I ragazzi di Aosta ’41

Nel marzo del 1941, alla Scuola Militare Centrale di Alpinismo di Aosta, 1580 studenti universitari furono chiamati a diventare ufficiali. Fu il primo corso Allievi Ufficiali di Complemento della storia: molti di quei ragazzi non tornarono, gli altri smisero mai smesso di ritrovarsi.

Nell’articolo di Roberto De Nart apparso sull’ultimo numero di Col Maòr, si ripercorre la lunga storia dei corsi Auc — gli Allievi Ufficiali di Complemento — una tradizione nata nel 1876 e conclusasi ufficialmente il 15 febbraio 2003, con il giuramento del 190º e ultimo corso. In mezzo, oltre un secolo di giovani che hanno indossato le stellette senza fare della vita militare una carriera.

Ma la storia di questi ufficiali “prestati” alle armi comincia, nella sua forma più compiuta, con un corso preciso: quello che si tenne tra il marzo e il giugno del 1941 alla Scuola Militare Centrale di Alpinismo di Aosta. I “ragazzi di Aosta ’41”, appunto.

Perché nacque quel corso

Il primo corso A.U.C. della storia nasce da una necessità emersa sul campo: dopo la difficile campagna greco-albanese, l’esercito italiano si rende conto di aver bisogno di comandanti di squadra alpina meglio preparati. La risposta è la chiamata alle armi di un gran numero di studenti universitari, destinati a diventare, in pochi mesi, quadri di comando dei reparti alpini.

Il corso in cifre. Marzo–giugno 1941, Scuola Militare Centrale di Alpinismo di Aosta. 1.580 studenti universitari reclutati, inquadrati in due Battaglioni Alpini Universitari e due Batterie Alpine Universitari — i reparti che gli stessi protagonisti, con affetto goliardico, ribattezzarono “BAU BAU”.

Da Aosta i ragazzi furono trasferiti a Merano, nel Battaglione Allievi Comandanti di Squadra Alpina, e infine smistati fra le scuole Auc di Bassano del Grappa e Avellino, per la fanteria alpina, e di Lucca e Brà, per l’artiglieria alpina. Qui, nell’estate e nell’autunno del 1942, molti di loro ricevettero la nomina a sottotenente.

Documento del corso Aosta '41

Documento d’epoca del corso Auc di Aosta ’41 — Archivio Nilo Pes

La guerra, i caduti

Molti di quei giovani, poco più che ventenni, furono spazzati via dagli eventi bellici. Alcuni caddero in Russia con i gradi ancora scintillanti sulle spalline appena conquistate: ufficiali da pochi mesi, mandati a comandare uomini in una delle campagne più tragiche della guerra. Altri finirono internati o deportati dopo l’8 settembre, altri ancora scelsero la via della Resistenza.

Raduno del Gruppo all'Adunata di Pescara nel 1989

Adunata maggio 1989 a Pescara
Seduti: Carlo Vicentini, Nelson Cenci, Giuseppe Prisco, Carlo Tricerri
In piedi: Giovanni Ventura, Egidio Simonetto, Guido Vettorazzo, Nilo Pes, Amabile Pizzigalli

Le liste che l’archivio fotografico dedicato a questo corso ha raccolto negli anni — caduti, medaglie d’oro, decorati, internati, partigiani — restituiscono il ritratto di una generazione che pagò un prezzo altissimo proprio nel momento in cui riceveva le stellette.

“Alcuni caddero in Russia con i gradi ancora scintillanti sulle spalline appena conquistate.”

Chi tornò: una vita di ritrovi

Chi sopravvisse alla guerra tornò alla vita civile, ma non smise mai di sentirsi legato a quel corso e a quei compagni. Per decenni, i “ragazzi di Aosta ’41” si sono ritrovati alle adunate degli Alpini e in raduni dedicati: a Trieste, a Pescara, a Vicenza, a Milano, a Treviso, fino al grande raduno del cinquantenario ad Aosta nel settembre 1991. Le fotografie di quegli incontri, conservate e pazientemente riordinate da Nilo Pes — egli stesso allievo di quel corso — sono oggi una delle testimonianze più ricche che restano di quella generazione di sottotenenti.

