Una lettera dal Maestro
Bepi De Marzi scrive al Gruppo Alpini Salce
Un uomo, una voce, una montagna intera. Soprattutto un amico degli Alpini.
In sede del Gruppo Alpini “Generale P. Zaglio” di Salce è arrivata, il 14 febbraio 2026, una lettera che nessuno di noi dimenticherà facilmente.
Il mittente? Giuseppe De Marzi, il nostro amico Bepi, da Vicenza. Il Maestro…
Il foglio porta in cima qualche nota musicale — la melodia di Monte Pasubio, un canto che sentiamo spesso, intonato sotto qualche loggia, alle nostre Adunate — e poi, in una calligrafia nitida e generosa, parole di stima sincera e di affetto verso il nostro Gruppo.

Poche righe. Ma firmate col cuore da chi, nella musica corale italiana del Novecento, ha lasciato un’impronta che nessuna valanga potrà mai cancellare.
Chi è Bepi De Marzi
Giuseppe De Marzi, detto Bepi, è nato il 28 maggio 1935 ad Arzignano, nella Valle del Chiampo, in provincia di Vicenza. Ha iniziato a suonare l’organo in chiesa all’età di quattordici anni e ha proseguito gli studi musicali con grande determinazione, conseguendo diplomi in organo, composizione organistica e pianoforte.
La sua formazione è quella di un musicista completo, radicato nella tradizione colta europea ma sempre attratto dalla semplicità del canto popolare. Ha insegnato educazione musicale a Valdagno e ha ricoperto ruoli di docenza presso l’Istituto Comunale “Canneti” di Vicenza, sezione staccata del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, e nei seminari diocesani della città.
Il salto di qualità avviene quando si dedica alla musica da camera e al basso continuo, diventando dal 1978 fino al 1998 l’organista e clavicembalista dei Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone. Un percorso d’eccellenza. Ma non è nei teatri di concerto che De Marzi conquista il cuore degli italiani.
Il servizio militare e la scoperta dell’anima alpina
C’è un capitolo della sua biografia che lo lega indissolubilmente al mondo degli alpini. Bepi De Marzi svolse il servizio militare presso la Scuola Militare Alpina di Aosta, prestando poi servizio come sergente degli Alpini Paracadutisti a Bressanone. Questa esperienza ebbe un’influenza profonda sulla sua carriera musicale, ispirandolo nella composizione di brani che riflettono la vita e i valori del Corpo.
La montagna non era per lui una cartolina. Era casa. Era fatica condivisa, silenzio, fratellanza. E da quella vita nacque la musica.
I Crodaioli: un coro, una famiglia, un mondo
Nel 1958 De Marzi fondò il coro maschile “I Crodaioli” ad Arzignano, che ha diretto per oltre sessant’anni. Il nome dice tutto: crodaioli, quelli delle crode, della roccia, delle cime aspre. Con questo ensemble ha proposto, attraverso le Edizioni Curci di Milano, più di cento composizioni di ispirazione popolare, che hanno trovato esecutori in cori di tutto il mondo.

La collaborazione con il poeta Carlo Geminiani ha dato vita a un filone particolarmente felice: insieme hanno composto una decina di canti entrati nella tradizione alpina, tra cui Joska la rossa, L’ultima notte, Il ritorno, Monte Pasubio.
Le canzoni che non tramontano
Parlare delle composizioni di Bepi De Marzi significa parlare di qualcosa che va oltre la musica. Sono storie. Sono preghiere. Sono memoria.
♫ Signore delle cime
Il capolavoro assoluto. Composta nel 1958, quando De Marzi aveva ventitré anni, è un canto-preghiera dedicato all’amico Bepi Bertagnoli, travolto da una slavina durante un’ascensione solitaria sul monte Gramolon, nell’Alta Valle del Chiampo. Diventata ben presto un inno universale, è stata tradotta in oltre 130 lingue ed elaborata per ensemble sinfonici in tutto il mondo, dal Giappone all’America Latina. Nata per una lapide in un cimitero di montagna, è diventata la preghiera funebre degli alpini di ogni latitudine.
♫ Le voci di Nikolajewka
Porta nelle sale da concerto il peso della ritirata di Russia. Ispirata alle vicende del fronte orientale durante la Seconda Guerra Mondiale, è un brano in cui il silenzio pesa quanto le note. Chi l’ha sentita cantare da un coro di alpini sa che non si esce dalla sala come vi si è entrati.
♫ Monte Pasubio
Fiera e dolente al tempo stesso. È uno dei canti più amati della tradizione alpina: racconta di uomini che lasciano sul Pasubio un cimitero di sacrificio, e di una croce rimasta sola sulla strada della montagna, con solo il vento a baciare i fiori. Proprio la melodia di questo canto compare scritta in cima alla lettera che il Maestro ha inviato al nostro Gruppo.
