Adunata Genova 2026 · Giorno 4: Sfilata
Diario dell’Adunata · Puntata 4 di 5
La sfilata della domenica
Si dorme poco, alla vigilia della sfilata. Anche dopo una notte di festa come quella del sabato, anche con le brande della bocciofila che ormai conoscono i nostri respiri, c’è qualcosa che ti tiene sveglio. È l’attesa. È sapere che fra poche ore indosserai il cappello per quel motivo per cui esiste: marciare in fila, fra centinaia di migliaia di altri cappelli identici al tuo, davanti a un’Italia che — almeno per un giorno — sceglie di volerti bene.
Per questo ci prepariamo tutti con cura: belli lavati e profumati, con un occhio di riguardo alla divisa del Gruppo e un’attenzione particolare ad essere a posto — come ha fatto il grande Padoin, che si è presentato con un magnifico nodo Windsor doppio alla cravatta sezionale. Si sfila o non si sfila? Ecco, appunto.

In treno, di buon’ora, verso Carignano
Partiamo di buon mattino, ancora una volta in treno dalla stazione di Chiavari. La quarta volta in cinque giorni che facciamo questo tragitto — ormai i ferrovieri ci salutano per nome. Il convoglio è gremito di cappelli alpini come e più di sabato. Si sale, ci si stringe in mezzo ai vagoni, si scambiano gli ultimi pronostici sul tempo: “reggerà?”, “per me no”, “basta che non ci sia il diluvio universale come a Pordenone”.

A Genova scendiamo e ci dirigiamo subito a Carignano, la zona dell’ammassamento — proprio il quartiere dove abita la nostra Carlotta Sacchet, che ieri ci aveva fatto da Cicerone fra i vicoli del centro. È quasi un destino: tutto è cominciato a casa sua, tutto finirà a casa sua.
Gianni da Torino, e l’onore dello striscione
Ad attenderci sotto casa di Carlotta troviamo un volto caro: il nostro socio Gianni Casula, sceso apposta da Torino per sfilare con noi. Ha viaggiato in solitaria pur di esserci — perché certe cose non si delegano, e una sfilata con il proprio Gruppo non si perde mai, costi quel che costi.

E qui devo dirla, perché è una cosa che ci ha riempito di orgoglio: quest’anno il Gruppo Alpini di Salce ha avuto l’onore di portare uno dei tre striscioni della Sezione ANA di Belluno. Lo striscione che ci è toccato è quello con la scritta:
ALPINI FARO DI SPERANZA PER L’ITALIA
Sette parole. Sette parole che dicono tutto. Faro di speranza per l’Italia — non una pretesa, non una vanteria, ma una promessa che da centocinquant’anni gli Alpini provano a mantenere, nelle alluvioni, nei terremoti, nelle missioni di pace, nelle valli abbandonate, ovunque ci sia bisogno di mani che lavorino senza chiedere niente in cambio.

Portarlo per le vie di Genova, nella sfilata che chiude l’Adunata 2026, è stato un privilegio che ricorderemo finché avremo memoria.
Caffè e biscottini da Carlotta
Carlotta, ancora un po’ assonnata — la domenica è la domenica, anche per le figlie dei consiglieri alpini — ci ha accolti sulla porta con un vassoio di caffè caldo e biscottini. Una colazione di pochi minuti, in strada e in piedi, ma fatta col cuore di chi sa che un Alpino prima di sfilare ha bisogno di poche cose: del cappello in testa, di una mano sulla spalla e di un caffè robusto nello stomaco.

Ci ha dato appuntamento per più tardi, lungo il percorso della sfilata. Voleva vederci sfilare insieme alle nostre “stelle alpine”, le inseparabili Mara, Domenica, Marilisa e Lorenza, che intanto si stavano già preparando. Una di loro, però, aveva quel giorno un compito ben preciso, di natura istituzionale: Lorenza De Kunovich avrebbe rappresentato il Comune di Belluno nella sfilata, con la fascia tricolore sul petto. E così è stato. Una bellunese che rappresenta Belluno a Genova nella più grande Adunata dell’anno: c’è qualcosa di profondamente giusto in questo, qualcosa che fa rima con tutto quello in cui crediamo.
All’ammassamento, fra cappelli e tamburi
Pochi metri più in là, ci siamo presentati al punto di ammassamento. È lì che abbiamo trovato i ragazzi della Fanfara della Cadore, quelli che ci avrebbero preceduti in sfilata — bellunesi anche loro, di casa nostra, con i loro strumenti già lucidati e le divise tirate a lucido. Si salutano, ci si stringe la mano, si scambiano due battute. Sono già concentrati anche se un po’ preoccupati per il meteo, lo si capisce dagli sguardi.

L’aria che si respira all’ammassamento, ogni anno, è una cosa particolare — difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta. È come ritrovare un vecchio amico che non rivedi esattamente dall’anno prima. Solo che qui gli amici sono a decine e a decine. Friulani, trentini, valdostani, piemontesi, lombardi, sparsi per tutte le vie di Carignano in attesa di partire con i loro blocchi sezionali.

Ma qui, in Via Nino Bixio, ci sono i bellunesi. Tutti! Volti che riconosci dalle Adunate passate — Trento 2018, Milano 2019, Rimini 2022, Udine 2023, Vicenza 2024, Biella 2025 — e che ti tornano davanti come pagine di un libro di famiglia. Quelli del Gruppo di Castion, di Mel, gli immancabili “arancioni” del Gruppo di Tambre, quelli di Zoldo, di Sois, dell’agordino. E il rivederli è comunque un inno alla vita. Se ci siamo vuol dire che stiamo tutti bene. E sfileremo nel ricordo di quegli amici che hanno posato lo zaino.

