IL Cappello e il Silenzio

A un mese dall’Adunata di genova, dentro il malessere degli Alpini che hanno costruito l’ANA — e oggi chiedono, con rispetto e con forza, un cambiamento, con gli occhi già su Brescia 2027.

Manca un mese all’Adunata di Genova. Le bandiere sono già pronte, i Vessilli lustrati, i pullman prenotati. Ma in mezzo ai preparativi — tra le telefonate ai Capi Gruppo e i dettagli logistici — circola qualcosa che non si vede ma si avverte: una lettera, poi un’altra, poi una petizione. Il mugugno, stavolta, ha trovato le parole.

Non sono outsider. Non sono alpini della domenica, né militanti di un fronte esterno. Sono uomini che hanno fatto l’ANA. Penne Nere che hanno dedicato decenni alla costruzione di ciò che oggi è la più grande associazione d’arma d’Italia: ex Consiglieri Nazionali, ex coordinatori di Protezione Civile, ex presidenti sezionali. Uomini con il cappello consumato, ma ben calcato, e il curriculum che parla da solo. Eppure oggi — a un mese da Genova, con Brescia 2027 già all’orizzonte — scelgono di alzare la voce.

Si chiamano “Alpini per il Cambiamento”. Il loro nome è già un programma: non vogliono distruggere, vogliono correggere. E lo fanno con quella misura che appartiene a chi conosce le istituzioni dall’interno, ne ha rispettato le regole per trent’anni, e proprio per questo sa dove fanno male.

NOTA DI REDAZIONE:

Questo articolo non esprime posizioni di parte e non è affiliato ad alcuna corrente interna all’ANA. Abbiamo semplicemente raccolto quanto circola con insistenza tra le Penne Nere — quella “radio scarpa” che, come sempre, sa le cose prima dei comunicati ufficiali — e ci è sembrato giusto portarlo a conoscenza di quanti ci seguono e hanno a cuore la nostra Associazione d’arma.

I

Il Consiglio che ratifica, non governa

Il primo a rompere il silenzio è stato Roberto Genero, già Consigliere Nazionale dal 2018 al 2024. La sua lettera aperta — indirizzata a colleghi, presidenti sezionali, capi gruppo — ha il tono misurato di chi sceglie le parole con cura, sapendo che peseranno. “Ho visto scemare l’autorevolezza del CDN”, scrive, riferendosi al Consiglio Direttivo Nazionale, “a vantaggio di una gestione oligarchica che poco ha a che fare con il governo di questa nostra bella federazione fatta di Sezioni e di Gruppi.”

Il quadro che emerge è quello di organi collegiali progressivamente svuotati. Il CDN si limiterebbe a ratificare decisioni già assunte al vertice — ratifica formalmente necessaria per rispettare lo Statuto, ma priva di ogni vera sostanza deliberativa. L’Assemblea Generale dei Delegati, che sulla carta è l’organo sovrano, si ridurrebbe ad ascoltare un monologo presidenziale: pochi interventi, nessuna dialettica autentica, uditorio passivo.

Non è questo il modo di gestire il nostro patrimonio umano e materiale e la nostra Storia centenaria.


Roberto Genero — già Consigliere Nazionale ANA 2018–2024

Genero aggiunge una confessione scomoda: fu lui, nel 2011-2012, a contribuire alla costruzione della candidatura dell’attuale presidente Favero, in seno al terzo raggruppamento. “Pentendomi di quella scelta”, scrive, “mi sento in dovere di fare quello che è nelle mie possibilità per favorire il ricambio.” Non è un calcolo di convenienza tardiva. È il gesto di chi considera quell’errore un debito personale da onorare.

LEGGI LA LETTERA APERTA DI ROBERTO GENERO

II

Pemba, Mozambico: duecentomila euro e nessun conto

Il secondo fronte aperto riguarda un progetto di innegabile generosità, ma — secondo i firmatari — di altrettanto grande opacità gestionale. Nel 2023, a trent’anni dalla missione Albatros in Mozambico, l’ANA ha avviato una raccolta fondi per costruire, a Pemba, un edificio religioso con annesso oratorio: budget previsto duecentomila euro.

Le prime perplessità sono geografiche: Pemba dista circa cinquecento chilometri da Lalaua, il villaggio dove i volontari alpini avevano già operato tra il 2005 e il 2006, proprio in ricordo della missione Albatros originale. Perché spostare così lontano il baricentro? E perché affidarsi ai Padri Cavanis, presenti a Possagno?

Il gruppo precisa di non mettere in discussione la regolarità amministrativa dell’iniziativa. La domanda è più semplice — e forse proprio per questo più difficile da eludere: quando i soci sapranno come vengono spesi i loro soldi? A tre anni dall’avvio, nessuna rendicontazione pubblica.

