Un cappello, il ricordo dei compagni, le parole affidate a chi viene dopo. In vista del convegno milanese del 31 ottobre, torniamo a leggere Giulio Bedeschi attraverso il legame umano che attraversa i suoi scritti.
Un cappello alpino conservato in casa porta con sé una domanda: di chi era? Basta pronunciare un nome perché tornino una voce, un volto, una storia ascoltata da ragazzi. A volte qualcuno sa ancora raccontarla. Altre volte restano una fotografia e poche righe, e bisogna ricominciare da lì.
È anche per questo che vale la pena tornare alle pagine di Giulio Bedeschi. Chi lo conosce attraverso Centomila gavette di ghiaccio ricorda il racconto della guerra e della ritirata di Russia. Accanto a quel libro esistono altri scritti, racconti e testimonianze che aiutano a comprendere quanto, per lui, la memoria passasse attraverso i rapporti fra le persone.
Il cappello e il nome di chi manca
Nel notiziario Tra Piave e Montello del Gruppo ANA di Crocetta del Montello, settembre 2001, a pagina 3, compare la parte conclusiva di E finalmente arriva il cappello, firmata da Bedeschi e indicata come tratta da Alpini – Storia e leggenda.
Il racconto si sofferma sulla penna spezzata e sul significato delle “penne mozze”. Il cappello accompagna così il lettore verso il ricordo dei caduti: dietro un simbolo che tutti riconoscono riappare una vita interrotta.
È una pagina da leggere nella sua dimensione narrativa e simbolica; l’origine storica dell’espressione richiede una verifica distinta. La sua forza sta nel gesto di restituire una presenza a chi manca. Anche nei nostri archivi, del resto, una fotografia acquista un altro peso quando riusciamo ad aggiungerle un nome.
Un patto che passa da persona a persona
Una frase di Bedeschi, riportata dall’editore nella presentazione di Il segreto degli alpini, offre una chiave di lettura:
«Ecco il semplice, elementare segreto degli alpini: un sacro patto umano.»
Quel patto può diventare, per noi, una domanda sul presente. Che cosa facciamo della memoria ricevuta? Come la consegniamo a chi non ha conosciuto i nostri veci?
In un Gruppo lo vediamo nei gesti quotidiani: cercare chi da qualche tempo non si fa vedere, ascoltare un ricordo senza avere fretta, riconoscere le persone in una vecchia immagine, conservare le pagine di un giornalino. Sono modi diversi di prendersi cura di qualcuno e di ciò che ha lasciato.
Le testimonianze della guerra chiedono attenzione, rispetto e conoscenza delle circostanze in cui nacquero. Il nostro compito è permettere che continuino a essere lette, anche quando diventano scomode o suscitano domande.
Fra alpini si usa parlarsi chiaro. La schiettezza e la lealtà che chiediamo a noi stessi nella vita del Gruppo valgono anche quando raccontiamo la storia, e soprattutto quando la storia riguarda qualcuno che stimiamo. Per questo non togliamo nulla alle pagine di Bedeschi che amiamo, e non nascondiamo nulla di ciò che le accompagna.
Il riquadro che segue riporta fatti e fonti, senza processi postumi e senza assoluzioni d’ufficio: tiene distinto ciò che è documentato da ciò che non lo è, e lascia al lettore lo spazio per tenere insieme le due cose.
A Milano, per tornare a leggerlo
Sabato 31 ottobre 2026, alle ore 16, la Sala conferenze dell’Archivio Storico Diocesano di Milano, in via San Calimero 13, ospiterà il convegno Giulio Bedeschi, l’uomo, il soldato, l’autore, con il patrocinio del Senato della Repubblica.
Interverranno Gastone Breccia, Lorenzo Cadeddu, Marco Cimmino e Lorenza Sala; modererà Sergio Tazzer. Parteciperà il Coro ANA Giulio Bedeschi di Conegliano Veneto, che presenterà il nuovo canto L’attendente. Alle 20.30 il coro terrà un concerto nella chiesa di San Calimero.
Per chi potrà esserci sarà un’occasione di ascolto e approfondimento. Anche da Salce possiamo raccoglierne l’invito, tornando a un libro o a una pagina e mettendola accanto alle testimonianze custodite dalle nostre famiglie.
Il patto umano evocato da Bedeschi prende forma anche così: dedicando tempo a una storia, cercando un nome rimasto senza volto, facendo spazio a chi può ancora raccontare. La memoria continua quando qualcuno si assume il compito di ascoltarla e passarla avanti.
Fonti e letture
- L’Alpino, 23 ottobre 2026: programma del convegno di Milano.
- Giulio Bedeschi, E finalmente arriva il cappello, parte conclusiva, in Tra Piave e Montello, settembre 2001, anno III, n. III, numero 12, p. 3, con indicazione della fonte Alpini – Storia e leggenda.
- ANA: profilo di Giulio Bedeschi, 9 luglio 2019.
- Ugo Mursia Editore: schede di Il segreto degli alpini e La mia erba è sul Don. La breve citazione sul “patto umano” è ripresa dalla presentazione editoriale del primo volume.
- Riccardo Rossotto, Corriere Torino, 16 luglio 2025.
- Benito Gramola, La 25a brigata nera “A. Capanni” e il suo comandante Giulio Bedeschi. Storia di una ricerca, Cierre–Istrevi, 2005 (scheda editoriale).
- Roberto Beretta, “Il lato oscuro di Bedeschi”, Avvenire, 23 aprile 2012.
- Atlante delle stragi naziste e fasciste, scheda “Monte Rosso, Zugliano, 26–27 aprile 1945”, compilata da Pierluigi Dossi.
Dal fronte greco-albanese del 1940 alla ritirata di Russia, dall’8 settembre alla Resistenza: per gli Alpini fu la prova più dura. Puoi leggere la sezione dedicata alla Seconda guerra mondiale.