♫ Joska la rossa — Il ritorno — La contrà de l’acqua ciara
Appartengono a un mondo diverso — quello contadino e veneto, fatto di valli, fontane, stagioni che passano. Sono canti d’amore per un paesaggio che cambia e per una gente che resiste. Insieme a Improvviso, Sanmatìo, La Sisilla, testimoniano la varietà di un catalogo che abbraccia il sacro, il profano, la natura, la guerra, l’infanzia e il silenzio della sera.
Monte Pasubio — I Crodaioli di Bepi De Marzi
La melodia scritta in cima alla lettera autografa di Bepi De Marzi al Gruppo Alpini Salce
è tratta da questo canto. Nell’esecuzione originale de I Crodaioli di Arzignano.
Il riconoscimento della Repubblica
Nel 2018 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito a De Marzi il titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscendo il suo contributo straordinario alla musica e alla cultura del Paese. Un riconoscimento che arrivò tardi — come sempre accade con i giusti — ma che nessuno contestò.
Nel 2019, a causa di problemi di udito, ha annunciato il ritiro dalla direzione de I Crodaioli, ponendo fine a una stagione irripetibile della coralità italiana.
MONTE PASUBIO – Il canto e la sua storia…
Testo: Carlo Geminiani — Musica: Bepi De Marzi
Pubblicato per la prima volta nel 1968 nell’album «Voci della Montagna Vol. 1» — Carosello Record & Tapes
Voci della Montagna Vol. 1, pubblicato nel 1968 per l’etichetta Carosello Record & Tapes, fu il disco d’esordio dei Crodaioli Wikipedia e segnò l’inizio di una stagione straordinaria per la coralità popolare italiana. L’album conteneva dodici brani, tra i quali, insieme a Joska la rossa, L’ultima notte, Signore delle cime e Il ritorno, campeggiava già questo Monte Pasubio destinato a diventare uno dei canti alpini più amati del repertorio novecentesco.
La genesi del brano è intrecciata con quella dell’amicizia tra De Marzi e il poeta Carlo Geminiani, il romagnolo di Vicenza che fu per anni il suo alter ego creativo. Fu proprio Geminiani a suggerire il nome I Crodaioli per il coro, ispirato ai primi giovani scalatori vicentini che si allenavano sulle roccette vicino a San Giorgio in Gogna, sotto Monte Berico. E sempre Geminiani aggiunse la terza strofa a Monte Pasubio, prima di andare insieme a De Marzi a fare l’esame di poeti professionisti a Milano presso la Società degli Autori. Ana
Il canto evoca la Grande Guerra sul fronte vicentino: la lunga colonna che sale lenta verso le cime del Pasubio, gli alpini che scavano nelle viscere del monte — i celebri Denti, la galleria che i genieri italiani aprirono nella roccia viva per portare rifornimenti e uomini sotto il fuoco nemico — e infine, nell’ultima strofa, il silenzio che resta: solo una croce sulla strada, e il vento. Quel bom borombom che scandisce il ritornello non è un vezzo folkloristico: riproduce il ritmo sordo e cadenzato del passo di marcia, come un tamburo lontano che rimbomba tra le rocce.
Monte Pasubio è uno dei pochissimi canti che si sono ispirati direttamente alle vicende del Pasubio durante la Prima Guerra Mondiale: pur essendo un canto d’autore nato nel 1968, ha preso posto stabilmente nel repertorio dei cori alpini di tutto il Paese, incluso quello della Brigata Alpina Julia.
È proprio la prima strofa di questo canto — «Ma gli Alpini non hanno paura» — che Bepi De Marzi ha scelto di scrivere in cima alla sua lettera al nostro Gruppo, come una firma musicale, come se le note volessero arrivare prima delle parole.
Una lettera, un abbraccio
Ora il Maestro vive a Vicenza e scrive ancora. Legge, riceve, risponde.
E quando vede arrivare una copia del Col Maòr, il bollettino del Gruppo Alpini di Salce, non si limita ad aprirlo e riporlo. Prende carta, penna e inchiostro, e scrive a mano, nota per nota, lettera per lettera, le sue parole più sincere.
Siete sempre emozionanti, coraggiosi, inimitabili, generosi…
con anima e cuore aperti alla verità.
Vengono da un uomo che di emozione, coraggio e verità se ne intende. Teniamo queste parole con cura. Sono un onore per il nostro Gruppo, ma anche una responsabilità: continuare a meritarle.
Grazie, Bepi!
I tuoi amici del Gruppo Alpini Salce — marzo 2026
© Testi e musiche di Bepi De Marzi — Edizioni Curci, Milano.
Video: canale YouTube ufficiale I Crodaioli di Bepi De Marzi.