LEGGI LA PERPLESSITA’ SU PEMBA (MOZAMBICO)

Tra trenta giorni
Genova 2026
Adunata Nazionale 2026

Le penne nere scenderanno in piazza ancora una volta.

Ma sotto i cappelli sfileranno, silenziose, domande che nessun discorso ufficiale ha ancora affrontato.

L’orizzonte vero
Brescia 2027
Adunata Nazionale 2027

È lì che il gruppo dei firmatari guarda davvero.

A Brescia si vota, si elegge, si decide chi guiderà l’ANA nei prossimi anni. Il tempo stringe.

III

La proposta: mettere un limite al potere

Il terzo documento è il più tecnico e, in fondo, il più rivoluzionario nella sua semplicità. Il gruppo presenta una petizione formale per modificare l’articolo 16 dello Statuto Nazionale — quello che disciplina il mandato del Presidente Nazionale.

La norma attuale prevede un mandato triennale rinnovabile senza limiti. È un’anomalia evidente: i Consiglieri Nazionali e i Revisori dei Conti hanno tetti temporali precisi, il Presidente no. In teoria potrebbe restare a vita, di triennio in triennio. La proposta è limpida: due mandati massimi, sei anni totali, poi si cambia. Il percorso è tracciato dall’articolo 43 dello Statuto — servono i due terzi dei Delegati. Un quorum esigente, non impossibile, se il malessere è davvero così diffuso.

Caso unico fra le cariche eleggibili al vertice dell’Associazione. Auspichiamo per tutti una durata in carica di sei anni.


Dal testo della petizione — gruppo “Alpini per il Cambiamento”

LEGGI LA PETIZIONE SULL’ART. 16 DELLO STATUTO

IV

Il cappello: quando un simbolo diventa una questione di principio

Tra tutti i documenti fatti circolare e che stanno per arrivare in tutte le sedi sezionali e di gruppo, quello che ha suscitato le reazioni più forti parla di un oggetto. Non di bilanci, non di statuti: parla del cappello alpino. Il simbolo per eccellenza, l’ultimo rimasto indiscusso, l’oggetto che per chiunque abbia fatto la naja nelle Truppe Alpine è molto più di un semplice copricapo. È un patto. È un’identità.

Secondo il gruppo, il Presidente Nazionale avrebbe deciso di consegnare il cappello alpino a dei “volontari della Difesa” — persone rispettabili, precisano con cura, ma che non hanno prestato servizio come alpini. La cerimonia sarebbe avvenuta volutamente in sordina (e a dire il vero anche noi della Redazione del Col Maòr non siamo riusciti a trovare notizie sulla cosa), quasi che la discrezione potesse attutire la portata di una scelta che avrebbe meritato ben altro confronto.

Il nodo non è chi siano questi volontari. Il nodo è chi aveva il diritto di decidere. L’appartenenza all’ANA è definita dallo Statuto e da una legge non scritta ma radicatissima: essere stati alpini.

Cambiare questa regola — anche indirettamente, anche con le migliori intenzioni — non spetta a una sola persona.

Il timore concreto ha un nome preciso: Brescia 2027. Se questi “nuovi alpini” sfileranno all’Adunata con Vessilli e Medaglie d’Oro, si sarà già consumato qualcosa di irreversibile. “Sarà molto difficile parlare di naja con loro”, scrivono.

E la chiusa del comunicato ha il peso di un’orazione funebre: “Così un’associazione di uomini coraggiosi, nata sui campi di battaglia, muore per mancanza di coraggio.” Una frase dura. Ma chi l’ha scritta ha la fascia del cappello consumata da decenni di Adunate, cantieri di protezione civile e veglie notturne nei rifugi.

LEGGI QUANTO SCRITTO SULL’USO DEL CAPPELLO ALPINO

V

Chi sono questi uomini

Sarebbe un errore liquidare questo gruppo come il solito fronte di scontenti. I loro curricula parlano da soli: quasi tutti i firmatari hanno ricoperto ruoli nazionali di rilievo per decenni, molti a cavallo tra i due secoli, alcuni fin dagli anni Ottanta.