E con tutti è la stessa scena: un abbraccio, una foto, un “come stai?”. Si chiede di figli, di nipoti, di mogli. Si ricorda proprio chi non c’è più — quelli che “andati avanti”, come diciamo noi. Si parla del prossimo anno, di Brescia 2027. Ci sono uomini che non vedevi da dodici mesi (anche di più) e che ti riconosci immediatamente, come fossero parenti stretti. E in un certo senso, lo sono.
La sfilata, sotto la pioggia sferzante
E poi, finalmente, il momento. Che dire della sfilata?
È iniziata con una fastidiosissima pioggia sferzante, di quella che ti entra nel collo e ti scivola lungo la schiena, che ti bagna i pantaloni alle ginocchia e che farebbe arretrare chiunque non avesse sul capo il cappello giusto. Ma noi quel cappello lo abbiamo. E sotto quel cappello, da centocinquant’anni, gli Alpini non arretrano.

L’unica cosa che attutiva il rumore della pioggia erano i battiti cadenzati dei tamburi e la musica della Fanfara della Cadore che ci precedeva. Quel ritmo che entra nelle ossa, che ti fa marciare senza che tu nemmeno te ne accorga, che cancella la fatica e bagna gli occhi più della pioggia. Tum-pa-pa. Tum-pa-pa. È il battito di un cuore antico, è il passo del padre e del nonno, è la voce sorda della montagna che scende a valle.

Abbiamo marciato così, con lo striscione “Alpini faro di speranza per l’Italia” retto da Ivano, Luciano, Loris, Gianni, da Mauro, Alfredo, Cesare, Fulvio e Fabio, mentre la pioggia gli batteva sul cappello e gli scorreva lungo il viso. Davanti a noi i tamburi della Cadore. Davanti e dietro di noi gli altri Alpini dei Gruppi della Sezione di Belluno. Sui marciapiedi, malgrado il diluvio, una folla che applaudiva, gridava, sventolava bandiere bagnate fradice di tricolore.
Genova sotto la pioggia, e in piedi
È stata una sfilata che ricorderemo a lungo non malgrado la pioggia, ma per la pioggia. Perché vedere migliaia di genovesi rimanere in piedi sotto l’acqua per ore, ad applaudire ogni Gruppo che passava, è stato uno spettacolo di dignità civica che vale più di mille discorsi sull’unità nazionale. Genova ha tenuto fede al suo nome — quello di una città che ha sempre saputo riconoscere chi merita rispetto, anche quando il cielo non lo aiuta.

Carlotta, fedele all’appuntamento, ci ha visti partire. Le nostre stelle alpine si sono sbizzarrite in foto ricordo all’ammassamento. Lorenza, con la fascia tricolore, ha sfilato come si deve, ferma e composta (e inzuppata!), accanto a Roberto Padrin e in mezzo agli altri sindaci, rappresentando una città a un’altra città. Le altre stelle alpine, in tema patriottico anche oggi, hanno strappato applausi e fotografie come e più del sabato.
Il ritorno verso casa, a Salce
Quando tutto è finito, ci siamo ritrovati a Chiavari per smontare il tendone, ripiegare le brande, salutare Antonello, Patrizia e gli amici della Bocciofila che ci hanno accolti con tanta generosità in questi giorni. Abbracci lunghi, qualche lacrima trattenuta a stento, la promessa di tornare — magari per turismo, una prossima estate, quando il Tigullio sarà calmo e i vicoli vuoti.
Poi in pulmino, di nuovo. Niente Val Trebbia all’inverso sta volta, ma l’Appennino e l’autostrada, con un pensiero ad Agazzano e a tutto quello che è venuto dopo, durante il weekend genovese. Dentro i mezzi, stanchezza e silenzi, e quel silenzio dolce che sai bene cos’è: il silenzio di chi è stato felice e adesso ha bisogno di metabolizzare. Qualcuno russa, qualcuno guarda fuori, qualcuno scorre le foto sul telefono.

A Salce, il piazzale davanti alla sede del Gruppo ci accoglie come ci aveva salutati cinque giorni prima — solo che adesso siamo cambiati, anche se di pochissimo, anche se non sapremmo dire bene in che cosa. Si scaricano i bagagli, si scaricano vettovaglie e striscione con cura, si scaricano i ricordi che terremo da parte per il Col Maòr e per le serate in sede.
Adunata Genova 2026, archiviata
Adunata Genova 2026, dunque, archiviata. È stata splendida come sempre — come avevamo augurato a tutti il primo giorno, scrivendo dalla bocciofila di Chiavari. Lo ridiciamo adesso, a chiusura del nostro diario: sarà sempre splendida finché ci sarà un Alpino in piedi a portare il cappello.

Ma c’è ancora una pagina da scrivere. Una pagina importante, che non era nei programmi quando siamo partiti da Salce, e che è nata da un gesto che chi scrive ha fortemente voluto in mezzo alla festa: il pellegrinaggio al monumento di Guido Rossa, l’Alpino paracadutista bellunese ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979. Una pagina che non parla del nostro viaggio, ma del perché lo facciamo. Una pagina per non dimenticare.
La trovate nella quinta e ultima puntata di questo diario.
— dal taccuino di viaggio del Gruppo Alpini di Salce
Quarta giornata · La sfilata della domenica
Tappe: Bocciofila di Chiavari · Stazione di Chiavari · Carignano · Ammassamento · Sfilata per le vie di Genova · Ritorno a Salce
Striscione di Sezione: “Alpini faro di speranza per l’Italia”
Hanno sfilato con noi: Gianni Casula (giunto da Torino) · Fanfara della Cadore (in apertura) · Lorenza De Kunovich (in rappresentanza del Comune di Belluno con fascia tricolore)
Diario dell’Adunata · 5 puntate
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