Bainsizza. Il Battaglione Alpini Belluno attraversò l’Isonzo presso Doblar nella notte sul 19 agosto, combatté a quota 545-550 e avanzò verso Mesnjak e Testen; il 27 agosto venne ritirato a Peternel per riordinarsi.
Il Monte Antelao: Sirocaniva e la lotta per Mesnjak
Anche il Battaglione Monte Antelao fu pesantemente coinvolto nell’avanzata.
La resistenza austro-ungarica lungo la direttrice verso Mesnjak fu particolarmente dura. Le cronache del 7° descrivono combattimenti ravvicinati nei quali, in alcuni momenti, lo scontro arrivò al corpo a corpo.
Il comandante del battaglione, maggiore Umberto Dedini, rimase ferito nel vallone di Sirocaniva. Dal 20 agosto il comando passò al capitano Luigi Reverberi, già comandante della 150ª Compagnia.
Il 25 agosto 1917, con l’aiuto di altri reparti alpini, anche la 150ª Compagnia del Monte Antelao riuscì a raggiungere Mesnjak.
È un particolare che aiuta a comprendere quanto la conquista dell’altopiano non sia stata un’unica avanzata lineare, ma una successione di combattimenti per valloni, abitati e quote.
Il Battaglione Pieve di Cadore sulla strada aperta dal Pelmo
Il quarto reparto del 7° Alpini proveniente dalla nostra terra era il Battaglione Pieve di Cadore.
La documentazione disponibile conferma la sua partecipazione alla battaglia della Bainsizza e la sua avanzata sulla direttrice aperta dopo il passaggio dell’Isonzo e l’azione del Monte Pelmo.
Per il Pieve di Cadore disponiamo, al momento, di meno dettagli puntuali relativi ai singoli giorni della Bainsizza rispetto a quelli emersi per Belluno, Monte Pelmo e Monte Antelao.
Questo non significa che la sua storia sia irrecuperabile.
I fondi dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito conservano diari storici e documentazione dei reparti del 7° Alpini che possono consentire una ricostruzione ancora più dettagliata degli spostamenti, degli ordini ricevuti e delle perdite.
Una ricerca ancora aperta
La storia della Bainsizza dei battaglioni bellunesi non è quindi un capitolo chiuso. I diari storici militari potrebbero permettere di ricostruire giorno per giorno ordini, posizioni, perdite e nomi degli uomini. È uno degli approfondimenti che intendiamo proseguire.
Mesnjak: il nome che ritorna nelle storie dei battaglioni bellunesi
Tra i diversi luoghi citati nelle cronache emerge continuamente un nome: Mesnjak.
Vi convergono le vicende del Belluno, del Monte Antelao e del Monte Pelmo.

Le fonti descrivono una resistenza austro-ungarica particolarmente tenace e combattimenti molto ravvicinati durante l’avvicinamento alla località.
Per questo Mesnjak può essere considerato uno dei luoghi simbolici della partecipazione degli alpini bellunesi alla battaglia della Bainsizza.
Oggi quei nomi sono quasi sconosciuti alla maggior parte dei bellunesi. Nel 1917, invece, comparivano negli ordini operativi, nelle relazioni militari e nelle lettere che raccontavano ciò che accadeva al fronte.
La vera nemica della Bainsizza: anche sete, stanchezza e rifornimenti
La battaglia non fu combattuta soltanto contro le mitragliatrici e l’artiglieria austro-ungarica.
La Bainsizza poneva problemi logistici enormi. Il terreno dell’altopiano era povero di acqua e l’avanzata aveva allungato rapidamente le linee di rifornimento.

Gli uomini avanzavano più velocemente di quanto potessero farlo, in molti casi, viveri, munizioni e soprattutto acqua.
La testimonianza relativa al Battaglione Belluno parla espressamente di stenti per la sete e per la mancanza di rifornimenti.
Anche questo aiuta a comprendere perché un reparto potesse risultare profondamente provato dopo appena pochi giorni di combattimento.
23-25 agosto: l’avanzata raggiunge il suo punto massimo
Nei giorni successivi alla conquista di Monte Santo l’offensiva italiana continuò a guadagnare terreno.
