Gli Alpini nelle missioni di pace

Dal fronte di guerra ai teatri internazionali: l’evoluzione delle penne nere, da soldati a costruttori di futuro al servizio della pace

C’è un filo rosso che attraversa la storia degli Alpini dagli anni ’90 a oggi: il passaggio dalle montagne italiane ai teatri internazionali di crisi, dalla difesa dei confini nazionali alla costruzione della pace. Un’evoluzione che non ha tradito i valori fondanti del Corpo, ma li ha invece portati nel mondo, dimostrando che lo spirito alpino sa adattarsi ai tempi senza perdere la propria essenza.

Oggi, quando parliamo di Alpini, non pensiamo solo alle trincee della Grande Guerra o alla ritirata di Russia. Pensiamo anche ai caschi blu in Libano, ai militari in Afghanistan, alle missioni umanitarie nei Balcani. Perché le penne nere sono diventate protagoniste di una nuova storia: quella della pace.

I primi passi: dai Balcani al Medio Oriente

L’era degli interventi internazionali per gli Alpini si apre nei primi anni ’90. Dopo decenni di presidio delle Alpi italiane, le truppe alpine vengono chiamate a operare in teatri lontani, in contesti complessi dove non basta il coraggio militare ma servono anche capacità diplomatiche, umanitarie, di mediazione.

Le prime grandi missioni vedono gli Alpini impegnati in Libano tra il 1982 e il 1984 (missioni “Libano 1” e “Libano 2”), poi in Albania con le operazioni KFOR nel 1993 e Alba nel 1997. Nel 1991 arriva l’operazione Airone in Kurdistan, a protezione dei curdi minacciati dal governo di Bagdad. Ma è nel 1993-94 che gli Alpini affrontano una delle missioni più significative: l’operazione Albatros in Mozambico, devastato da 16 anni di guerra civile.

🕊️ L’ITALIA IN PRIMA LINEA

La presenza italiana nelle missioni di pace è tra le più consistenti al mondo. Nel 2003 l’Italia schierava 9.054 militari in missioni all’estero, superata solo da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Gli Alpini rappresentavano una componente fondamentale di questo impegno, apprezzati a livello internazionale per professionalità e umanità

Bosnia e Kosovo: la guerra alle porte di casa

Con il conflitto nei Balcani, le missioni di pace arrivano alle porte di casa. La guerra nell’ex Jugoslavia sconvolge l’Europa e l’Italia risponde con un massiccio impegno militare. In Bosnia e Kosovo, l’Italia arriva a impegnare 6.463 militari, molti dei quali alpini.

L’operazione Joint Forge in Bosnia serve a garantire la cornice di sicurezza necessaria per la normalizzazione della situazione dopo la guerra. Il contributo italiano Italfor Bosnia è di circa 1.390 uomini. Gli Alpini operano nella zona di Sarajevo con il 5° Reggimento, conducendo pattugliamenti, garantendo la sicurezza, assistendo la popolazione civile.

In Kosovo, dopo l’intervento NATO e il ritiro dell’esercito serbo, gli Alpini partecipano alle missioni OSCE/KVM nel 1998-99, contribuendo alla stabilizzazione di un’area ancora profondamente lacerata dal conflitto.

Afghanistan: la missione più lunga e complessa

Se i Balcani rappresentano la “guerra vicina”, l’Afghanistan è la sfida lontana e complessa. Dal 2002 gli Alpini sono protagonisti di uno degli impegni più duri e prolungati della storia recente italiana.

La prima aliquota di alpini inviati in Afghanistan fu una compagnia del Battaglione “Monte Cervino”, giunta a Kabul nel maggio 2002. Da allora, la presenza alpina in terra afghana non si è mai interrotta. L’operazione Nibbio a Khost, al confine con il Pakistan, vede impiegati mille uomini al comando di un generale degli alpini, tra cui il 9° Reggimento dell’Aquila.

A Kabul operano il 3° Reggimento e compagnie di alpini paracadutisti del glorioso battaglione Monte Cervino, nell’ambito della forza ISAF (International Security Assistance Force). A Herat viene schierato il 7° Reggimento Alpini con il supporto di unità del 5° e 6° Alpini e alpini paracadutisti del Monte Cervino.

Le operazioni in Afghanistan non sono solo militari: gli Alpini conducono pattugliamenti e ricognizioni lungo le zone montagnose di confine, ma forniscono anche assistenza sanitaria alla popolazione. Un esempio rimasto nella memoria è quello di una bambina gravemente ustionata, ricoverata e curata all’ospedale da campo della base Salerno.

⚔️ IL PREZZO DELLA PACE

L’impegno nelle missioni internazionali ha avuto un costo umano. Cinque alpini del 2° Reggimento sono caduti in Afghanistan, vittime di attentati. La prima, controversa missione ONU in Congo nel 1961 vide massacrati tredici aviatori italiani. L’Italia ha versato un pesante tributo alla pace nei vari scacchieri internazionali.

