735 viaggi con i muli, 1.440 ore di lavoro e 120 trasporti a spalla: la storia del Rifugio 7° Alpini sotto la Schiara, del reggimento a cui è intitolato e del giorno in cui Dino Buzzati salì al Pis Pilón per il Corriere della Sera.
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Domenica 30 agosto 2026 Cison di Valmarino accoglie il 55° Raduno al Bosco delle Penne …
Qual è la vera storia del Ponte di Perati? Dietro il celebre canto degli Alpini ci sono la Divisione Julia, la drammatica campagna di Grecia del 1940, un ponte realmente conteso e distrutto durante il ripiegamento e le testimonianze di chi visse quei giorni. Storia, memoria e leggenda di uno dei luoghi simbolo della tradizione alpina.
Dal 1961 al 1985, l’osteria di Papà Marcél in via Croix-de-Ville ad Aosta fu molto più di un bar: fu casa, famiglia e conforto per generazioni di allievi della Scuola Militare Alpina.
Ricordo di Linda Fontanive, la “bella Belinda”, anima dell’osteria da Gìa Osta tra Bettin e Belluno. Tra canti, amicizia e ospitalità, il suo locale fu per anni un punto di ritrovo per la comunità. Un frammento di vita di paese che rivive nei ricordi, nelle poesie in dialetto e nelle storie di chi ha condiviso quelle serate.
Il testo che proponiamo qui sotto è una trascrizione letterale, rispettosa fino all’ultima inflessione, di un articolo in cui Paolo Monelli parla di un libro fondamentale per la storia del Corpo e appena pubblicato, nel lontano 1922, “I Verdi: cinquant’anni di storia alpina 1872-1922”, opera storica curata da Renzo Boccardi e pubblicata per celebrare il cinquantenario della fondazione degli Alpini.
Il racconto dell’Adunata del 1923 in un articolo apparso su La Stampa di Torino il 13 giugno 1923. Un testo firmato P.M., che non può farci venire in mente che il mitico Paolo Monelli (che era in redazione a La Stampa proprio in quegli anni e aveva combattuto anche all’Ortigara), con un’anima inconfondibilmente alpina: passo sicuro, lingua schietta, ironia ruvida e una commozione mai esibita. Un ex “scarpone”, autore del libro Le scarpe al sole (1921), ambientato anche tra Valsugana e Altopiano di Asiago, capace ora di restituire il senso profondo di una festa “senza autorità e senza cerimonie”, disordinata quanto autentica.
A Biella l’Adunata ridà voce e passo al vecchio Alpino: tra canti, abbracci e memoria, un giorno solo per rivivere una vita intera. Un omaggio allo spirito che non invecchia mai.
A Biella l’Adunata ridà voce e passo al vecchio Alpino: tra canti, abbracci e memoria, un giorno solo per rivivere una vita intera. Un omaggio allo spirito che non invecchia mai.
L’inverno del 1971 rivive attraverso i ricordi degli Alpini del Gruppo Agordo, protagonisti delle esercitazioni sull’Appennino Tosco-Emiliano. È il racconto di un’epoca in cui l’arrivo delle Penne Nere rappresentava un evento straordinario per le comunità locali: i paesi si fermavano, le famiglie aprivano le proprie case, le stufe accese e i tavoli imbanditi diventavano simboli di un’ospitalità sincera e di un profondo legame tra popolazione e Alpini.