La mutua dei bistian

SALCE NEL CUORE — Il paese che eravamo6 min di lettura

SALCE NEL CUORE — Il paese che eravamo

Quando a Salce una comunità assicurava le proprie vacche

Una vacca perduta poteva pesare sul bilancio di una famiglia molto più di quanto oggi riusciamo a immaginare. A Salce, dove l’allevamento familiare accompagnava il lavoro dei campi, la risposta fu un impegno condiviso: sostenere chi perdeva un animale per malattia o infortunio. Da questa idea nacque la mutua dei bistian.

La sua storia ci arriva dalle pagine del Col Maòr. Paolo Tormen la raccontò nel marzo 2005, nella rubrica «Quando tuti se avea ’na vacheta — Ricordi di una ruralità perduta, o quasi». Oggi quelle carte aprono una strada: ritrovare, insieme all’organizzazione, le persone e i luoghi che le diedero vita.

14 luglio 1960: nasce la Mutua

Il 14 luglio 1960, con l’approvazione dello Statuto, nasce ufficialmente la «Società Mutua di Assicurazione sugli infortuni e malattie degli animali». Un nome lungo, che in paese trovò una forma più breve e familiare: la mutua dei bistian.

L’idea aveva preso avvio un paio d’anni prima, durante un corso di zootecnia promosso localmente dall’Ispettorato Agricoltura. Lo scopo fissato nello Statuto era concreto: indennizzare i soci che subivano la perdita di capi bovini per infortunio o malattia.

Non occorreva perdere un’intera stalla perché il danno si facesse sentire. Per un allevamento familiare anche un solo capo contava. La Mutua dava a quel rischio una risposta collettiva: una difficoltà che riguardava una casa diventava un impegno dell’associazione.

Nove uomini, un paese intero

Nel primo Consiglio Direttivo sedevano Silvio Toffoli, Giuseppe Carlin, Sperandio Dell’Eva, Cesare Colbertaldo, Paolo Bortot, Costante Bortot, Ugo Dallo, Angelo Roni e Giacomo Dal Pont. Giacomo Dal Pont fu anche il primo presidente eletto.

Nove nomi, registrati nella storia della Mutua. Dietro di loro c’erano famiglie, animali da accudire e decisioni da prendere insieme. Conoscere meglio questi uomini significa capire come il paese si organizzava davanti alle necessità quotidiane.

Di uno di loro, Silvio Toffoli, altre pagine del giornale ci permettono già di seguire il percorso. Per gli altri, i nomi sono un punto di partenza: eventuali omonimie e collegamenti con altre storie devono ancora essere chiariti.

79 famiglie e più di 400 capi

Attorno al 1970, nel periodo di maggiore diffusione, la Mutua contava 79 famiglie. Venivano da Salce, Col di Salce, Giamosa, Bettin, Casarine, Bes, Sois e Col del Vin.

Il bestiame assicurato comprendeva 226 bovini adulti e 175 capi giovani: 401 animali in tutto. Sono numeri che restituiscono la presenza dell’allevamento nella vita locale. Tormen lega quella diffusione anche alla cura dei prati: il foraggio necessario agli animali richiedeva una coltivazione capillare delle superfici disponibili.

Questa stessa vita rurale trova altre voci nella rubrica, dai «Bòi e paradori» al racconto «Zom, zom, zu la Belamonte». Letti insieme, questi testi aiutano a ritrovare lavori e consuetudini del paese.

Un uomo tiene alla cavezza un bovino davanti a edifici rurali
La fotografia che accompagna «La mutua dei bistian» nel Col Maòr n. 1, marzo 2005, p. 6. Identità dell’uomo, luogo, data e autore dello scatto sono da verificare. Fonte archivistica: materiali del Col Maòr.

La cassa di legno piena di memoria

Nel 2005 Tormen raccontava che la storia della Mutua era rimasta per circa vent’anni dentro una cassa di legno impolverata. Vi erano lo Statuto, i verbali delle assemblee e delle riunioni del Consiglio, bilanci e rendiconti.

Erano pagine manoscritte. Nei conti e nelle discussioni si potevano leggere il peso degli animali, le cause degli abbattimenti, le difficoltà dei parti e i problemi delle stalle. La contabilità conservava così anche le tracce del lavoro e delle preoccupazioni di chi allevava.

