Piazza dei Martiri, 81 anni dopo: Belluno non dimentica
Belluno ricorda i quattro partigiani di Piazza dei Martiri
L’81° anniversario dell’impiccagione di Salvatore Cacciatore, Giuseppe De Zordo, Valentino Andreani e Gianni Piazza ha riunito istituzioni, associazioni partigiane, cittadini e studenti. Toccante l’intervento di Sara, presidentessa della Consulta Provinciale degli Studenti.
Belluno, 17 marzo 2026. Ottantuno anni fa, in questa stessa mattina, i cittadini bellunesi si svegliarono per scoprire uno spettacolo di orrore: quattro corpi di giovani partigiani appesi ai lampioni di quella che oggi chiamiamo Piazza dei Martiri, in un gesto deliberato di terrore orchestrato dalle forze di occupazione nazifasciste. Erano Salvatore Cacciatore, Giuseppe De Zordo, Valentino Andreani e Gianni Piazza, uccisi il 17 marzo 1945 per piegare la volontà di resistenza di un’intera popolazione.
Questa mattina, a distanza di oltre otto decenni, la piazza ha ospitato una cerimonia solenne e partecipata: autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni partigiane, numerosi cittadini e — fatto particolarmente significativo — un’ampia delegazione di studenti delle scuole superiori della provincia. Una presenza che ha trasformato il rito commemorativo in qualcosa di vivo, capace di parlare al presente non meno che al passato.
Il sacrificio del 17 marzo 1945
Erano giovani — alcuni poco più che ventenni — quando vennero catturati e condannati a morte. Partigiani che avevano scelto di opporsi all’occupazione con le armi e con la coscienza. L’esposizione pubblica dei loro corpi non era un semplice atto di violenza: era un messaggio. Gli occupanti volevano comunicare l’inutilità della resistenza, seminare la paura, strappare ogni speranza dal cuore della comunità bellunese.
Ottennero l’esatto contrario. Quel gesto di barbarie divenne il catalizzatore di una coscienza collettiva, e la piazza — ribattezzata nel dopoguerra “Piazza dei Martiri” proprio in ricordo di quel giorno — è oggi il simbolo più eloquente del sacrificio bellunese per la libertà. Non a caso, nel 1969, la Provincia di Belluno è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza: un riconoscimento che porta inciso, tra gli altri, il sangue di quei quattro ragazzi.
La voce degli studenti: l’intervento di Sara
Il momento più toccante della cerimonia è stato senza dubbio l’intervento di Sara Rizzotti, presidentessa della Consulta Provinciale degli Studenti di Belluno, che ha preso la parola a nome dell’intera generazione giovane della provincia. Un discorso che ha colpito per maturità, profondità e coraggio civile, e che riportiamo qui integralmente:
“Quei ragazzi appesi ai lampioni non sono morti invano”
Autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni partigiane, cittadini e cari studenti e studentesse della nostra provincia.
Oggi siamo qua non solo per un semplice atto di presenza o per un protocollo istituzionale. Siamo qua perché questa piazza, che attraversiamo distratti ogni mattina per andare a scuola o a lavoro, ha una voce propria. Se chiudiamo gli occhi e isoliamo il rumore del traffico o delle conversazioni, questa piazza ci parla di una mattina di marzo di 81 anni fa. Quando la popolazione si svegliò e scendendo in piazza trovò quello che era un insulto all’umanità, un tentativo di togliere la speranza al popolo bellunese e di farlo arrendere al giogo dell’oppressione.
Come presidentessa della consulta provinciale degli studenti di Belluno, sento il forte peso e l’onore di dare la voce alla mia generazione in un luogo che è simbolo massimo del sacrificio bellunese. Per noi giovani, Piazza dei Martiri rappresenta il cuore della socialità, un punto di ritrovo. Ma oggi dobbiamo ricordare che la nostra libertà di incontrarci qua e stata pagata a un prezzo altissimo.
Dobbiamo avere il coraggio di guardare a quei lampioni e di ricordare i nomi di chi, il 17 marzo 1945, fu strappato alla vita in maniera brutale e disumana.
