L’Ippopotamo delle nevi

Per non dimenticare6 min di lettura

Cannone Ippopotamo: la leggendaria salita del 149G sull’Adamello

Sei tonnellate di acciaio, neve, ghiaccio e centinaia di uomini.
Nel 1916 un enorme cannone da 149 millimetri venne trascinato dagli Alpini
fino oltre i tremila metri dell’Adamello. Lo chiamarono
“Ippopotamo”. La sua storia è una delle imprese più
incredibili della Guerra Bianca.

Il Cannone Ippopotamo in numeri

149 mm
calibro del pezzo
circa 6.000 kg
peso complessivo
3.000 kg
circa il peso della canna
9 febbraio 1916
inizio dell’impresa
27 aprile 1916
arrivo al Passo del Venerocolo
oltre 3.200 m
la guerra combattuta sui ghiacci

Cos’era il Cannone Ippopotamo?

Il suo vero nome era cannone da 149, un pesante pezzo d’artiglieria che aveva già conosciuto la guerra in Libia. La sigla ufficiale era 149 G: 149 sono i millimetri del calibro, mentre la G indica la ghisa con cui era fusa.
Quando arrivò nell’alta Valle Camonica, però, lo attendeva un’impresa completamente diversa.

Doveva essere portato sull’Adamello, nel cuore della Guerra Bianca, in un ambiente nel quale normalmente si sarebbero mossi uomini, sciatori e piccoli reparti da montagna, non certo un gigante d’acciaio del peso di diverse tonnellate.

Gli Alpini gli diedero un soprannome destinato a entrare nella storia: Ippopotamo.

Cannone Ippopotamo 149G sulla Cresta Croce nell'Adamello
Il cannone da 149 sulla Cresta Croce, nel gruppo dell’Adamello, in una fotografia del 2010. Foto: Patagonienfreund, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.

Dalla sabbia della Libia ai ghiacci dell’Adamello

È questo contrasto a rendere la storia dell’Ippopotamo così straordinaria:
un’arma pesante concepita per altri scenari di guerra si ritrovò smontata, caricata su slitte e trascinata verso uno dei fronti più alti d’Europa, tra neve profonda, ghiaccio, valanghe e temperature estreme.

Come portarono sei tonnellate di cannone sull’Adamello

Il trasferimento iniziò il 9 febbraio 1916.
Fin dove possibile il pezzo venne trainato con mezzi e animali, ma quando la montagna non concesse più strade il cannone dovette essere
smontato e sistemato su grandi slitte rinforzate.

Da quel momento furono soprattutto gli uomini a vincere la gravità.
Corde, ramponi, neve, ghiaccio e una fatica difficilmente immaginabile oggi: pezzo dopo pezzo, il 149 risalì verso il ghiacciaio.

Il racconto tramandato nelle pagine del Col Maòr ricorda circa duecento uomini impegnati nell’operazione.

Una delle tappe fondamentali fu il Rifugio Garibaldi, a oltre 2.500 metri. Il 27 aprile 1916, dopo settimane di lavoro, il cannone raggiunse il Passo del Venerocolo, a oltre 3.200 metri di quota.

Soldati italiani sull'Adamello durante la Prima guerra mondiale
Truppe italiane in marcia nell’area dell’Adamello, 1917. Autore ignoto, Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Una guerra combattuta dove anche portare un cannone in posizione
diventava un’impresa al limite del possibile.

8 marzo 1916: la tragedia di Malga Caldea

La grande impresa dell’Ippopotamo ebbe anche un prezzo terribile.
Durante il trasporto, l’8 marzo 1916, una valanga travolse uomini impegnati nei lavori nella zona di Malga Caldea.

La montagna, che già imponeva condizioni estreme, si trasformò in pochi istanti in una trappola.

Per non dimenticare

Secondo il racconto storico tramandato nell’articolo del Gruppo Alpini Salce, cinquanta persone furono travolte e trentanove persero la vita.
Tra loro vi erano anche giovanissimi operai camuni e valtellinesi impiegati nei lavori di supporto.

La storia del Cannone Ippopotamo non è quindi soltanto il racconto di una straordinaria impresa militare: è anche memoria degli uomini, dei civili, delle famiglie e delle comunità che pagarono il prezzo della guerra.

Il cannone entra in azione

Raggiunto il Passo del Venerocolo, il pezzo venne rimontato e utilizzato per sostenere le operazioni italiane sul fronte dell’Adamello.

Portare lassù un’arma di quelle dimensioni significava conquistare una capacità di fuoco che, fino a quel momento, sembrava incompatibile
con quote simili.