La difesa austro-ungarica fu costretta ad arretrare dalla Bainsizza e gli italiani ottennero uno degli avanzamenti territoriali più importanti realizzati sul fronte dell’Isonzo dall’inizio della guerra.
Ma più l’Esercito italiano avanzava, più aumentavano le difficoltà.
Le vie di comunicazione erano insufficienti, l’artiglieria faticava a seguire la fanteria, i rifornimenti diventavano difficili e la resistenza austro-ungarica si stava riorganizzando.
Intorno al 25 agosto, mentre gli alpini del Monte Antelao raggiungevano Mesnjak, l’offensiva cominciava progressivamente a perdere la forza iniziale.
La Bainsizza conquistata, ma il fronte austro-ungarico non crolla
Militarmente l’offensiva produsse un risultato importante: gran parte dell’altopiano della Bainsizza cadde nelle mani italiane e gli austro-ungarici dovettero arretrare.
Non avvenne però ciò che il Comando Supremo italiano sperava.
Il fronte non crollò.
Gli austro-ungarici riuscirono a stabilire una nuova linea difensiva e a conservare posizioni fondamentali. I combattimenti proseguirono soprattutto attorno al Monte San Gabriele, destinato a diventare uno dei luoghi più sanguinosi dell’intera Undicesima battaglia dell’Isonzo.
Alla fine di agosto il grande impulso dell’offensiva sulla Bainsizza era ormai esaurito, anche se la battaglia complessiva continuò nel mese di settembre.
Il prezzo della vittoria
Il prezzo pagato dai due eserciti fu enorme.
Le stime complessive cambiano a seconda delle fonti e dei criteri utilizzati, ma si parla di decine e decine di migliaia di morti, feriti, dispersi e prigionieri in entrambi gli schieramenti.
L’Italia aveva conquistato un’estesa porzione di territorio, ma aveva consumato uomini, materiali e riserve.
L’Austria-Ungheria, dal canto suo, aveva perso terreno e subito perdite tanto gravi da rendere sempre più difficile immaginare di poter resistere indefinitamente a un’altra offensiva italiana della stessa portata.
Vista dall’altra parte
Le fonti austro-ungariche aiutano a comprendere un aspetto spesso trascurato: la perdita della Bainsizza rappresentò una seria crisi per il dispositivo difensivo imperiale. Dopo undici battaglie sull’Isonzo, Vienna aveva sempre maggiori difficoltà a sostenere il costo umano di una guerra difensiva senza fine.
Dalla Bainsizza a Caporetto: appena due mesi
È impossibile raccontare la Bainsizza senza osservare ciò che accadde poco dopo.
L’offensiva italiana aveva dimostrato che il fronte austro-ungarico poteva essere spinto indietro. Ma aveva anche lasciato l’Esercito italiano stanco e distribuito su un fronte avanzato difficile da sostenere.
Dall’altra parte, i comandi austro-ungarici erano sempre più consapevoli del rischio di non riuscire a resistere a una dodicesima grande offensiva italiana.
Fu anche per questo che maturò la decisione di cercare l’aiuto tedesco per passare dalla difesa all’attacco.
Il 24 ottobre 1917, appena due mesi dopo i combattimenti descritti in questo articolo, iniziò l’offensiva austro-tedesca di Caporetto.
E i nomi dei battaglioni bellunesi tornarono ancora una volta nelle cronache.
Il Battaglione Belluno, che poche settimane prima aveva combattuto sulla Bainsizza, fu coinvolto nella drammatica ritirata attraverso Monte Rosso, Monte Stol e verso le montagne bellunesi.
Il destino del reparto sarebbe diventato ancora più tragico nelle settimane successive, fino agli eventi del Cansiglio e al suo scioglimento nel dicembre 1917.
Una conseguenza della Bainsizza
Definire semplicemente la Bainsizza come la “prefazione di Caporetto” rischia di essere riduttivo. Più precisamente, il risultato dell’Undicesima battaglia dell’Isonzo contribuì a convincere i vertici austro-ungarici che una nuova grande offensiva italiana avrebbe potuto diventare insostenibile. La risposta fu cercare l’appoggio tedesco e preparare un’offensiva preventiva.
