Ricordi di un’osteria, cuore di una comunità
Linda Fontanive, la “bella Belinda”: allegria, canto e ospitalità che hanno segnato un’epoca.
Vi ricordate l’osteria da “Gìa osta”, proprio al passaggio a livello sulla strada tra Bettin e Belluno?
Era lì, accanto alla ferrovia, in un punto che per molti rappresentava una tappa quasi naturale del cammino.
Oggi quel passaggio a livello non c’è più: è stato sostituito dal nuovo sovrapassaggio ferroviario, e con lui è cambiato anche quel piccolo tratto di strada che per tanti anni ha visto passare persone, storie e incontri. Un pezzo di strada che, semplicemente, non si fa più.
Un tempo, però, quel luogo era vivo. Chi si recava a Belluno si fermava lì: chi a piedi, chi a cavallo, chi in bicicletta. Il viaggio era più lento e le soste diventavano momenti preziosi di incontro. L’osteria rappresentava un punto familiare, quasi una casa lungo la strada.
Poi arrivarono la moto, l’automobile, il progresso. Il mondo cambiava e con lui cambiava anche quel luogo tanto caro a molti. La vecchia osteria lasciò il posto a un fabbricato più moderno con bar, negozio di generi alimentari, il gioco delle bocce e alcune abitazioni.
A realizzare questa trasformazione fu Renato Antole, per tutti “Lumumba”, soprannome nato dai molti anni trascorsi a lavorare in Congo, insieme alla moglie Linda Fontanive.
Quel locale diventò ben presto un vero punto di ritrovo per la gente del posto. Ci si trovava per una partita a briscola, due tiri alle bocce e quattro “ciàcole” tra un’ombra e una sigaretta. Quante serate allegre tra amici dopo una giornata di duro lavoro! E spesso, quando l’atmosfera si scaldava, il canto diventava il vero protagonista.
Non era solo l’occasione per gustare “un’ombreta”, ma anche per ascoltare voci che riempivano l’aria di allegria: il “barba” Mario Fontanive, Giorgio Casol, Egidio Colbertaldo, Cici e Daniele Carlin, Mario Dell’Eva.
E poi c’era Linda, la “bella Belinda”, che accompagnava quei canti con dolcezza e sentimento, aggiungendo armonia e calore alle serate.
Qualcuno, affacciandosi dal balcone e ascoltando quelle voci intrecciarsi nella notte, arrivava a dire:
“Senti… al par an òrghen che sona.”
Di Linda ricordiamo ancora oggi la sua allegria contagiosa, la disponibilità anche quando le ore si facevano piccole, e quel suo modo inconfondibile di salutare tutti con un affettuoso:
“Èi bòce!”
Forse in pochi sapevano anche della sua vena poetica. Con un po’ di fatica siamo riusciti a far riemergere dai suoi ricordi alcune composizioni in dialetto, che abbiamo il piacere di riportare.
Oggi Linda non è più tra noi, ma il suo ricordo continua a vivere nelle storie, nei canti e nei momenti condivisi in quel luogo che per tanti è stato casa.
Ci piace pensare che, da lassù, ci guardi ancora con il suo sorriso, mentre le nostre voci e i nostri ricordi tornano, almeno per un momento, a riempire l’aria come allora, e ci racconti una poesia, come quella che alleghiamo…
W I DOGHI DE NA OLTA
Òrìa savèr se qualcun se ricorda
cò se saltèa pàr òre a la corda
a spùssa, a tana, ai bòri o a bandiera
e che bèle dormìde, se fèa co gnèa sera.E se sogna fate, regine, cavài
qualche òlta na strìga che te tirèa pài cavèi,
era le storie che contèa qualche nòna
quando se andèa a far filò tela stàla.
Adès tut lè cambià, te te senta in poltrona
te fràca en botòn, ogni semàda la è bòna
no te sà se lè machine, persone o animài
i ghe ciàma “fantascienza” e i ne spasemèa i fioi.
I film, la publicità, dapartùt i mèt sesso
gira andè che te òl, alè en gran cesso
se te ciùcia en confetto o te te ònde la pèl
èlo che che i te mostra? Solo quel, sempre quel.
Oramai siòn fregadi, nò se torna pi indrìo
che pòl rimediarghe lè sol Domine Iddio
ma anca Lù el se ha stufà, el ne vàrda dò guercio
e nò manca pì tànt, chel ne mòle dò el quèrcio.
Linda Fontanive
Michele Sacchet
Nella foto: Foto di famiglia con Renato Antole, la moglie Linda e la loro piccola Vania (1960)