La carriera sportiva e la tragica fine di Francesco Coletti

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Da campione dell’atletica leggera a vittima della tragedia partigiana a Salce

di Roberto De Nart
Dal Col Maòr, n. 3, ottobre 2026, anno LXIII, pagina 16.

Ritratto di Francesco Coletti
Francesco Coletti

Oggi la storia di Francesco Coletti (1914-1944) si può leggerla anche nei social. Si tratta di una di quelle vicende in cui il dramma della seconda guerra mondiale e della lotta partigiana si intreccia in modo straziante con le vicende umane e sportive della provincia italiana.

Originario di Ponte delle Alpi e residente a Salce, Coletti non fu soltanto un brillante dipendente dello Stato, ma uno dei mezzofondisti più forti e rappresentativi del panorama italiano degli anni ’30.

Nato nel 1914, Coletti legò indissolubilmente il suo nome all’atletica leggera, imponendosi come uno dei migliori mezzofondisti a livello nazionale.

La sua tempra di atleta d’élite viene ricordata attraverso i resoconti dell’epoca pubblicati sulle pagine dei giornali e custoditi nelle memorie locali. Fu Campione Italiano Juniores dei 3000 metri piani, oltre a brillare in numerose competizioni podistiche e staffette.

Le cronache dell’epoca

Come riportato da Il Gazzettino del 15 novembre 1932, Francesco Coletti trionfò nella corsa podistica a tappe “Doppio giro del paese” a Venas di Cadore sui 5.000 metri (in 18’15”), precedendo colleghi illustri come Augusto Fant.

Nel 1933, a Padova, partecipò alla staffetta podistica “Coppa Enrico Toti”, trascinando la rappresentativa bellunese al primo posto. Vinse la corsa piana dei 3000 metri al Campionato provinciale di mezzofondo. Nel 1935 partecipò alla gara podistica “Giro di Sanremo”.

Chi lo conosceva lo descriveva come un vero e proprio “cavallo da corsa”, dotato di uno scatto bruciante negli ultimi metri e capace di imporre ritmi implacabili sin dalla partenza.

Vestì con orgoglio anche la maglia azzurra e gialla dell’Associazione Sportiva del Verona e gareggiò persino in Francia. Una storica fotografia d’epoca, pubblicata nel bollettino parrocchiale del giugno 1986 “La Voce Amica” di Salce, lo immortala insieme ai compagni di squadra Augusto Fant e Pietro Sommacal detto “Piero Svizzero” in tenuta da gara, con la classica divisa e le scarpe chiodate dell’epoca, simbolo di una giovinezza spesa tra passione sportiva e sacrifici.

L’immagine ritrae i tre giovani, primi classificati nella gara a terne in montagna Ponte nelle Alpi – Santa Croce del Lago.

La tragica notte di luglio 1944

Francesco Coletti in divisa
Francesco Coletti in divisa

Con l’esplodere del conflitto mondiale e la successiva spaccatura della guerra civile, la vita di Coletti subì una svolta drammatica.

Nel luglio del 1944, la sua esistenza fu spezzata violentemente.

A ricostruire i dettagli di quella maledetta notte è la straziante testimonianza rilasciata dalla figlia l’8 novembre 2001: «Improvvisamente ha sentito battere con insistenza alla porta e gridare: “Aprite! Aprite! Veloci!”».

In casa c’erano Francesco, sua moglie (la quale aveva problemi di deambulazione) e la figlia. Ad aprire la porta fu lo stesso Coletti. Si trovarono di fronte tre persone mascherate, con bandoliere e armate di fucile.

Gli aggressori chiesero se fosse lui Francesco Coletti e se fosse iscritto al Partito Fascista.

Con la schiettezza che lo contraddistingueva, Coletti rispose di essere un dipendente dello Stato e, alla richiesta della tessera, mostrò quella della MVSN (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale). Subito dopo fu intimato all’atleta di seguirli.

Coletti indossava la maglia azzurra e gialla dell’A.S. Verona e le scarpe che si era infilato in fretta e furia, senza calzini.

Le grida disperate della moglie non servirono a fermare i sequestratori, che la minacciarono prima di allontanarsi nel buio con il prigioniero.

Dopo qualche minuto, i tre uomini fecero momentaneamente ritorno a casa con Francesco. In quell’ultimo frangente, Coletti raccomandò alla moglie di fare silenzio e di non dire a nessuno per ventiquattro ore quanto accaduto, rassicurandola sul fatto che, dopo un semplice interrogatorio, lo avrebbero rimandato a casa.

Quella fu l’ultima volta che la famiglia lo vide.

Secondo la documentazione ufficiale, Coletti fu prelevato e ucciso dai partigiani della brigata “Pisacane”.

Per mesi, la speranza tenne in vita i familiari: voci di corridoio, forse nate dalla compassione per la drammatica situazione della moglie e dei figli, sostenevano che fosse ancora vivo e nascosto in montagna.

Purtroppo non era vero.

La terribile verità emerse tempo dopo, quando il corpo di Francesco Coletti fu finalmente individuato: dal terreno spuntavano proprio quelle scarpe calzate in fretta la sera del prelevamento, e il riconoscimento fu possibile anche grazie ai brandelli della sua maglia da atleta.

Roberto De Nart


Fonti di riferimento: bollettino parrocchiale di Salce “La voce amica” (giugno 1986), a cura di Armando Dal Pont – Testimonianza della figlia di Francesco Coletti (del 08.11.2001) – Archivio di Padova: Relazione del Comando delle Brigate della Divisione d’Assalto Garibaldi “Nino Nannetti”.

Foto di testa: Francesco Coletti con Augusto Fant e Pietro Sommacal in tenuta da gara.

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