Raduno del cinquantenario, Aosta 1991

Aosta, settembre 1991 — raduno del cinquantenario del corso

Due volti tra i tanti

Dietro l’elenco dei nomi custodito nell’archivio di Nilo Pes ci sono 1580 storie diverse. Due, in particolare, sono diventate note ben oltre la cerchia degli Alpini.

Giuseppe Prisco

Giuseppe “Peppino” Prisco (Milano, 1921 – 2001). Aosta, 1° Battaglione Universitario, poi corso a Bassano: da lì, sottotenente al 9° Alpini, battaglione L’Aquila, parte per il fronte balcanico e poi per la Russia. Durante la ritirata si trova a comandare i 159 superstiti del suo battaglione su 1700 uomini partiti: rientrano solo tre ufficiali, lui tra questi. Medaglia d’argento al valor militare. Diventato avvocato, sarà per anni presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano — ma agli italiani resta soprattutto il volto storico dell’Inter, di cui fu vicepresidente dal 1963 al 2001.

Nelson Cenci

Nelson Cenci (Rimini, 1919 – 2012). Anche lui ad Aosta nel 1° Battaglione Universitario, poi sottotenente al 6° Alpini, battaglione Vestone, sul fronte russo. Ferito a Nikolajewka nel gennaio 1943 mentre guidava i suoi alpini all’attacco, si guadagna la medaglia d’argento al valor militare. Tornato in Italia, si laurea in medicina e diventa un affermato otorinolaringoiatra, primario a Varese; ma trova anche il tempo di raccontare la sua guerra nel libro Ritorno e in diverse raccolte di poesie, diventando cittadino onorario di Vestone (BS).

Le targhe alla memoria

Il primo luglio 2006, presso la Caserma Testafochi di Aosta — proprio dove tutto era cominciato sessantacinque anni prima — venne scoperta una targa in ricordo dei “ragazzi di Aosta ’41”. Due anni più tardi, il 9 maggio 2008, un’analoga targa fu posta alla Caserma Montegrappa di Bassano del Grappa, la scuola dove molti di loro avevano completato l’iter e ricevuto la nomina a sottotenente.

La targa di Aosta, 1° luglio 2006. “Il primo corso Allievi Ufficiali di Complemento della storia si tenne fra marzo e giugno del 1941, alla Scuola Militare Centrale di Alpinismo. 1580 studenti universitari vennero reclutati per questo corso, nato dall’esigenza — emersa dopo la sfortunata campagna greco-albanese — di formare comandanti di squadra più preparati […]. Molti di quei giovani furono spazzati via dagli eventi bellici: alcuni caddero in Russia con i gradi ancora scintillanti sulle spalline appena conquistate.”

Targa ai ragazzi di Aosta '41, Caserma Testafochi

Aosta, 1° luglio 2006 — scoprimento della targa alla Caserma Testafochi

Un filo che arriva fino a Roberto De Nart

Il percorso raccontato dal direttore del Col Maòr,  Roberto De Nart, nel suo articolo — dall’82° corso A.U.C., ai richiami come tenente alla Brigata Alpina Cadore e poi come capitano al 32° Reggimento Trasmissioni di Padova, fino alla battaglia burocratica per l’ultima stelletta degli ufficiali di complemento — è lo stesso filo che lega idealmente tutti gli ufficiali A.U.C., dal primo corso di Aosta nel 1941 fino al 190° e ultimo, sciolto nel 2003.

Uomini che hanno prestato servizio senza farne una professione, e che proprio per questo, ricorda De Nart, meritano lo stesso riconoscimento riservato ai colleghi in servizio permanente effettivo. I ragazzi di Aosta ’41 furono i primi di quella lunga catena: alcuni non tornarono, altri costruirono una vita intera portando con sé il ricordo di quei mesi tra le montagne valdostane, e per più di sessant’anni hanno continuato a ritrovarsi, a raccontarsi, a non dimenticare.

 


Fotografie e documenti d’archivio: Nilo Pes — nilopes.altervista.org/ragazzi
Testo di riferimento: Roberto De Nart, “L’ultima stelletta”, Col Maòr n. 2 del 2026

Michele Sacchet

 

admin

2 thoughts on “I ragazzi di Aosta ’41

  1. Grazie per questo toccante ricordo. Gli AUC hanno rappresentato per anni un importante ed essenziale anello di congiunzione tra mondo civile e mondo militare. La loro sparizione fa male ad entrambi questi mondi…

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