Adunata Genova 2026 · Giorno 1: Chiavari
Diario dell’Adunata · Puntata 1 di 5
Da Salce a Chiavari – Passando per Agazzano e la Valle del Trebbia
Sono le sette in punto di giovedì 7 maggio 2026, quando il piazzale davanti la sede del Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce si anima di voci, di abbracci, di quel brusio fatto di entusiasmo trattenuto che ogni anno, puntuale come il calendario, precede la partenza per l’Adunata Nazionale. Il pulmino è stato caricato già la sera prima con brande, sacchi a pelo, vettovaglie varie e “brandizzato” con i poster dell’ANA preparati per l’Adunata 2026. Genova ci aspetta, e noi siamo pronti a raggiungerla con la solennità lieve di chi sa di partecipare a un rito antico.

Mai previsione fu più azzeccata!
Come tradizione vuole — e le tradizioni, fra noi Alpini, non si discutono — la prima sosta è al Bar da Jole, per il caffè portafortuna. È un gesto piccolo, quasi insignificante per chi guarda da fuori, ma per noi è il sigillo che dà ufficialità alla partenza. Senza quel caffè non si va da nessuna parte. Adonella (figlia di Jole) lo sa, e ci accoglie con il sorriso di sempre.
Lungo l’autostrada, fra un uovo sodo e un bicchiere di compagnia
Il pulmino macina chilometri con la pazienza di un vecchio mulo delle salmerie. La sosta in autostrada è anch’essa rituale: l’uovo sodo, il bicchiere di vino, le quattro chiacchiere fra commilitoni di una sola vita, quella alpina. Quest’anno, per la prima volta, si è aggiunta anche una delle nostre signore, Mara, che qui sotto vediamo ripresa in un assaggio, fra una fetta di salame e una di formaggio. Verrà poi raggiunta da altre 4 “stelle alpine”, di cui vi racconterò più in là.

C’è chi racconta l’Adunata di vent’anni fa, chi si toglie il cappello per tagliar meglio la “sopressa”, chi semplicemente guarda fuori dal finestrino e tace, perché certe emozioni non hanno bisogno di parole, aspettando che qualcuno gli porti un bicchiere di quello buono.
Agazzano, vecchia conoscenza
A mezzogiorno passato siamo ad Agazzano, in provincia di Piacenza, all’Albergo Ristorante del Cervo. Non è la prima volta che ci ferma qui: lo abbiamo eletto a tappa fissa fin dall’Adunata di Piacenza, e l’abbiamo confermato in occasione della recente Adunata di Milano. Il ristorante è gestito da generazioni dalla Famiglia Panizzari, con Alberto e la sorella Paola che continuano la gestione, assieme a mamma Carmen, nel ricordo del papà, Antonio. Qui, la cucina emiliana ha la virtù delle cose autentiche — non stupisce, conforta. Pisarei e fasò, salumi del territorio, tortelli con la coda: il Cervo non delude mai.

Ad attenderci troviamo il nostro amico e socio Mosè Sommavilla con la moglie Manuela, che si sono uniti alla comitiva – arrivando da Vigevano – proprio per condividere questo momento enogastronomico. Fra una portata e l’altra, a richiesta, partono i canti — perché un pranzo alpino senza canti è come una montagna senza croce. Da altri tavoli arrivano richieste, suggerimenti, proposte: Sul cappello, La mula de Parenzo, etc.. Le voci si intrecciano, qualcuno si commuove, qualcuno stona e si ride. Tanto.
È così che si costruisce un’Adunata, prima ancora di arrivarci.
La risalita della Val Trebbia
Lasciato il Cervo, andiamo davanti al Castello di Agazzano, per un simpatico scambio di regali fra Alpini di Salce e di Agazzano. Poi il capogruppo imbocca la strada della Val Trebbia, quella che Hemingway definì la più bella del mondo (ma noi, dopo averla percorsa, ne dubitiamo molto!) e che, francamente, per il paesaggio non aveva tutti i torti. Ma le curve! Le curve si stringono, i borghi si rincorrono sulle alture, il fiume serpeggia in basso con i suoi greti di pietra bianca. È il paesaggio dell’Appennino quello che attraversiamo, severo e dolce insieme, fatto di castagni e di vecchi mulini, di pievi romaniche e di osterie dimenticate.

