📚 DAL NOSTRO ARCHIVIO
Come un ricordo, una vecchia fotografia e le annate del Col Maòr hanno fatto nascere MEMORIA, il nuovo archivio digitale di Alpini e di Salce.
Una fotografia che sembrava perduta
Una Messa sul luogo della tragedia del Vajont e, all’altare, un chierichetto vestito da alpino. È tutto quello che Michele Sacchet, della redazione del Col Maòr, ricordava di quella fotografia. Sapeva di averne scritto sul nostro giornale, e gli tornava in mente un’altra immagine, una foto con l’ex capogruppo Ezio Caldart. Il nome del chierichetto no, e nemmeno la pagina o l’anno.
Come tutti i ricordi, anche questo era incompleto, e così lo raccontiamo. Ma una cosa la sapeva fare: indicava dove cercare.
Il ricordo che indicò dove cercare
La foto con Ezio Caldart ha riportato Michele all’annata giusta: il 2009. Nella cartella del primo numero di quell’anno c’era un file con una sola parola nel nome: «vajont».
Si apre il Col Maòr n. 1 del 2009, si sfoglia fino a pagina 14: la fotografia è lì. Sotto, la didascalia di allora:
«Longarone, Maggio 1964 – Prima messa celebrata sui resti della Parrocchiale di Longarone dal cappellano Militare del 7° Alpini di Belluno, Don Luciano. Chierichetto era Giuseppe Giaccone.»

Il chierichetto aveva finalmente un nome: Giuseppe Giaccone, per tutti noi «Beppe».
Beppe Giaccone, un amico da San Damiano d’Asti
Veniva da San Damiano d’Asti. Nel 1964 era alpino di leva al 7° Reggimento Alpini, alla caserma Salsa di Belluno. La didascalia del 2009 lo indica come chierichetto di quella Messa a Longarone.
Con Salce il legame è rimasto vivo negli anni. Le carte del Gruppo lo ritrovano all’assemblea annuale del 28 novembre 2004, quando portò il suo saluto («il commosso saluto del nostro amico “Bepi” Giaccone», scriveva il Col Maòr), e a quella del 25 novembre 2007, quando il capogruppo Ezio Caldart ringraziò «in particolare Giuseppe Giaccone del Gruppo di San Damiano d’Asti».
Nel Col Maòr del 2009, accanto alla foto di Longarone, c’era anche l’articolo di commiato «”Beppe” Giaccone è andato avanti», firmato da Ezio Caldart, e alla stessa pagina 14 un’altra immagine: Beppe con il capogruppo il giorno dell’assemblea 2007. La didascalia diceva: «L’amico Beppe sempre presente alle nostre Assemblee di Gruppo. Qui lo vediamo premiato dal Capogruppo, durante l’Assemblea 2007».

Era proprio la «foto con Caldart» del ricordo di Michele. Da un’immagine confusa si era arrivati a un’annata, poi a una cartella, a una fotografia, e infine a un nome e a una storia. La scheda della fotografia è nella sezione Beppe Giaccone ed Ezio Caldart, 2007.
Quando le fonti non coincidono
Qui la storia poteva finire. Invece è cominciata davvero, perché mettendo le fonti una accanto all’altra sono emerse alcune domande.
Il Col Maòr del 2009 descriveva quella fotografia come la «Prima messa» celebrata sui resti della parrocchiale di Longarone e la datava maggio 1964. Ma una fonte della Diocesi di Belluno-Feltre documenta una celebrazione del vescovo Gioacchino Muccin nell’area devastata già il 13 ottobre 1963. È proprio questo uno degli esempi del metodo MEMORIA: il ricordo ci indica dove cercare, ma sono poi le fonti, messe a confronto, a dirci che cosa possiamo affermare e che cosa deve ancora essere verificato.
Per questo non scriviamo che quella fotografia mostra «la prima Messa dopo il Vajont». Sappiamo che il nostro giornale, nel 2009 e poi nel 2013, la presentò così; sappiamo che la data di maggio 1964 attende ancora una conferma indipendente.
Non è l’unico punto aperto. Nel 2009 si legge che Beppe fu «premiato» dal capogruppo, mentre la cronaca dell’assemblea 2007 parla di un ringraziamento. E se il Col Maòr del 2009 lo salutava come «andato avanti», nel 2013 lo stesso giornale scriveva che era scomparso «tre anni fa». Piccole differenze, che però in un archivio contano: le registriamo, senza sceglierne una a caso.
Il ricordo e il documento: due strade, una sola memoria
Da questa ricerca è nato un metodo di lavoro. Da una parte c’è la memoria delle persone, quella che sa dove guardare. Dall’altra ci sono i documenti: sessant’anni di Col Maòr, dal primo numero del 1964 voluto da Mario Dell’Eva, le fotografie e le carte del Gruppo, riordinati e resi consultabili anche con l’aiuto di strumenti digitali.
La regola è semplice: il ricordo guida, i documenti verificano, e le due cose restano distinte. Quello che è ricordo lo diciamo come ricordo; quello che è documentato lo accompagniamo con la sua fonte; quello che ancora non sappiamo lo dichiariamo apertamente.
In questo lavoro anche l’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento prezioso, soprattutto quando incontra l’HI, la Human Intelligence: la memoria, l’esperienza e l’intuizione delle persone. L’AI può aiutarci a cercare tra migliaia di pagine, fotografie e documenti; è l’HI a riconoscere un volto, ricordare una storia, fare la domanda giusta e trasformare un archivio nella memoria viva di una comunità.
Nasce MEMORIA — Storie di Alpini e di Salce
Così è nata MEMORIA, la nuova sezione del nostro sito (nata da un’intuizione del socio Michele Sacchet) dedicata alle persone, ai luoghi e alle fotografie della storia del Gruppo Alpini di Salce. È un archivio che cresce: ogni scheda nasce da una fonte e può essere corretta e arricchita.
Aiutateci a riconoscere la nostra storia
Ed è qui che serve anche il vostro aiuto. Ci sono domande a cui le nostre carte non rispondono ancora:
- chi era Don Luciano, il cappellano militare del 7° Alpini che, secondo la didascalia del 2009, celebrò quella Messa?
- in quale giorno fu scattata la fotografia?
- chi conserva una fotografia di Beppe Giaccone durante il servizio militare a Belluno?
- chi riconosce altre persone nelle fotografie di MEMORIA?
Se avete un nome, un ricordo, una fotografia o una correzione, scriveteci dalla pagina Contatti. Ogni contributo sarà verificato e, se confermato, entrerà nell’archivio.
MEMORIA è cominciata così, da un chierichetto vestito da alpino davanti a un altare fra le macerie di Longarone. Il resto lo scriveremo insieme, una fotografia alla volta.



Nel precedente commento era errato l’indirizzo e-mail….
Infatti non è arrivato Nino!
Un abbraccio alpino da Salce!