Il 12 giugno 1979, alla Caserma Battisti di Aosta, al contrappello mancava un nome: Ernesto Lomasti, detto «Cartuccia», alpinista di Pontebba e allievo del 94° Corso AUC alla SMALP. Ignazio Piussi lo definì il più forte alpinista friulano di sempre. Non aveva ancora vent’anni. Questo articolo nasce da un messaggio ricevuto a Gemona, durante i preparativi per il Triveneto 2026, da un suo compagno di Corso.
Categoria: Per non dimenticare
Agosto 1917, fronte dell’Isonzo. Il maestro Arturo Toscanini, venuto al fronte per visitare il figlio Walter che presta servizio in artiglieria, convince il generale Capello a mettere su una banda militare. Il 26 agosto la porta in cima al Monte Santo, conquistato da poche ore, e vi dirige marce e inni per quattro giorni sotto il tiro austriaco.
La città ha celebrato l’80º anniversario della Repubblica con una cerimonia che ha attraversa il centro storico: dal Monumento ai Caduti a Piazza Duomo, con il 7º Reggimento Alpini, la Fanfara di Belluno e il Prefetto che ha letto il messaggio del Capo dello Stato.
Nella terza giornata dell’Adunata abbiamo voluto fermarci al monumento di Guido Rossa — bellunese di Cesiomaggiore, Alpino paracadutista, operaio dell’Italsider ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979 per aver denunciato un brigatista in fabbrica. Un Alpino dimenticato che non va dimenticato.
Nel cimitero di Miane c’è una lapide con un nome che non suona né veneto né italiano: Jone Yoshikawa, interprete giapponese del Comando tedesco di Valdobbiadene, uccisa nel maggio 1945 e sepolta in questa terra che non era la sua. Un articolo apparso sul Col Maòr n. 1 · 2026.
Dal 1961 al 1985, l’osteria di Papà Marcél in via Croix-de-Ville ad Aosta fu molto più di un bar: fu casa, famiglia e conforto per generazioni di allievi della Scuola Militare Alpina.
Belluno celebra il 25 Aprile 2026 con una cerimonia partecipata in Piazza dei Martiri. Istituzioni, associazioni partigiane, studenti e cittadini uniti nel ricordo, con il toccante intervento di Sara Rizzotti e la musica delle Bretelle Lasche.
Ottantuno anni fa qualcuno morì perché noi potessimo litigare liberamente. Un articolo sull’antifascismo come fondamento di tutti, sugli Alpini che scelsero la montagna dopo l’8 settembre, e su un’Italia che fatica ancora a riconoscersi in una data comune.
Nel dicembre 1942, durante l’Operazione Piccolo Saturno sul fronte del Don, il soldato sovietico Lev Ivanovič Zhdanov trovò un bersagliere italiano ferito tra i girasoli secchi della steppa russa. Non sparò. Guardando quel viso — tondo, ricciuto, dagli occhi neri — gli tornò in mente un quadro: L’indovina di Caravaggio. Accanto al ferito giaceva nella neve un libretto di preghiere stampato a Bergamo, la città del pittore. Una storia di guerra, d’arte e di umanità sopravvissuta all’odio.
Gli italiani in Russia: due memorie dell’altra parte Dicembre 1942 – settembre 1943. Dai ricordi …