Agosto 1917, fronte dell’Isonzo. Il maestro Arturo Toscanini, venuto al fronte per visitare il figlio Walter che presta servizio in artiglieria, convince il generale Capello a mettere su una banda militare. Il 26 agosto la porta in cima al Monte Santo, conquistato da poche ore, e vi dirige marce e inni per quattro giorni sotto il tiro austriaco.
Categoria: Col Maor
Socchieva di San Fermo · 1886–2026 Il ponte ferroviario sul torrente Siva compie 140 anni …
Sul Doss Alto di Nago, il 21 settembre 1918, un gruppo di legionari cecoslovacchi difese strenuamente la quota contro l’attacco austro-ungarico, vestendo l’uniforme italiana per una patria che non esisteva ancora. Tra i cinque catturati c’era Karel Nováček, sanitario, che fu impiccato il giorno dopo ad Arco con tre compagni — trentasei giorni prima che la Cecoslovacchia nascesse ufficialmente.
Nel 1918 Helen Johns Kirtland, fotografa americana del Leslie’s Illustrated Weekly, segui’ in prima linea la battaglia del Piave e di Monte Grappa, documentando i soldati italiani con coraggio e professionalita’. Le sue fotografie, conservate alla Library of Congress, raccontano una storia rimasta a lungo nell’ombra.
Dopo la disfatta di Caporetto nell’ottobre 1917, Belluno e il Veneto nord-orientale vissero un anno di occupazione austro-ungarica brutale: requisizioni totali, deportazioni e una fame cosi’ devastante da spingere la popolazione a cibarsi di topi. Lo chiamarono l’An de la Fan — l’Anno della Fame.
Nel 1917 un corrispondente de L’Illustrazione Italiana descrisse con straordinaria precisione come i teleferisti del Genio costruivano linee aeree sulle Alpi per rifornire le trincee in quota. Una testimonianza diretta di coraggio, ingegno e fratellanza tra soldati italiani nella Grande Guerra.
A Salce torna il tradizionale “Se Brusa la Vecia”, antico rito del fuoco che celebra la fine dell’inverno e il rinnovarsi della comunità. Il Gruppo Alpini di Salce organizza il falò con il satirico testamento della vecia “Mina da Cortina”, nel solco delle tradizioni popolari già raccontate da Gianluigi Secco.
Ricordo di Linda Fontanive, la “bella Belinda”, anima dell’osteria da Gìa Osta tra Bettin e Belluno. Tra canti, amicizia e ospitalità, il suo locale fu per anni un punto di ritrovo per la comunità. Un frammento di vita di paese che rivive nei ricordi, nelle poesie in dialetto e nelle storie di chi ha condiviso quelle serate.
Una riflessione sulla memoria storica e sui rischi del potere senza trasparenza C’è qualcosa di …
Quando una parola vale più di una punizione Nel 1929 una sola parola – “bravo” …