Giuseppe Sartor, classe 1935, alpino di Orsago e titolare della SARBO SpA, corse le maratone di New York e Londra con il cappello alpino in testa. Una storia che arriva dalla voce di sua figlia Roberta, davanti a un bicchiere di quello buono.
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Possiamo arrabbiarci con Favero, con i 180 cappelli olimpici, con i silenzi del CDN. Lo facciamo, e non ci fermiamo. Ma a Genova ci andiamo lo stesso — perché c’è qualcosa che vale più di qualsiasi polemica. Si chiama rispetto. Per i veci. Per Genova. Per chi aspetta suo padre in mezzo alla folla.
“Alpini da palùc” — alpini di poco valore, direbbe il dialetto bellunese. La si sentiva scherzosamente una volta quando qualche giovane tubo combinava una cazzata in caserma. La si sente ora, rivolta a chi ha distribuito il cappello alpino come un premio olimpico aggirando lo Statuto — e a chi, in tribuna, applaudiva.
Un gruppo di 17 ex dirigenti nazionali dell’ANA alza la voce contro la gestione dell’associazione: governance opaca, il cappello alpino ai volontari della Difesa, nessun limite al mandato presidenziale e fondi per il Mozambico senza rendicontazione. A un mese da Genova, con gli occhi su Brescia 2027.
Riportiamo il post Facebook di Marco Fulcheri, Presidente della Sezione ANA di Biella, nella speranza che la nostra Adunata Nazionale ritorni ad essere rispettoso omaggio alle 216 medaglie d’Oro, ai nostri Reduci e agli Alpini in armi schierati
Una riflessione sul vero significato di essere Alpino: non solo divisa e grado, ma valori di umiltà, servizio, amicizia e appartenenza che accompagnano tutta la vita. Il racconto nasce da una frase provocatoria sentita durante l’Adunata nazionale.
Il Col Maòr, periodico del Gruppo Alpini Salce nato nel 1964, racconta in questo articolo la propria evoluzione tipografica e organizzativa nel corso di 39 anni. Un invito a non dimenticare chi ha portato il cappello con la penna nera e a custodire le tradizioni alpine sancite dallo Statuto dell’ANA fin dal 1919.