Il capogruppo che diede una casa agli Alpini di Salce
La casetta di Col di Salce, alla fine del 1987, ha una porta scura, un lampione sopra l’ingresso e il numero civico dipinto accanto. Davanti si sono fermati il parroco, qualche uomo in impermeabile, una fila di alpini. Uno di loro legge da un foglio. Il Libro del 60° anniversario ha conservato quella fotografia con una didascalia di due righe: «Il discorso del Capogruppo. All’inaugurazione della nostra prima sede, Decimo Colbertaldo ringrazia tutti per l’impegno profuso».

Per più di vent’anni il Gruppo Alpini di Salce aveva avuto soltanto una «sede precaria», come la chiamava lo stesso Decimo. Quel giorno, per la prima volta, gli Alpini di Salce entravano in una casa che era la loro. A portarli fin lì era stato soprattutto lui.
Una casa per il Gruppo
Nella relazione morale letta all’assemblea di fine 1985, il capogruppo Decimo Colbertaldo mise il problema nero su bianco: considerando «l’ambiente in cui finora abbiamo avuto sede precaria», il Consiglio aveva chiesto alla Scuola Materna di Salce di poter usare una sala per le riunioni e il salone per l’assemblea, e don Gioachino Belli aveva detto sì. Ma Decimo guardava oltre: «sembra però che ci sia una diversa possibilità che ci dovrà impegnare anche finanziariamente», e si augurava che diventasse «fra breve realtà». Una nota a piè di pagina, aggiunta poco dopo, raccontava la delusione: quel locale era stato affittato ad altri.
Ci vollero altri due anni. Nel luglio del 1987, annuncia il Col Maòr sotto il titolo «Salce: habemus sedem!», fu firmato «un contratto novennale fra i proprietari di una casetta di Col di Salce e Decimo Colbertaldo, Capo Gruppo pro tempore». Vi avrebbero avuto sede anche la società sportiva di Salce e i Donatori di Sangue. Si chiudeva così una vicenda «iniziata due anni fa con tanti entusiasmi, speranze e programmi», sotto la spinta del parroco, «che sembrava compromessa, ma che non è mai stata abbandonata».
L’affitto era «abbastanza elevato», e la casa, per dirla con il notiziario, era «come una “liscivera”»: da ripulire, imbiancare, arredare, con due stanzette da sistemare al piano terra. C’era lavoro per i sabati e le domeniche, per muratori, falegnami, piastrellisti ed elettricisti, ma soprattutto, scriveva il Col Maòr in maiuscolo, c’era bisogno di «TANTA BUONA VOLONTÀ ED ENTUSIASMO». La buona volontà arrivò: nell’elenco dei soci che ci lavorarono ci sono Decimo stesso, suo nipote Cesare, Toni Tamburlin, Ernesto Barattin, Mario De Luca, Mario Dell’Eva e molti altri.
A dicembre il Col Maòr poteva scrivere che la sede del Gruppo di Salce «è stata inaugurata, benedetta ed aperta ai soci», con un orario per tutti: il sabato dalle 17 alle 19, la domenica dalle 10 alle 12.

Dal Consiglio al comando del Gruppo
Decimo Colbertaldo era nel Consiglio del Gruppo già nel 1967, pochi anni dopo la nascita del Gruppo, quando a guidarlo c’era Giovanni Dal Pont. Nei primi numeri del notiziario compare spesso per una competenza precisa: nel 1968, per l’Adunata della «Pusteria», «Decimo è già impegnato, quale tecnico del suono, per il servizio altoparlanti»; alla Befana Alpina del 1976 è lui il «responsabile dell’impianto di amplificazione», e il suo aiutante accoglie la carovana della Befana… con la marcia dei Bersaglieri.
Il 4 dicembre 1981 il Consiglio appena eletto si riunì per distribuire le cariche. «Capo Gruppo è risultato Decimo Colbertaldo con otto preferenze», riporta il Col Maòr, dopo i sei anni di Ezio Caldart e i dodici del primo capogruppo. Decimo fu così il terzo capogruppo nella storia degli Alpini di Salce, e restò alla guida del Gruppo dal 1982 al 1987.
La sua prima relazione morale comincia con un saluto e un’ammissione: «È questa la mia prima relazione come Capo Gruppo». Ringrazia i giovani che si sono inseriti nella vita del Gruppo, quelli del presepio sulla scalinata del monumento ai Caduti, chi ha sistemato l’antenna portabandiera. Poi elenca le tre cose che tengono insieme un anno alpino: la Befana, l’Adunata, la gita. Sui nomi di chi ha aiutato si ferma: «non faccio dei nomi perché potrei fare delle antipatiche omissioni».
Le Adunate erano il suo terreno. A Trieste, nel 1984, il notiziario scrive: «Bravi Decimo Colbertaldo e Bepi Savaris del Gruppo di Salce che hanno predisposto l’attendamento e il vettovagliamento». Per Bergamo, nel 1986, chi voleva dormire in tenda doveva «mettersi in contatto con il Capo Gruppo Decimo Colbertaldo o Giuseppe Savaris». Alla festa del ventesimo, nel 1984, gli fu offerto un gagliardetto dipinto da Bruna Dal Farra, come ai due capigruppo che lo avevano preceduto, Giovanni Dal Pont ed Ezio Caldart.
Il vice e il consigliere
Alle elezioni del 22 novembre 1987 la guida tornò a Ezio Caldart e Decimo ne divenne il vice per il triennio 1988-1990, poi di nuovo nel 1990. Il Col Maòr lo ritrova nelle cose di ogni giorno della sede: nel 1988 fra quelli che ne abbellirono la facciata; nel 1989 e nel 1990 come uno dei due numeri di telefono per prenotare la gita.
Nel 1992 il notiziario festeggiò le sue nozze d’argento con Marzia Callegari. Venticinque anni dopo, alla festa dell’assemblea del 2017, il Gruppo ricordò i loro cinquant’anni di matrimonio, e Decimo e Marzia regalarono agli Alpini un tricolore nuovo, da usare nelle cerimonie al posto della «storica e enorme bandiera». «E, ovviamente, grazie Decimo! Grazie Marzia!», chiude il Col Maòr.

