A dieci anni dal terremoto del 24 agosto 2016 ricordiamo le 299 vittime e la straordinaria mobilitazione degli Alpini. Anche Belluno, Cadore e Feltre fecero la loro parte: volontari sul campo e una raccolta fondi, ideata da Michele Sacchet, che unì le tre Sezioni e raggiunse 81.035 euro.
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Nell’ottobre 1927 usciva il primo numero de La Voce Amica, il bollettino parrocchiale che per oltre ottant’anni ha raccontato Salce, le sue famiglie, l’emigrazione e i grandi avvenimenti del Novecento. Oggi l’intero archivio, digitalizzato dal Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce, è liberamente consultabile online.
Socchieva di San Fermo · 1886–2026 Il ponte ferroviario sul torrente Siva compie 140 anni …
Nella terza giornata dell’Adunata abbiamo voluto fermarci al monumento di Guido Rossa — bellunese di Cesiomaggiore, Alpino paracadutista, operaio dell’Italsider ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979 per aver denunciato un brigatista in fabbrica. Un Alpino dimenticato che non va dimenticato.
La grande sfilata di domenica sotto la pioggia sferzante, lo striscione “Alpini faro di speranza per l’Italia”, la Fanfara della Cadore in apertura, Lorenza De Kunovich in rappresentanza del Comune di Belluno. Il diario del Gruppo Alpini di Salce alla sua quarta puntata.
Finalmente Genova. Treno da Chiavari, incontri con gli Alpini bellunesi, le nostre stelle alpine assediate dai fotografi, Carlotta come guida nei vicoli di Carignano e la grande cena di pesce alla Bocciofila Chiavarese.
Focacce all’alba, treno per Rapallo, imbarcadero verso il promontorio: la seconda puntata del nostro diario racconta una giornata di mare fra Santa Margherita, Portofino e San Fruttuoso, con gli stranieri che fanno la fila per fotografarci.
Sette del mattino, il piazzale della nostra sede a Salce, il caffè portafortuna da Jole. Inizia così la prima puntata del nostro diario verso l’Adunata di Genova: una tappa ad Agazzano, la risalita della Val Trebbia, l’arrivo a Chiavari sotto il tendone della Bocciofila Chiavarese.
Chi era Nardo Caprioli, il presidente che costruì un asilo dove aveva combattuto e lasciò agli Alpini tre parole come eredità: ricordare i morti aiutando i vivi. Un articolo per augurare a tutti voi una buona Adunata a Genova.
Nel cimitero di Miane c’è una lapide con un nome che non suona né veneto né italiano: Jone Yoshikawa, interprete giapponese del Comando tedesco di Valdobbiadene, uccisa nel maggio 1945 e sepolta in questa terra che non era la sua. Un articolo apparso sul Col Maòr n. 1 · 2026.