Si valica, si scende, si valica di nuovo. Il pullman si arrampica e poi si lascia cullare verso il mare, che si annuncia da lontano come un soffio salmastro nell’aria. Quando la Liguria si apre davanti a noi è già sera.
Chiavari, casa lontana da casa
A Chiavari ci accolgono Antonello Solari e la moglie Patrizia Sacchet — rispettivamente cognato e sorella di Michele, nostro socio e consigliere. Hanno preparato ogni cosa con la cura di chi sa che cosa vuol dire ospitare un gruppo di Alpini in marcia: il tendone è quello dei campi della locale bocciofila chiavarese, il “retrobottega” l’abbiamo già vissuto nell’Adunata del 2001 con una cena di pesce che a Salce ancora tanti ricordano, e l’aria sa di salsedine e di pino marittimo.

L’accampamento prende vita in pochi minuti. Sappiamo come si fa: l’abbiamo fatto cento volte, in cento luoghi diversi d’Italia. Le brande sanno di accampamento improvvisato, ma la bocciofila ci offre quel po’ di terra ferma e fraterna che a un Alpino, in trasferta, basta e avanza.
Fave fresche, affettati e vino d’Abruzzo
La cena è all’aperto, attorno a un tavolone di pietra che ha l’aria solenne degli altari laici.
Fave fresche da sgranare, affettati liguri, formaggi del territorio, pane e focaccia ligure appena usciti dal forno. Il tutto bagnato dal vino rosso della famiglia Spinelli di Atessa, in provincia di Chieti — nostri amici di lunga data, abruzzesi che hanno saputo coltivare insieme ai filari anche un’amicizia genuina con il nostro Gruppo.

Si brinda, si racconta, si ride. Qualcuno tira fuori due strofe, ma che fatica ricordare le parole delle nostre canzoni. Segno che l’età avanza e, con lei, la memoria si accorcia. Le luci della tavolata si confondono con le prime stelle. Attorno alla tavola c’è di tutto: bellunesi, chiavaresi, veronesi, trevisani, trentini, tutti uniti dalla voglia di stare assieme in allegria.
È una di quelle sere che, quando saremo vecchi e i nostri nipoti ci chiederanno cos’era l’Adunata, ci piacerà raccontare per filo e per segno.
I vicoli di Chiavari, in barba ai cattivi presagi
In tarda serata, per nulla preoccupati delle voci sulle antagoniste che ci arrivano da Genova — voci che, lo diciamo subito, non scalfiscono di un millimetro la nostra serenità — ci incamminiamo verso il centro storico di Chiavari. È allora che la cittadina ci si rivela in tutta la sua bellezza riservata: i portici lunghissimi, i carruggi stretti, i palazzi dai colori pastello, le insegne in ferro battuto, i piccoli negozi di mare e di terra, le piazze improvvise che si aprono come radure dopo il bosco.

Camminiamo in gruppo, con il passo lento di chi non ha più fretta, chiacchierando di tutto e di niente, perché l’Adunata è ormai vicina e la fatica del viaggio si è sciolta nel vino. Chiavari ci appare per quello che è: una piccola gemma del Tigullio, generosa e schiva insieme, perfetta antechiesa di Genova.
Arrivederci a domani
Si rientra al tendone con il passo di chi sa che domani sarà un giorno grande. Ci diamo tutti l’arrivederci a domani e col pensiero auguriamo agli Alpini, ai genovesi, e a tutti coloro che in questi giorni si stringeranno sotto le bandiere tricolori, una splendida Adunata.
Sarà bellissima, come sempre. Come è sempre stata, e come sempre sarà finché ci sarà un Alpino in piedi a portare il cappello con la penna.
— dal taccuino di viaggio del Gruppo Alpini di Salce
Prima giornata di viaggio · Salce – Chiavari
Tappe: Bar da Jole (Salce) · Albergo Ristorante Cervo (Agazzano, PC) · Val Trebbia · Bocciofila di Chiavari (GE)