Nella terza giornata dell’Adunata abbiamo voluto fermarci al monumento di Guido Rossa — bellunese di Cesiomaggiore, Alpino paracadutista, operaio dell’Italsider ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979 per aver denunciato un brigatista in fabbrica. Un Alpino dimenticato che non va dimenticato.
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La grande sfilata di domenica sotto la pioggia sferzante, lo striscione “Alpini faro di speranza per l’Italia”, la Fanfara della Cadore in apertura, Lorenza De Kunovich in rappresentanza del Comune di Belluno. Il diario del Gruppo Alpini di Salce alla sua quarta puntata.
Finalmente Genova. Treno da Chiavari, incontri con gli Alpini bellunesi, le nostre stelle alpine assediate dai fotografi, Carlotta come guida nei vicoli di Carignano e la grande cena di pesce alla Bocciofila Chiavarese.
Focacce all’alba, treno per Rapallo, imbarcadero verso il promontorio: la seconda puntata del nostro diario racconta una giornata di mare fra Santa Margherita, Portofino e San Fruttuoso, con gli stranieri che fanno la fila per fotografarci.
Sette del mattino, il piazzale della nostra sede a Salce, il caffè portafortuna da Jole. Inizia così la prima puntata del nostro diario verso l’Adunata di Genova: una tappa ad Agazzano, la risalita della Val Trebbia, l’arrivo a Chiavari sotto il tendone della Bocciofila Chiavarese.
Chi era Nardo Caprioli, il presidente che costruì un asilo dove aveva combattuto e lasciò agli Alpini tre parole come eredità: ricordare i morti aiutando i vivi. Un articolo per augurare a tutti voi una buona Adunata a Genova.
Nel cimitero di Miane c’è una lapide con un nome che non suona né veneto né italiano: Jone Yoshikawa, interprete giapponese del Comando tedesco di Valdobbiadene, uccisa nel maggio 1945 e sepolta in questa terra che non era la sua. Un articolo apparso sul Col Maòr n. 1 · 2026.
Quarant’anni di Adunate, quattro saltate in tutto. Una risposta alle polemiche su militarismo, molestie e diritto allo studio — con ironia, memoria e qualche zampetta di troppo.
Belluno celebra il 25 Aprile 2026 con una cerimonia partecipata in Piazza dei Martiri. Istituzioni, associazioni partigiane, studenti e cittadini uniti nel ricordo, con il toccante intervento di Sara Rizzotti e la musica delle Bretelle Lasche.
Possiamo arrabbiarci con Favero, con i 180 cappelli olimpici, con i silenzi del CDN. Lo facciamo, e non ci fermiamo. Ma a Genova ci andiamo lo stesso — perché c’è qualcosa che vale più di qualsiasi polemica. Si chiama rispetto. Per i veci. Per Genova. Per chi aspetta suo padre in mezzo alla folla.