Libano: l’operazione Leonte

Una delle missioni più importanti e durature vede gli Alpini protagonisti in Libano. L’operazione Leonte, sotto l’egida dell’ONU all’interno della missione UNIFIL, prende il nome dal più grande fiume del Libano che delimita l’area in cui il contingente italiano opera.

Il nostro socio Enrico De Nart al chek point italiano di Sabra (Libano), nel 1983

Nel 2006, dopo la guerra tra Israele e Hezbollah, l’Italia fu tra i primi paesi a intervenire. L’operazione iniziò con la “Mimosa 06” e poi proseguì con Leonte, vedendo impiegata inizialmente una “forza d’ingresso” costituita dalle truppe anfibie della Marina Militare, a cui seguirono i reparti dell’Esercito.

Il contributo italiano supera le 1.200 unità ed è il secondo paese contributore in termini di personale militare. L’Italia guida il settore ovest della missione, dove operano oltre 3.600 uomini di diciassette nazioni diverse. Le brigate alpine, in particolare la Taurinense, si sono alternate alla guida del contingente italiano.

Le attività operative includono pattugliamenti lungo la “Blue Line” (la linea di demarcazione tra Libano e Israele), attività addestrative congiunte con l’esercito libanese, supporto alla popolazione civile. Un impegno che dal 2006 continua ancora oggi, testimonianza della capacità degli Alpini di operare in contesti complessi per periodi prolungati.

Essere prima uomini, poi soldati

Cosa rende gli Alpini così apprezzati nelle missioni internazionali? Non solo la preparazione militare, ma soprattutto un approccio umano che li distingue. Nelle parole di un veterano delle missioni balcaniche: “Essere prima uomini, seppure con un’arma in mano, significa condividere le sofferenze, alleviarle, offrire solidarietà, restituire il rispetto non dimenticando il compito che deve essere comunque portato a termine.”

Gli Alpini portano nei teatri internazionali quello stesso spirito di solidarietà che da sempre li caratterizza. Costruiscono ponti, scuole, ospedali. Curano i bambini, assistono gli anziani, aiutano le comunità locali a ricostruire. Non sono solo una forza militare, ma un ponte di pace e cooperazione.

Principali teatri operativi degli Alpini (anni ’90-oggi):

  • Libano – Missioni peacekeeping dal 1982, Operazione Leonte dal 2006
  • Albania – KFOR 1993, Alba 1997, AFOR 1999
  • Kurdistan iracheno – Operazione Provide Comfort 1991
  • Mozambico – Operazione Albatros 1993-94
  • Bosnia – Joint Guard e Constant Guard 1997-98
  • Kosovo – OSCE/KVM 1998-99
  • Afghanistan – Operazione Nibbio, Enduring Freedom, ISAF dal 2002
  • Iraq – Operazione Antica Babilonia 2004-06

Un nuovo modo di essere Alpini

Le missioni internazionali hanno trasformato profondamente il ruolo degli Alpini senza tradirne l’identità. Oggi le truppe alpine sono “rinnovate nella struttura e nei ruoli da svolgere”, come si legge nei documenti ufficiali, ma rimangono fedeli ai valori di sempre: coraggio, solidarietà, senso del dovere, umanità.

Dal generale che comanda una missione ONU all’ultimo gregario che pattuglia un villaggio afghano, gli Alpini hanno dimostrato di saper tenere alto l’onore delle penne nere anche in contesti molto diversi dalle montagne italiane. Hanno portato nel mondo quell’approccio che li ha sempre contraddistinti: essere guerrieri quando serve, ma prima ancora essere uomini.

E quando tornano a casa, alle adunate nazionali, quegli stessi alpini che hanno servito in Libano o in Afghanistan sfilano accanto ai reduci della Seconda Guerra Mondiale, ai veterani del dopoguerra. Generazioni diverse, missioni diverse, ma lo stesso spirito. Lo stesso cappello con la penna nera. La stessa fierezza di aver servito, ognuno a suo modo, la pace e la libertà.

Perché gli Alpini ci insegnano che i valori non cambiano con i tempi: si adattano. E che si può essere soldati al servizio della pace senza contraddizione alcuna. Basta avere nel cuore, prima ancora che la divisa addosso, l’amore per l’umanità e il senso del dovere verso chi soffre.

Le montagne italiane rimarranno sempre la casa degli Alpini. Ma il mondo è diventato il loro campo d’azione. E ovunque vadano, portano con sé quel pezzo di Italia fatto di valori, solidarietà e umanità che rende le penne nere riconoscibili e apprezzate in ogni angolo del pianeta.

 

 

Michele Sacchet

 

 

 

Foto di copertina: Il saluto del Generale di Corpo d’Armata Ignazio Gamba ai militari italiani del contingente nazionale della missione KFOR
Pec/Pristina 4 lug 2023 (Dal sito del Ministero della Difesa)

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