La Guerra Bianca fu anche questo: artiglierie, baraccamenti, teleferiche, trincee e uomini costretti ad adattare la guerra a un ambiente nel quale spesso il nemico più pericoloso era la montagna stessa.

Dove si trova oggi il Cannone Ippopotamo?

L’anno successivo il cannone venne trasferito verso Cresta Croce, seguendo lo spostamento delle esigenze operative del fronte.

Ed è lassù che la sua presenza continua ancora oggi a ricordare quella straordinaria pagina della Grande Guerra sull’Adamello.

Un monumento senza piedistallo

Il Cannone Ippopotamo non è soltanto un reperto militare.
Rimasto nella montagna che lo vide combattere, è diventato uno dei simboli più impressionanti della Guerra Bianca e del sacrificio degli uomini che vissero e morirono sul fronte dell’Adamello.

La Guerra Bianca e gli Alpini

Sull’Adamello la Prima guerra mondiale raggiunse alcune delle quote più elevate dell’intero fronte europeo. Alpini, artiglieri, genieri e reparti
di supporto dovettero combattere contro il nemico ma anche contro valanghe, crepacci, gelo e isolamento.

La vicenda dell’Ippopotamo è una delle tante storie attraverso cui possiamo comprendere quella guerra e il mondo degli uomini che la vissero.

Sul nostro sito raccogliamo documenti, racconti, battaglie e testimonianze dedicate agli
Alpini nella Prima guerra mondiale
.

Domande sul Cannone Ippopotamo

Perché il cannone veniva chiamato Ippopotamo?

“Ippopotamo” fu il soprannome dato al pesante cannone da 149, probabilmente per le sue dimensioni e per la massa imponente del pezzo.

Quanto pesava il Cannone Ippopotamo?

Il pezzo completo pesava circa sei tonnellate. Per trasportarlo sull’Adamello dovette essere smontato e i suoi componenti furono trascinati separatamente su slitte.

Quando fu portato sull’Adamello?

L’impresa iniziò il 9 febbraio 1916 e il pezzo raggiunse il Passo del Venerocolo il 27 aprile dello stesso anno.

Dove si trova oggi il Cannone Ippopotamo?

Il cannone è rimasto nell’area di Cresta Croce, nel gruppo dell’Adamello, dove ancora oggi rappresenta una delle più note testimonianze materiali della Guerra Bianca.

Cos’era la Guerra Bianca?

Con questa espressione si indica la guerra combattuta ad alta quota durante la Prima guerra mondiale sulle Alpi, tra ghiacciai, neve e condizioni climatiche estreme.

Per non dimenticare

Oggi l’Ippopotamo è ancora lassù. Non è soltanto un cannone rimasto sulla montagna: è un testimone.

Ricorda uomini che trascinarono tonnellate di acciaio nella neve, uomini travolti dalle valanghe, soldati e civili chiamati a pagare il prezzo di una guerra combattuta persino sui ghiacciai.

ONORE AI CADUTI.

Fonti storiche e crediti fotografici

Fonti storiche

  • Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce, Col Maòr, notiziario del Gruppo pubblicato dal 1964. È il racconto originale da cui nasce questo articolo, qui aggiornato e ampliato.
  • Il Cannone dell’Adamello. Storia, dati tecnici e munizionamento, ilcannonedelladamello.it (consultato l’8 settembre 2026).
  • Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, L’Ippopotamo di Cresta Croce, combattentiereduci.it (consultato l’8 settembre 2026).
  • “il Dolomiti”, Così un cannone da sei tonnellate è stato trasportato a oltre 3mila metri di quota, 11 febbraio 2026, sulla commemorazione dei 110 anni promossa dalla Sezione A.N.A. di Brescia (consultato l’8 settembre 2026).

Crediti fotografici

  • “Il cannone da 149 sulla Cresta Croce, gruppo dell’Adamello” — autore: Patagonienfreund — archivio: Wikimedia Commons. Licenza: CC BY-SA 3.0. Fotografia del 21 marzo 2010. Modifiche: ridimensionata e convertita in WebP per il web.
  • “Truppe italiane in marcia nell’area dell’Adamello, 1917” — autore ignoto — archivio: Wikimedia Commons. Licenza: pubblico dominio. Modifiche: ridimensionata a 1200 px e convertita in WebP.

Le due fotografie sono state scaricate dagli archivi originali e caricate sul nostro server: nessun collegamento diretto alle immagini di terzi.

Questo testo viene dalle pagine del Col Maòr, il notiziario del Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce, che esce dal 1964. Puoi leggere le altre pagine del Col Maòr.

Lascia un commento

Mandaci una Email
Whatsapp