Il gruppo Alpini per il Cambiamento aveva posto quattro domande all’ANA Nazionale. L’unica risposta arrivata — sul progetto Mozambico — è stata parziale e fumosa. Le altre tre: silenzio. Nel frattempo esplode la polemica sui 180 cappelli olimpici. Ivano Gentili risponde punto per punto al Segretario Azzi: i numeri sono cambiati, i soci non sono stati informati, Edil Pemba non è una ditta italiana. Le domande restano aperte. Tutte e quattro.
Categoria: Personaggi
Nel dicembre 1942, durante l’Operazione Piccolo Saturno sul fronte del Don, il soldato sovietico Lev Ivanovič Zhdanov trovò un bersagliere italiano ferito tra i girasoli secchi della steppa russa. Non sparò. Guardando quel viso — tondo, ricciuto, dagli occhi neri — gli tornò in mente un quadro: L’indovina di Caravaggio. Accanto al ferito giaceva nella neve un libretto di preghiere stampato a Bergamo, la città del pittore. Una storia di guerra, d’arte e di umanità sopravvissuta all’odio.
Al Vinitaly di Verona, un bicchiere di vino e una conversazione casuale ci hanno riportati sul fronte russo del 1943. La figlia di Nelson Cenci — alpino, medico, poeta, amico di Fellini — ci ha raccontato suo padre. E il vino che porta il nome del suo libro più noto: Ritorno.
Il Comitato di Presidenza ANA chiarisce il progetto Mozambico: approvato all’unanimità in CDN, rendicontato nei bilanci, citato in ogni relazione morale. Il Col Maòr pubblica testualmente la comunicazione ufficiale del Segretario Nazionale Mauro Azzi. Sopra le parti, come sempre.
Un gruppo di 17 ex dirigenti nazionali dell’ANA alza la voce contro la gestione dell’associazione: governance opaca, il cappello alpino ai volontari della Difesa, nessun limite al mandato presidenziale e fondi per il Mozambico senza rendicontazione. A un mese da Genova, con gli occhi su Brescia 2027.
Dal gennaio al giugno 1918, la 20ª divisione Honvéd dell’esercito austro-ungarico presidiò la conca di Alano, Quero e Fener sul Piave: soldati ungheresi esausti, affamati e intrappolati in posizioni indifendibili, che loro stessi chiamavano “egérfogó” — la trappola per topi. Una storia dimenticata che appartiene anche a noi.
Il Gruppo Alpini Salce ha ricevuto una lettera autografa di Bepi De Marzi, il grande compositore vicentino che con i Crodaioli ha regalato all’Italia canti come Signore delle cime e Monte Pasubio. Un omaggio alla nostra storia, scritto di suo pugno il 14 febbraio 2026.
Nel febbraio 2026, italiani e ungheresi si sono incontrati al Ghertele di Roana per ricordare Zemplén Győző: fisico, professore, padre di cinque figli, ufficiale che rifiutò l’esonero e morì sull’Altopiano il 29 giugno 1916. Una storia di memoria che non conosce confini.
Nel 1918 Helen Johns Kirtland, fotografa americana del Leslie’s Illustrated Weekly, segui’ in prima linea la battaglia del Piave e di Monte Grappa, documentando i soldati italiani con coraggio e professionalita’. Le sue fotografie, conservate alla Library of Congress, raccontano una storia rimasta a lungo nell’ombra.
Ricordo di Linda Fontanive, la “bella Belinda”, anima dell’osteria da Gìa Osta tra Bettin e Belluno. Tra canti, amicizia e ospitalità, il suo locale fu per anni un punto di ritrovo per la comunità. Un frammento di vita di paese che rivive nei ricordi, nelle poesie in dialetto e nelle storie di chi ha condiviso quelle serate.
