Il mulo alpino: da compagno di guerra a simbolo vivente della montagna
C’è un detto antico tra gli alpini che dice: “Togliere il mulo ad un alpino è come strappargli la penna dal cappello”.
Gruppo Alpini "Gen. Pietro Zaglio" di Salce - Sezione ANA Belluno
Aiutare i vivi per onorare i morti (Nardo Caprioli)
Aneddoti, curiosità e storie insolite dal mondo alpino e dalla tradizione degli Alpini.
C’è un detto antico tra gli alpini che dice: “Togliere il mulo ad un alpino è come strappargli la penna dal cappello”.
Il racconto dell’Adunata del 1923 in un articolo apparso su La Stampa di Torino il 13 giugno 1923. Un testo firmato P.M., che non può farci venire in mente che il mitico Paolo Monelli (che era in redazione a La Stampa proprio in quegli anni e aveva combattuto anche all’Ortigara), con un’anima inconfondibilmente alpina: passo sicuro, lingua schietta, ironia ruvida e una commozione mai esibita. Un ex “scarpone”, autore del libro Le scarpe al sole (1921), ambientato anche tra Valsugana e Altopiano di Asiago, capace ora di restituire il senso profondo di una festa “senza autorità e senza cerimonie”, disordinata quanto autentica.
Un viaggio alle origini degli Alpini: dalle antiche legioni alpine dell'Impero Romano fino alla nascita ufficiale del Corpo nel 1872, una storia lunga duemila anni.
Il 229° Anniversario del Tricolore Italiano celebra la nascita della Bandiera nazionale, adottata il 7 gennaio 1797 dal Parlamento della Repubblica Cispadana a Reggio Emilia e divenuta nel tempo il simbolo dell'unità, della libertà e dell'identità della nostra Nazione.
Chi ha fatto il servizio militare obbligatorio ricorda certamente il significato che si dava ad alcune parole indossando la divisa e tra i tanti termini di quel particolare ‘vocabolario’ un importante ruolo rivestivano i termini ‘bocia’ e ‘vecio’. Espressioni queste legate ad un’altra: “il passaggio della stecca”, che rappresentavano nel corso della naja il trascorrere
Il Comune di Belluno ha conferito all’Associazione Nazionale Alpini (ANA) il Sigillo della Città, durante una giornata di celebrazioni che ha coinvolto autorità, cittadini e gruppi alpini. La manifestazione è iniziata alla Caserma Salsa con la deposizione di una corona d’alloro, proseguita con la sfilata per le vie cittadine, l’alza bandiera in Piazza dei Martiri, l’accompagnamento della fanfara Congedanti della Brigata Cadore e il picchetto d’onore del 7° Alpini. Il momento clou è stato al Teatro Comunale di Belluno, dove il sindaco Oscar De Pellegrin ha consegnato il Sigillo al presidente nazionale ANA Sebastiano Favero, riconoscendo il ruolo degli Alpini come simbolo di solidarietà, impegno e vicinanza alla comunità. La giornata si è conclusa in un clima di festa, con centinaia di cappelli alpini nelle vie e piazze del centro storico.
Una riflessione sul vero significato di essere Alpino: non solo divisa e grado, ma valori di umiltà, servizio, amicizia e appartenenza che accompagnano tutta la vita. Il racconto nasce da una frase provocatoria sentita durante l’Adunata nazionale.
Le sensazioni e i ricordi di chi ha vissuto la naja: dalla cartolina di chiamata alle emozioni che restano per sempre nella memoria di un Alpino.
Enrico De Nart, medico e Alpino: dagli studi di medicina alla missione in Libano come capitano del Corpo Sanitario dell'Esercito.
Nel 1967 l'inaugurazione del Monumento ai Caduti di Salce: la storia di una riappacificazione che finì persino in Parlamento, con una richiesta di rimozione dell'opera.