Quattro ragazzi. Partigiani. Salvatore Cacciatore, Giuseppe De Zordo, Valentino Andreani e Gianni Piazza. Erano giovani, alcuni avevano a malapena poco più della nostra età. Avevano paure, passioni e famiglie che li aspettavano a casa. Eppure in quella mattina di fine inverno i loro corpi furono esposti qua, appesi a dei lampioni, come monito di terrore per la città intera. Gli occupanti volevano spegnere la speranza di libertà, dire che la resistenza era inutile.
Tuttavia ottennero l’esatto opposto. Quell’orrore generò sia paura ma anche coscienza collettiva; quei quattro corpi immobili divennero il grido di libertà più grande e forte che questa provincia avesse mai sentito. Quattro ragazzi che non morirono solo per un’idea politica, ma per il diritto di tutti noi di non dover mai vivere sotto il giogo della violenza e dell’oppressione.
Qualcuno potrebbe chiederci: che cosa c’entra tutto questo con voi ragazzi del 2026?
C’entra tutto. La consulta che oggi qua rappresento e che i nostri compagni rappresentano tutti i giorni nei nostri istituti, non è solo un organo di rappresentanza, ma un esercizio di democrazia costante e formativo. Questa democrazia non è caduta dal cielo, ci è stata donata sporca di sangue e fango.
Spesso si dice che i giovani sono il futuro, ma io credo che siamo soprattutto il presente. Un presente che deve custodire questa memoria. Ricordare De Zordo, Andreani, Piazza e Cacciatore non significa solo deporre una corona d’alloro, significa chiederci ogni giorno: che cosa stiamo facendo per la nostra libertà?
Le nostre montagne che ci circondano e circondano questa piazza come un abbraccio, sono state testimoni di una lotta partigiana durissima. La nostra Provincia, di cui Belluno è medaglia d’oro della resistenza militare, sa cosa significa resistere alle avversità.
Concludo rivolgendomi ai miei coetanei. Guardate questi monumenti, leggete questi nomi. Non sentiteli come qualcosa di lontano o di “vecchio”. Sentiteli come fratelli maggiori che tracciano la strada da seguire.
Oggi, come consulta, prendiamo un impegno solenne: non lasceremo che il passare degli anni sbiadisca il rosso di quel 17 marzo. Manteniamo viva la curiosità, il senso critico e il coraggio della scelta.
Perché finché ci sarà un giovane che alza la voce contro l’ingiustizia, quei ragazzi appesi ai lampioni non saranno morti invano, essi continuano a vivere in ogni nostra assemblea, in ogni nostra idea, in ogni nostro gesto di libertà.
Viva Belluno, Viva la Resistenza e viva la libertà!
Sara Rizzotti
Presidentessa della Consulta Provinciale degli Studenti di Belluno
Una memoria da custodire
Le parole di Sara hanno toccato profondamente i cuori di tutti i presenti, lasciando un silenzio lungo e carico tra la folla raccolta nella piazza. Erano parole preparate, ma soprattutto sentite: la voce di una generazione che non ha vissuto la guerra ma che ne ha ereditato la responsabilità.
La cerimonia si è conclusa con la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai caduti, a poca distanza dai lampioni — gli stessi, o i loro eredi simbolici — cui furono appesi i corpi degli impiccati. Un gesto antico, ripetuto ogni anno, che non perde mai il suo peso. Perché quella mattina del 17 marzo 1945 non appartiene solo alla storia: appartiene alla coscienza di ogni bellunese, e — come ha detto Sara — a ogni giovane che intende il futuro come responsabilità.
Salvatore Cacciatore, Giuseppe De Zordo, Valentino Andreani, Gianni Piazza. Quattro nomi da non smettere mai di leggere ad alta voce.
Michele Sacchet
Foto M. Sacchet

Come presidentessa della consulta provinciale degli studenti di Belluno, sento il forte peso e l’onore di dare la voce alla mia generazione in un luogo che è simbolo massimo del sacrificio bellunese. Per noi giovani, Piazza dei Martiri rappresenta il cuore della socialità, un punto di ritrovo. Ma oggi dobbiamo ricordare che la nostra libertà di incontrarci qua e stata pagata a un prezzo altissimo.