Tre uomini a cavallo: una fotografia, due didascalie e la guerra degli alpini di Salce

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Tre giovani a cavallo su un sentiero di montagna, uno in canottiera, tutti e tre sorridenti. La stessa fotografia è stata pubblicata due volte, con due didascalie diverse. Dietro ci sono due storie di Salce: quella di chi tornò e quella di chi non tornò.

Una fotografia, due didascalie

La prima volta che questa fotografia compare sul Col Maòr è il 2005, e serve a salutare un socio appena scomparso. Sotto c’è scritto: «Da sinistra Arcangelo De Biasi, Antonio Coletti e Domenico Martin in Albania nel 1941». Diciannove anni dopo la stessa immagine riappare nel Libro del 60° anniversario, ma la riga sotto è cambiata: «1942 Campagna di Russia — Primo a sinistra Arcangelo De Biasi, l’ultimo a destra Antonio Coletti (disperso)».

Albania o Russia? 1941 o 1942? Prima di provare a rispondere, conviene conoscere i due uomini.

Tre militari a cavallo su un sentiero di montagna: a sinistra un uomo in canottiera
Da sinistra Arcangelo De Biasi, Antonio Coletti e Domenico Martin: «in Albania nel 1941» per il Col Maòr n. 1/2005, «1942 Campagna di Russia» per il Libro del 60°. Archivio del Gruppo Alpini di Salce.

Arcangelo De Biasi, combattente su tre fronti

Il ragazzo a sinistra veniva da Canzan ed era del 1919. Quando il Col Maòr lo salutò, nel 2005, scelse per lui un titolo che è già una biografia: «Combattente su tre fronti della 2ª Guerra Mondiale». La chiamata arrivò il 10 marzo 1940, al 7° Alpini, battaglione «Belluno»; tre mesi dopo, nel giugno 1940, sul fronte francese, Arcangelo conobbe il fuoco. L’inverno seguente era in Albania: dal 14 gennaio al 23 aprile 1941 combatté sul fronte greco-albanese con il battaglione «Val Cismon».

Con il «Val Cismon» del 9° Alpini, divisione «Julia», partì il 16 agosto 1942 per la Russia e rimase sulla linea del Don fino al 21 marzo 1943. Il suo battaglione, scrive il Col Maòr, ebbe «il 93 per cento di perdite (1609 su 1730)». Lui tornò. Di quei mesi però non parlò mai, «nemmeno con i figli Loris e Dario»; al massimo un accenno al grande freddo. Rientrato a casa, lavorò per tutta la vita alle Poste di Belluno. Lo salutarono lunedì 14 febbraio 2005, nella chiesa di Col di Salce.

Ritratto a colori di un anziano, Arcangelo De Biasi
Arcangelo De Biasi (1919-2005), reduce della campagna di Russia. Archivio del Gruppo Alpini di Salce.

Antonio Coletti, disperso a Popovka

L’altro, Antonio Coletti, entra nelle pagine del Col Maòr nel 2008, nella rubrica «Per non dimenticarli…» con cui Armando Dal Pont ricordava i soldati della parrocchia di Salce caduti in guerra. Era nato il 31 agosto 1914 a Godega di Sant’Urbano, nel Trevigiano, figlio di Luigi e di Adelaide De Zotti. Faceva il contadino, mezzadro dei nobili Giamosa.

Anche la sua guerra era cominciata presto: nel 1940 contro la Francia, con il battaglione «Belluno» del 7° Alpini; poi, nel 1941, il fronte greco-albanese e i Balcani, fino all’aprile 1942. Il 1° agosto 1942 sposò Luigia Coletti, «Gieta», da cui ebbe una figlia, Dolores. Quindici giorni più tardi, il 16 agosto, il caporale Coletti del «Val Cismon» partiva da Aidussina per la Russia. Sulla stessa tradotta viaggiava il cognato, Pietro Coletti di Col di Salce, classe 1918, che il 15 gennaio 1943 a Selenji Jar si sarebbe guadagnato una medaglia di bronzo al valor militare. Sei giorni dopo, il quinto della ritirata, i due uomini scompaiono insieme: dispersi «nel fatto d’armi di Popovka, il 21.01.1943».

Armando Dal Pont chiuse la sua rubrica con una riga che tiene insieme le due storie: «Fra i pochi che ritornarono… c’era il salcese Arcangelo De Biasi (1919 – 2005)».

Un giovane alpino in divisa in piedi davanti a un portale a colonne con la scritta In adversa ultra adversa
Antonio Coletti, classe 1914, disperso in Russia il 21 gennaio 1943 (Col Maòr n. 1/2008). Archivio del Gruppo Alpini di Salce.

Allora, Albania o Russia?

Le carte, per ora, non bastano a deciderlo, ed è per questo che pubblichiamo entrambe le didascalie. Qualche indizio però c’è:

  • il file originale conservato dal Col Maòr nel 2005 si chiama «…Russia_1941», una combinazione impossibile, perché gli alpini partirono per la Russia nell’agosto 1942;
  • nel 1941 i due uomini erano entrambi sul fronte greco-albanese, ma secondo le fonti in battaglioni diversi: De Biasi nel «Val Cismon», Coletti nel «Belluno»;
  • nel 1942 erano invece nello stesso battaglione, il «Val Cismon», e partirono lo stesso giorno.

Nessuno di questi indizi è una prova. Di Domenico Martin, il terzo cavaliere, le nostre carte non dicono altro. Resta la fotografia: tre ragazzi a cavallo su un sentiero, uno in canottiera, che sorridono all’obiettivo senza sapere ancora chi di loro tornerà.

Aiutateci a ricordare

  • Chi ha prestato questa fotografia al Col Maòr nel 2005? Esiste una copia con una scritta sul retro?
  • Chi era Domenico Martin?
  • Qualcuno riconosce il luogo del ritratto di Antonio Coletti, sotto il motto «In adversa ultra adversa»?

Scriveteci dalla pagina Contatti: ogni contributo sarà verificato e, se confermato, entrerà in MEMORIA. Le caserme vissute dagli alpini del territorio sono raccontate nella rubrica Le nostre caserme.

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