I componenti del gruppo “Alpini per il Cambiamento”

Roberto GeneroCN ANA 2018–2024
Nino GeronazzoCN ANA 2008–2014
Renato GenoveseCN ANA 2014–2020
Giuliano ChiofaloCN ANA 2006–2012
Ivano GentiliCN ANA 2002–2008
Attilio MartiniCN ANA 1983–89 · 2001–07
Mario PenatiCN ANA 2016–2022
Gianni GonteroCoord. Naz. PC 2017–2021
Maurizio GorzaCoord. Naz. PC 2004–2009
Orazio D’IncàCoord. PC 3° Rgpt 2004–17
Sergio PederziniCoord. PC R.E.R. 2013–2021
Francesco BeolchiniRef. ANA – Dip. PC 1998–2017
Antonio DaminatoPresidente Sez. 2002–2008
Maurizio Astorrigià Presidente Sezionale
Paolo MarchettiVice Presidente Sezionale
Gian Luigi RaveraPresidente Sezionale
Giuseppe PaolinAlpino di Possagno

Il tono dei comunicati è volutamente istituzionale. Nessun attacco personale gratuito, nessuna accusa penale, nessuna gogna. C’è rispetto per l’istituzione — perchè è proprio quell’istituzione che vogliono difendere. Ma c’è anche la consapevolezza che il rispetto formale non può trasformarsi in complicità silenziosa.

È anche colpa nostra, colpa del nostro silenzio, dell’avere piegato il capo per ignavia, indifferenza o semplicemente per non avere fastidi.


Dal comunicato del gruppo “Alpini per il Cambiamento”

VI

Da Genova a Brescia: il tempo stringe

Tra un mese le Penne Nere sfileranno per le strade di Genova. I Vessilli ondeggeranno al vento di Liguria, le bande suoneranno, i “veci” ritroveranno i loro vecchi compagni di naja. Sarà una bella Adunata, come sempre. Ne siamo certi.

Ma sotto i cappelli — tra i sorrisi, gli abbracci e i bicchieri — la domanda che questo gruppo ha messo sul tavolo continuerà a circolare.

L’orizzonte vero è Brescia 2027. È lì che si svolgerà la prossima Assemblea Nazionale dei Delegati con rilevanza elettorale. È lì che il cambiamento — se ci sarà — dovrà prendere forma concreta. Un anno e qualche mese: abbastanza per costruire una maggioranza, non abbastanza per tergiversare.

Per quello che ci risulta la presidenza Favero non ha risposto pubblicamente alle accuse. Il silenzio di fronte a critiche così documentate e così autorevoli è esso stesso un dato politico. Quello che il gruppo ha messo sul tavolo è un fascicolo articolato: governance opaca, decisioni unilaterali su simboli identitari, una presidenza senza limite di mandato, fondi raccolti senza rendicontazione pubblica. Sono questioni serie che tutti noi dobbiamo valutare. Meritano risposte serie.

Gli alpini non mollano facilmente. È nel loro DNA di montanari e soldati. Questi diciassette uomini — con le loro storie, le loro rughe, i loro decenni di servizio — hanno scelto di non piegare il capo. Stavolta il fronte non è sulle Dolomiti. Ma il cappello — non solo il nostro cappello, ma anche la nostra dignità di penne Nere — sono ancora, come sempre, in gioco.

Nota redazionale. I comunicati citati sono stati redatti e firmati dai componenti del gruppo “Alpini per il Cambiamento” e diffusi tra il 2024 e il 2026. La presidenza ANA non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in risposta. Il presente articolo non è affiliato ad alcuna corrente interna all’associazione.

Michele Sacchet

 

AGGIORNAMENTO DEL 16 APRILE 2026

A seguito della pubblicazione di questo articolo, due sviluppi meritano di essere portati a conoscenza dei lettori.

IL PRIMO – il Comitato di Presidenza ANA ha inviato una mail ufficiale al Presidente della Sezione A.N.A. di Belluno, Umberto Soccal, con la richiesta di pubblicare i chiarimenti documentati sul progetto Mozambico — approvato all’unanimità in più sessioni del Consiglio Direttivo Nazionale e regolarmente rendicontato nei bilanci associativi. Abbiamo quindi pubblicato quella comunicazione integralmente [qui]. Sugli altri temi sollevati dal gruppo “Alpini per il Cambiamento” — governance, limite di mandato, cappello alpino — la Presidenza non ha fornito riscontro.

IL SECONDO – nella stessa giornata di oggi, 16 aprile, il giornale ufficiale L’Alpino ha pubblicato l’annuncio di una cerimonia di ringraziamento per i volontari ANA alle Olimpiadi e Paralimpiadi, prevista per sabato 18 aprile a Verona. Nell’annuncio si conferma che i volontari che hanno frequentato i corsi del Centro Addestramento Alpino di Aosta riceveranno il Cappello Alpino.
Il giornale ufficiale L’Alpino ha pubblicato la comunicazione integrale, disponibile qui. Avevamo scritto di non aver trovato notizie pubbliche in merito: quella comunicazione, alla data di pubblicazione di questo articolo, non esisteva ancora.