Quattro battaglioni, quattro storie ancora da raccontare
La ricerca compiuta per questo articolo permette quindi di andare oltre una generica affermazione secondo cui gli alpini bellunesi “combatterono sulla Bainsizza”.
Possiamo cominciare a ricostruire luoghi e giornate.
| Battaglione | Elementi documentati | Possibile approfondimento |
|---|---|---|
| Monte Pelmo | Doblari, passerella sull’Isonzo, Monte Raune, Sirocaniva, avanzata verso Mesnjak | Storia completa del battaglione e combattimenti del 19-21 agosto |
| Belluno | 19-27 agosto, quota 545, Sireka Mjva, Mesniak, Kukli Vrh | Decorati, caduti e successivo ripiegamento dopo Caporetto |
| Monte Antelao | Sirocaniva, ferimento di Dedini, comando Reverberi, Mesnjak il 25 agosto | Storia del battaglione nato a Mel e dei suoi comandanti |
| Pieve di Cadore | Partecipazione all’offensiva e avanzata sulla direttrice aperta dal Monte Pelmo | Ricostruzione attraverso i diari storici militari |
Perché ricordare la Bainsizza 109 anni dopo
La Bainsizza è oggi molto meno conosciuta di Caporetto, del Piave, del Monte Grappa o dell’Ortigara.
Eppure nell’agosto 1917 fu teatro di una delle più grandi operazioni militari combattute dall’Esercito italiano durante la Prima guerra mondiale.
E per Belluno non è una storia lontana.
I battaglioni che attraversarono l’Isonzo portavano nomi che ancora oggi appartengono alla nostra geografia: Belluno, Pieve di Cadore, Antelao, Pelmo.
Molti degli uomini che vi combatterono provenivano dalle nostre valli. Altri avevano trascorso mesi sulle nostre montagne e appartenevano a reparti che avrebbero continuato a legare la propria storia a quella della provincia di Belluno.
Ricordare non significa celebrare la guerra.
Significa cercare nomi, luoghi e documenti per restituire un’identità agli uomini che attraversarono quel fiume nell’agosto del 1917. Significa trasformare una data su un libro di storia in una vicenda fatta di persone reali. E significa comprendere perché nomi come Belluno, Pelmo, Antelao e Pieve di Cadore comparissero, centonove anni fa, nei rapporti di guerra scritti sulle rive dell’Isonzo.
Oggi sappiamo molto più di quanto pensassimo sulla presenza degli Alpini bellunesi alla Bainsizza. Ma molto resta ancora da ricostruire.
E forse è proprio questo il compito della memoria: non limitarsi a ripetere ciò che già sappiamo, ma continuare a cercare.
Michele Sacchet
Gruppo Alpini “Gen. P. Zaglio” – Salce (Belluno)
Fonti e approfondimenti
La ricostruzione è stata realizzata confrontando fonti storiche e reggimentali italiane con documentazione e ricostruzioni relative al fronte austro-ungarico. Tra le principali fonti consultate:
- Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito – documentazione del Museo Sacrario del 7° Reggimento Alpini e fondi relativi ai diari storici della Prima guerra mondiale;
- Istituto del Nastro Azzurro – storia e campagne del 7° Reggimento Alpini;
- Associazione Nazionale Alpini, Sezione di Conegliano – ricostruzione storica del 7° Alpini originariamente pubblicata su Fiamme Verdi;
- Archivio storico del Comune di Belluno – documentazione sulla storia del Battaglione Belluno;
- Treccani – ricostruzione della battaglia della Bainsizza;
- Österreichisches Staatsarchiv – documentazione e ricostruzione delle operazioni sul fronte dell’Isonzo nel 1917;
- fonti e documentazione storica relative ai battaglioni del 7° Reggimento Alpini.
Le grafie delle località possono variare tra le fonti italiane dell’epoca, le denominazioni slovene attuali e le trascrizioni presenti nelle cronache militari. Per questo motivo, in alcuni casi sono state mantenute le forme utilizzate nella documentazione storica consultata.
Per continuare questo viaggio nella memoria storica degli Alpini e della nostra terra: www.gruppoalpinisalce.it
Per approfondire, un articolo correlato: I figli di Belluno in guerra.