Il futuro dell’ANA: identità, partecipazione e una proposta da Verona

Vita Associativa ANA4 min di lettura

Come custodire la storia dell’Associazione Nazionale Alpini e garantire un futuro alle sue attività? Fra gli Alpini c’è chi non si limita a porsi la domanda e prova a dare risposte. Il Gruppo ANA Verona Centro propone due associazioni unite da una federazione e da una Carta dei Valori comune. Un contributo al confronto, da conoscere e discutere.

Ci sono domande che toccano da vicino ogni gruppo alpino: chi porterà avanti le nostre attività? Chi si prenderà cura delle sedi, delle baite e delle iniziative di solidarietà? Come trasmettere alle nuove generazioni quel patrimonio di responsabilità, amicizia e servizio che abbiamo ricevuto?

Il confronto sul futuro dell’Associazione Nazionale Alpini nasce anche da questi interrogativi. Al centro c’è il rapporto fra l’identità dell’ANA come associazione d’arma e la partecipazione di quanti condividono i valori alpini senza aver prestato servizio nelle Truppe Alpine.

In questi mesi, nei gruppi e nelle sezioni, molti Alpini si stanno facendo domande serie e stanno mettendo sul tavolo idee concrete. È il segno di un’Associazione viva. Ne pubblichiamo una, elaborata dal Gruppo ANA Verona Centro, accompagnata dalle motivazioni contenute nel testo che la presenta. È un contributo al dibattito: non una decisione dell’ANA né una posizione deliberata dal Gruppo Alpini di Salce.

Due associazioni, una casa comune di valori

Il progetto, intitolato «Futuro associativo», immagina la costituzione di una Federazione Italiana Alpini, nella quale riunire due associazioni distinte.

Schema del progetto Futuro associativo del Gruppo ANA Verona Centro: una Federazione Italiana Alpini riunisce l’ANA e la nuova ANVA, unite da una Carta dei Valori
Lo schema del progetto «Futuro associativo» elaborato dal Gruppo ANA Verona Centro.

Da una parte resterebbe l’Associazione Nazionale Alpini, mantenendo la propria natura di associazione d’arma. Secondo lo schema, iscrizione e incarichi associativi sarebbero riservati a chi ha svolto servizio nelle Truppe Alpine e attesta di riconoscersi nella Carta dei Valori della federazione. La proposta prevede il mantenimento dello statuto e del regolamento esistenti, del logo e del cappello alpino.

Dall’altra nascerebbe l’ANVA — Associazione Nazionale Valori Alpini, aperta a chi condivide i valori fondanti dell’ANA pur non avendo prestato servizio nelle Truppe Alpine. L’adesione comporterebbe un impegno esplicito a rispettare le tradizioni e i valori alpini e a riconoscersi nella stessa Carta dei Valori.

Per la nuova associazione il progetto indica uno statuto e un regolamento ispirati a quelli dell’ANA, un logo da creare e il berretto norvegese come copricapo.

La federazione rappresenterebbe entrambe le associazioni nei rapporti con le autorità civili e militari e con le altre realtà associative. Lo schema propone una diarchia: due rappresentanti eletti dalle rispettive associazioni, in una condizione di parità.

L’obiettivo: mantenere unita l’associazione

La prima motivazione dichiarata dai proponenti è la tutela dell’unità associativa.

Nel confronto convivono sensibilità differenti: chi considera essenziale conservare il carattere di associazione d’arma e chi auspica una maggiore apertura agli Amici degli Alpini, anche negli incarichi associativi.

La proposta cerca una soluzione che dia spazio a entrambe queste esigenze, evitando che il dibattito produca allontanamenti, divisioni o scissioni. La Carta dei Valori comune diventerebbe il fondamento del legame fra le due associazioni.

Continuità, responsabilità e partecipazione

Il secondo obiettivo è assicurare continuità alle attività già in essere, attraverso l’ingresso e il coinvolgimento di nuovi soci nell’ANVA.

Il progetto contempla il trasferimento nell’ANVA dei soci aggregati e degli Amici degli Alpini per formarne la base associativa. Indica inoltre una trasmissione graduale di valori e competenze, citando ambiti quali la Protezione Civile, la gestione delle baite e le proprietà immobiliari.

Sono passaggi proposti, dei quali andrebbero approfondite modalità e conseguenze: lo schema non costituisce un provvedimento operativo.

Un altro elemento centrale è l’autonomia. La nuova associazione dovrebbe offrire ai propri soci incarichi, responsabilità e spazi di gestione, valorizzandone il contributo. Il disegno prevede anche la condivisione delle esperienze e la coesistenza nelle sedi: luoghi nei quali continuare a incontrarsi e lavorare insieme.

Un confronto da affrontare con rispetto

Nel testo di accompagnamento, l’autore riferisce che il presidente della Sezione di Verona aveva invitato le zone a formulare proposte concrete sul futuro associativo. L’elaborato del Gruppo Verona Centro sarebbe stato fatto proprio dalla Zona Verona 1 e successivamente presentato in Sezione.

Il testo è stato scritto alla vigilia dell’incontro del 3 ottobre 2026 a Piacenza, dove i presidenti delle sezioni ANA sono chiamati a confrontarsi sul futuro dell’Associazione. L’autore auspica che eventuali cambiamenti seguano le regolari vie della democrazia associativa. Mentre pubblichiamo non ne conosciamo gli esiti: presentiamo il documento per il suo contenuto, senza attribuirgli sviluppi non verificati.

Il suo invito al confronto merita attenzione: le idee vanno discusse nel merito, con rispetto per le persone e senza presumere di possedere l’unica risposta possibile.

Anche per una comunità come la nostra, il futuro associativo riguarda gesti molto concreti: aprire una sede, organizzare un’iniziativa, custodire un archivio, mettersi a disposizione di chi ha bisogno.

Come conservare l’identità alpina e, insieme, dare responsabilità a chi vuole contribuire a mantenerne vivi i valori? La proposta di Verona offre una possibile risposta. Altre ne stanno nascendo in altri gruppi e in altre sezioni. L’augurio è che chi ha la responsabilità di guidare l’Associazione sappia ascoltarle: quando gli Alpini si interrogano e propongono, meritano attenzione.

Fonte: schema «Progetto Futuro associativo — Gruppo ANA Verona Centro» e testo di accompagnamento ricevuti per la preparazione di questo articolo. Foto di testa: il Gruppo Alpini di Salce sotto l’acqua di Genova, Adunata nazionale, maggio 2026 (foto Michele Sacchet).

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