📚 IL COL MAÒR RACCONTA
È la fonte principale di MEMORIA: sessant’anni di notizie, ricordi, fotografie e discussioni. Ma il Col Maòr ha anche una storia sua, fatta di un motto, di un ciclostile, di una testata passata alla Sezione e poi tornata a casa.
Aprile 1964: un notiziario «senza pretese»
Una copertina bianca e verde, con le sue intestazioni in fila: Associazione Nazionale Alpini, Sezione di Belluno, Gruppo «Gen. Pietro Zaglio», Salce. Sotto, il nome: «COL MAÒR 1964». La data è «Aprile 1964 – Salce»; il giorno esatto, il 1° aprile, lo ricorderà il giornale stesso quarant’anni più tardi. Dentro, poche righe bastano a dire che cosa si ha fra le mani. Il Consiglio del Gruppo ha deciso «di dar vita a questo notiziario», che però «non ha alcuna pretesa di essere un periodico o giornale». Il responsabile, «delle manchevolezze o dimenticanze», è Mario Dell’Eva; i collaboratori, «tutti i soci». E c’è un motto, che il Col Maòr non avrebbe più abbandonato: «Esce quando può; non è un numero unico, ma ogni numero è unico».

Perché «Col Maòr»
A spiegare il nome è Dell’Eva in persona, con la firma «Dem.». Il Col Maòr è il «monte che si trova a sud di Giamosa», quello dove d’inverno si scendeva con gli sci, e il nome «dovrebbe derivare dal latino “Collis Maior”». Perché proprio quello? «Così, per caso»: il giornale, scrive, «è nato così, alla paesana, con pura semplicità». Su quel colle, nove anni dopo, il Gruppo sarebbe salito a festeggiare i suoi primi dieci anni (la storia della festa).
Gli anni del ciclostile
I primi numeri Dell’Eva li scriveva e li ciclostilava da sé. Nel 1967 il giornale parlerà della sua «modesta veste a ciclostyle», «tipo fureria». Eppure già il secondo numero, nel giugno 1964, si era preso lo spazio per un lungo ritratto del generale a cui il Gruppo è intitolato (la sua storia). Nel dicembre 1967, al quarto anno di uscite regolari, arriva la «nuova veste»: una testata disegnata dal socio Augusto Burlon, sempre uguale, pensata fra l’altro per risparmiare un foglio. Il notiziario viaggia ormai verso i capigruppo, i consiglieri di Sezione e i giornali alpini.
1987: il Col Maòr diventa della Sezione
Ancora nell’ottobre 1986 in testata si legge «Notiziario del Gruppo A.N.A. “Gen. Pietro Zaglio” di Salce». Nel febbraio 1987 cambia: «Notiziario della Sezione di Belluno e Gruppo A.N.A. di Salce». Il giornale spiega ai lettori che i sei numeri dell’anno saranno stampati e raggiungeranno ogni Gruppo della provincia: «Sarà quindi il notiziario della “Sezione di Belluno e Gruppo di Salce”». Dall’aprile 1987 è un «Periodico bimestrale», registrato al Tribunale di Belluno (n. 3/87 del 6 marzo 1987). Arturo Vita, direttore de «L’Alpino», lo saluta così: «ora è una testata sezionale».
Dell’Eva, che della Sezione diventerà anche vicepresidente e presidente, lo tiene in mano fino al 2002: 234 numeri in tutto, uno ogni due mesi.
2003: la «morte» e la ripresa
Nel 2002 il Col Maòr passa alla Sezione, che però sceglie per il suo notiziario un’altra testata, «In marcia». Il Col Maòr sembra destinato a sparire. Nel dicembre 2003 il Gruppo di Salce risponde con un numero unico stampato in proprio: responsabile il capogruppo Ezio Caldart, in redazione Mario Brancaleone, Cesare Colbertaldo, Michele Sacchet e Paolo Tormen. Caldart non usa giri di parole: il giornale continua «dopo che poche teste benpensanti della Sezione avevano deciso la sua morte». E ricorda quanta strada avesse fatto in quarant’anni, arrivando «anche in Europa, in Africa, in America ed in Australia», fino agli emigrati. Nello stesso numero il Gruppo saluta Mario Dell’Eva, l’uomo che il giornale lo aveva creato.
Dall’aprile 2004 il Col Maòr torna a essere il periodico del Gruppo, registrato al Tribunale di Belluno (n. 1/2004 del 28 gennaio 2004), con Ezio Caldart presidente e Roberto De Nart direttore responsabile. Quel primo numero della nuova serie ricorda il «40° di fondazione del Gruppo e di Col Maòr».
Il Col Maòr di oggi
Da allora il giornale esce con regolarità, prima ogni quattro mesi e poi ogni tre, fatto da una redazione di soci con il direttore Roberto De Nart. Nell’edizione 2020 del Premio Stampa Alpina ha ottenuto il secondo premio, a pari merito con «Ocio ala pena» della Sezione di Brescia: l’annuncio arrivò nel luglio 2020, la consegna al 24° Convegno della stampa alpina a Limone del Garda, nell’aprile 2022. Le sue annate, dal 1964 a oggi, sono consultabili nella pagina Il Col Maòr, e su quell’archivio è nata MEMORIA. Sessant’anni dopo quella copertina bianca e verde, il motto è ancora lo stesso: esce quando può, e ogni numero è unico.
Quando le fonti non coincidono
- Il premio. Nel 2020 il Gruppo candidò il giornale al «Premio Stampa alpina Vittorio Piotti»; le cronache successive parlano di «Premio Stampa Alpina», edizione 2020. Che sia lo stesso premio è molto probabile, ma va confermato.
- La nuova testata. Il Libro del 60° colloca una «nuova testata» nel 1989; le carte documentano il cambio di testata del 1987.
- «In marcia». La lettera di un lettore del 2004 conferma la nuova testata sezionale; il primo numero di «In marcia» e la sua data non sono ancora nel nostro archivio.
Aiutateci a ricordare
- Chi conserva numeri del Col Maòr che mancano nel nostro archivio, in particolare quelli del 1986?
- Chi ha una copia dell’opuscolo «Camminare insieme», supplemento del Col Maòr di giugno 1989?
Scriveteci dalla pagina Contatti: ogni contributo sarà verificato e, se confermato, entrerà in MEMORIA.
Questo testo viene dalle pagine del Col Maòr, il notiziario del Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce, che esce dal 1964. Puoi leggere l’archivio storico del nostro giornale.