Il gagliardetto, le Adunate, la famiglia
Non smise mai di esserci. Nel 2014, all’Adunata di Pordenone, raggiunse il Gruppo per il pranzo con il fratello Ciso. Lo stesso anno, con Elvio Marchetti, portò il gagliardetto del Gruppo fino a Milovice, nella Repubblica Ceca, dove cent’anni prima erano morti di fame e di malattie i soldati italiani fatti prigionieri sul Carso. Nel 2016, ad Asti, andò con il nipote Cesare, allora capogruppo, a trovare una cugina suora di clausura a Costigliole. E nel 2024 il suo nome era ancora nell’elenco del Consiglio Direttivo del sessantesimo.
La famiglia Colbertaldo attraversa tutta la storia del Gruppo. Decimo era figlio di Cesare Colbertaldo e di Maria Scremin, fratello di Carlo – il padre di Cesare, capogruppo dal 2012 – e di Ciso; il nipote Cesare, che nel 1982 compare accanto a lui e alla moglie Marzia fra i volontari della gita, sarebbe diventato capogruppo trent’anni dopo.
Il 6 giugno 2025
Decimo Colbertaldo è andato avanti il 6 giugno 2025. Sul santino c’era scritto «È andato avanti forte e convinto nella sua fede», e il Col Maòr aggiunse: «…sempre orgogliosamente alpino!». «Quelli che, purtroppo oramai pochi, conoscono la storia del Gruppo Alpini di Salce», scrive il notiziario, «sanno che Decimo è sempre stato presente con la sua passione e la sua disponibilità nella nostra vita associativa». In copertina, sotto la sua fotografia, un saluto di due parole: «Ciao, Vecio!».
Nell’omelia del funerale don Giorgio parlò dell’alfa e dell’omega, dell’inizio e della fine. Poco più di nove mesi dopo se ne andò anche Marzia. Restano i figli Daniele, socio alpino del Gruppo, e Isabella. E resta, per chi conosce la storia del Gruppo, l’immagine di un capogruppo che davanti a una porta di Col di Salce prende la parola per ringraziare gli altri.
Le date
L’anno di nascita di Decimo Colbertaldo non è ancora documentato nelle fonti consultate.
| 1967 | Già nel Consiglio Direttivo del Gruppo; sposa Marzia Callegari (nozze d’argento nel 1992) |
| 1968 | Tecnico del suono per il servizio altoparlanti all’Adunata della «Pusteria» |
| 1976 | Responsabile dell’impianto di amplificazione alla Befana Alpina |
| 4 dicembre 1981 | Il Consiglio lo elegge capogruppo |
| 1982-1987 | Capogruppo, il terzo nella storia del Gruppo |
| 1984 | Trieste: prepara attendamento e vettovagliamento con Bepi Savaris; riceve il gagliardetto del ventesimo |
| luglio 1987 | Firma il contratto novennale per la casetta di Col di Salce, prima sede del Gruppo |
| dicembre 1987 | La sede viene inaugurata; Decimo pronuncia il discorso di ringraziamento |
| 1988-1993 | Vice capogruppo con Ezio Caldart |
| 2014 | Porta il gagliardetto a Milovice con Elvio Marchetti |
| 2017 | Cinquant’anni di matrimonio; con Marzia dona un tricolore al Gruppo |
| 2024 | Nel Consiglio Direttivo del sessantesimo |
| 6 giugno 2025 | Va avanti |
Nel grafo di MEMORIA
- Il Consiglio di oggi, di cui fece parte fino al 2025
- Mario De Luca, tra i volontari che sistemarono la prima sede
- Antonio «Toni» Tamburlin, consigliere eletto con lui nel 1981
- Ernesto Barattin, al lavoro nella casetta di Col di Salce
- Antonio «Toni» Fratta, nel Consiglio degli anni Ottanta
- Mario Dell’Eva, segretario del Gruppo e voce del Col Maòr
- La Befana Alpina
- Il Gruppo Alpini di Salce
- Col Maòr 2025, il numero del saluto
Le fonti di questa storia
- Col Maòr n. 1/1967; n. 4/1968; n. 6/1969; n. 1/1970; n. 6/1972; n. 1/1976
- Col Maòr n. 1/1982 (elezione a capogruppo); n. 3-4 e 6/1982 (prima relazione morale); n. 1-2 e 3/1984; n. 6/1985; n. 1/1986 (relazione morale e sede)
- Col Maòr n. 1, 4 («Salce: habemus sedem!»), 5 e 6/1987; n. 4/1988; n. 4/1989; n. 1 e 6/1990; n. 5/1992; n. 6/1993
- Col Maòr n. 3/2009; n. 4/2011; Speciale Adunata 2014; n. 4/2014; Speciale Adunata 2016; n. 4/2017; n. 1/2018
- Col Maòr n. 2/2025, copertina e p. 19, «Decimo è “andato avanti”…»; n. 1/2026
- Libro del 60° anniversario del Gruppo Alpini di Salce (2024), pp. 120, 124-125, 128-129
Nota: il Col Maòr n. 2/2025 indica i due mandati «dal 1982 al 1988»; il Libro del 60° e i numeri del Col Maòr del 1981-1987 collocano il passaggio a Ezio Caldart alle elezioni del novembre 1987.