Tormen si soffermava sulla fatica di mettere per iscritto, in italiano, ragionamenti svolti in dialetto. Quei verbali meritavano rispetto: erano il lavoro di persone abituate soprattutto ai campi, che si assumevano anche la responsabilità di amministrare un bene comune.

L’attività cessò di fatto negli anni Ottanta, con il progressivo abbandono dell’allevamento locale. Nel suo articolo del 2005 Tormen precisò che la Mutua non era mai stata formalmente sciolta. Dove si trovino oggi le sue carte resta da accertare.

Silvio Toffoli “Velico”: un nome che torna a vivere

Uno dei nove consiglieri smette di essere soltanto un nome nell’elenco. Nel giugno 2005 Roberto De Nart raccolse la testimonianza di Silvio Toffoli “Velico”: aveva prestato servizio nella 77ª Compagnia, Battaglione Belluno, 7° Alpini.

Un successivo ricordo, pubblicato nell’ottobre 2010 e firmato C.E., documenta il legame con la Mutua. Toffoli era nato a Vittorio Veneto l’11 giugno 1921 ed era arrivato a Salce nel 1939. Aveva lavorato nei campi a Cerentin, a Col di Salce, era stato amministratore della Latteria sociale e fondatore della «Mutua delle vacche».

La stessa fonte lo ricorda come socio fondatore del Gruppo Alpini. In questo percorso si incontrano il servizio militare, l’agricoltura e l’impegno nella comunità. È un collegamento documentato che aiuta a comprendere la storia della Mutua senza ridurla a una sola biografia.

Salce, una comunità

È così che cresce MEMORIA — Storie di Alpini e di Salce: un nome ritrovato nel giornale conduce a un luogo, a un’attività, a un’associazione. Una fotografia conserva una scena; un verbale può restituire una decisione e i nomi di chi la prese.

«Salce, una comunità» nasce da questi incontri fra persone, luoghi, fotografie, giornali, documenti e famiglie. La Mutua ne offre un primo racconto: otto località unite dallo stesso bisogno e, attraverso Silvio Toffoli, un legame con il Gruppo Alpini.

Le storie di MEMORIA si arricchiranno con ciò che riusciremo a documentare. I ricordi familiari saranno preziosi per orientare la ricerca e trovare nuove carte; ogni testimonianza verrà raccolta e verificata prima di diventare un fatto nel racconto pubblico.

Dove sono finite quelle carte?

La cassa descritta nel 2005 non ha ancora un’ubicazione accertata nella ricerca attuale. Potrebbe essere conservata insieme ad altre carte della Mutua: ritrovarla permetterebbe di conoscere i soci, seguire le decisioni e capire più da vicino il funzionamento dell’associazione.

Conservate lo Statuto, verbali, tessere, bilanci, elenchi dei soci, fotografie o ricevute? Sapete chi custodisce queste carte, oppure avete un ricordo familiare legato alla Mutua? Potete contattare il Gruppo Alpini Salce, indicando, quando possibile, chi vi ha tramandato il ricordo e a quale periodo si riferisce.

Anche riconoscere l’uomo nella fotografia, il cortile o il luogo dello scatto può aiutarci. Non serve completare da soli tutta la storia: basta una traccia precisa da cui ripartire.

La Mutua non era solo un’assicurazione. Era una forma di solidarietà di paese.

📚 DALLE CARTE DELLA MEMORIA

  • Paolo Tormen, «La mutua dei bistian», rubrica «Quando tuti se avea ’na vacheta — Ricordi di una ruralità perduta, o quasi», Col Maòr n. 1, marzo 2005, p. 6.
  • Roberto De Nart, «La testimonianza di Silvio Toffoli — Con il 7° Alpini in Jugoslavia nel 1941-42», Col Maòr n. 2, giugno 2005, p. 8.
  • C.E., «Ricordando Silvio Toffoli — Socio fondatore, ex combattente e reduce», Col Maòr n. 3, ottobre 2010, p. 3.

La prima fonte si trova anche nell’annata 2005 del Col Maòr. Fotografia: file «mutua dei bistian.jpg», nei materiali del numero 1/2005; nessun credito personale documentato.

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