La redazione

admin

9 thoughts on “IL Cappello e il Silenzio

  1. I miei 56 anni ininterrotti di iscrizione all’ Ana, stanno scricchiolando.
    Ha sempre prevalso l’ attaccamento a questa bellissima famiglia per i valori trasmessi dai Soci fondatori.
    Dai Reduci,da Alpini semplici e umili.
    Ora questi valori li vedo traditi da persone senza rispetto e prepotenti.
    C’è un forte disamore verso l’Ana che bisogna fermare onde evitare il crollo totale di questa bellissima realtà costruita in più di cento anni.
    Il cappello Alpino non fa’ l’ Alpino,ma è quello che c’è sotto e ancora più sotto: il CUORE.

  2. Buongiorno, credo che con questa manovra pensata ed attuata in sordina prendendo come appiglio le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 si sia raggiunto il punto di non ritorno e di rottura!!!Come alpino di terza generazione ( Nonno , Papà, io)non mi sento più rappresentato dall’ANA Nazionale e credo non sia corretto continuare con l’iscrizione……a malincuore non rinnoverò più la tessera in attesa che l’Associazione riprenda la propria mission e rispetti i valori che i nostri nonni, padri hanno sempre preservato!!!! Grazie a chi alza la voce non rimane a guardare questo svilimento o meglio scempio in atto!!! Grazie a tutti gli alpini
    SMQS Piacentini

  3. Non posso che approvare quanto espresso in questo dettagliato resoconto! Ebbi già espresso il mio punto di vista in un articolo apparso sul nostro giornale sezionale e che, lo aspettavo, subì una nota di biasimo da parte del Presidente Perona che però non suscitò in me la “sperata conversione”…la testa dell’ Alpino è dura come quella dei muli che accompagnavano le loro marce!!! Coraggio quindi nella speranza che i nostri desiderata abbiano successo!!!!

  4. Condivido pienamente tutti i punti e evidenzio, tra questi, la questione “Cappello alpino”. Ce lo siamo sudato, lo abbiamo portato con orgoglio e con la consapevolezza del suo significato che non è un semplice capo di vestiario, ma tutt’altro. Purtroppo la situazione ANA nazionale ha emuli anche in certe Sezioni dove tutto è gestito da un ristretto gruppo che, pur di non perdere potere, ricorre anche a brogli elettorali.

  5. Troppi panettoni e colombe un pozzo senza fondo. Mozambico durerà per tutta la vita? Il cappello troppo condiviso, senza chiedere. L’aria è cambiata. Chiedo conto.

  6. Condivido in toto quanto scritto, sono anch’io un artigliere da montagna di terza generazione, purtroppo continuando in questo modo dovremo iscriverci al WWF, diventeremo una razza in estinzione, se non lo siamo già.

  7. Salve a tutti, ho letto e riletto con attenzione tutte le lettere e petizioni del Gruppo Alpini per il cambiamento. Sono un AUC alpino e solo da 10 anni iscritto all’ANA (ora non più iscritto – ma ho anche ricoperto il ruolo di Capogruppo) e non posso che essere d’accordo su quanto riportato in questi articoli e nei commenti. L’ANA è l’Associazione Nazionale Alpini non degli alpini o con gli alpini ma una associazione formata da ALPINI che purtroppo, da quando è stata interrotta la leva, è condannata a spegnersi lentamente, ma inesorabilmente, per ovvi limiti di età. Ammetto che mi è molto dispiaciuto venire a conoscenza che è stato “concesso” l’uso del CAPPELLO ALPINO a degnissime persone che hanno partecipato alle olimpiadi Milano – Cortina in qualità di addetti. Nemmeno agli “Amici degli Alpini” è concesso il CAPPELLO ALPINO che molte volte operano per anni in seno ai vari Gruppi e non “solo” per alcuni giorni. Continuando così ci saranno cerimonie, nei vari Gruppi/Sezioni del territorio nazionale, atte a creare Alpini (???) senza quei valori che solo la “naja” ci ha lasciato nel profondo della nostra anima Alpina.

  8. Sono figlia di un Alpino concordo con voi tutti il cappello Alpino non va regalato ma sudato così ci ha sempre detto il nostro Babbo. Il cappello non è un souvenir o gadget fa parte della divisa di un uomo o di una donna. L’ Alpino aiuta dove c’ è bisogno l’ alpino ha valori nel cuore l’ alpino è per sempre nel cuore e nell’ animo. Mi domando perché non abbiano regalato anche i cappelli della polizia o dei carabinieri o dell’ esercito o aeronautica o della marina militare mi pongo questa domanda? Qualcuno di voi mi sa rispondere?

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