Ponte di Perati: storia vera, leggenda e il canto degli Alpini

Alpini e muli in abbeverata sulla Vojussa, nelle vicinanze del Ponte di Perati

Per non dimenticare

Ponte di Perati: la vera storia dietro la canzone degli Alpini

Ogni adunata la si canta, quasi sempre con un nodo alla gola.
Ma cosa c’è di documentato dietro i versi di “Sul ponte di Perati”, e cosa appartiene invece alla leggenda che gli Alpini si sono tramandati per oltre ottant’anni?

Chi digita “ponte di Perati storia vera” in un motore di ricerca sta ponendo una domanda precisa: quella canzone che tutti conosciamo, che si canta sottovoce all’Adunata Nazionale e nelle ricorrenze alpine, racconta davvero un episodio accaduto oppure è — come tante ballate di guerra — un mito costruito nel tempo?

La risposta più corretta è: entrambe le cose.

C’è una storia vera, documentata, fatta di uomini, chilometri di marcia, freddo, fango e perdite pesantissime.

E c’è un canto che quella storia la racconta a modo suo, con le libertà che la poesia popolare si è sempre presa.

Da dove viene davvero la canzone

La prima cosa che sorprende chi va a studiare l’origine di “Sul ponte di Perati” è che il canto non nasce da zero nell’autunno del 1940.

La melodia e la struttura dei versi riprendono infatti un canto alpino più vecchio, “Sul ponte di Bassano”, conosciuto già prima della Seconda Guerra Mondiale e legato alla tradizione della Grande Guerra.

Gli Alpini della Julia presero quel modello — un ponte come immagine del punto di non ritorno, l’addio alla persona amata, i compagni che non tornano — e lo adattarono alla propria esperienza nella campagna greco-albanese.



Una curiosità sul canto

Prima di Perati c’era Bassano

La Commissione per la difesa del canto alpino dell’Associazione Nazionale Alpini ricorda che “Bandiera nera”, conosciuta anche come “Sul ponte di Bassano”, era già diffusa nei reparti alpini negli anni precedenti alla Seconda Guerra Mondiale.

Durante la campagna di Grecia, gli Alpini della “Julia” ne rielaborarono le parole e nacque la versione legata al ponte di Perati che conosciamo oggi.

Coro alpino

C’è poi un secondo dettaglio, meno noto, che complica ulteriormente l’idea di un canto semplicemente patriottico.

Alcune delle strofe che circolavano fra i soldati avevano un tono assai più duro nei confronti della guerra e di chi l’aveva decisa.

“Quelli che l’han voluta non son partiti,
quelli che son partiti non son tornati.”

Un verso del genere trasformava il canto da semplice lamento funebre in una critica esplicita alla guerra.

Non sorprende quindi che “Sul ponte di Perati” sia stato considerato disfattista e proibito durante il regime fascista.

Alpini in Albania durante la campagna di Grecia

Alpini in Albania, durante la campagna di Grecia.
Foto Istituto Luce

Una canzone proibita

Gli Alpini continuavano a cantarla

Una testimonianza pubblicata dall’Associazione Nazionale Alpini ricorda che già nell’aprile 1941 il canto veniva insegnato dai reduci rientrati dall’Albania alla Scuola Militare Alpina di Aosta.

Era proibito perché giudicato “disfattista”, ma proprio per questo gli Alpini ne percepivano il significato più profondo: non una celebrazione della guerra, bensì un doloroso de profundis per i compagni rimasti sulle montagne della Grecia.



Cosa accadde davvero nell’autunno del 1940

Qui la storia, quella vera, è tutt’altro che leggenda.

Il 28 ottobre 1940 le truppe italiane invasero la Grecia partendo dall’Albania.

La Divisione Alpina “Julia” — con l’8° e il 9° Reggimento Alpini e reparti che comprendevano battaglioni dai nomi entrati nella storia come Tolmezzo, Gemona, Cividale, Vicenza e L’Aquila — avanzò nella zona montuosa del Pindo.

Il compito assegnato alla divisione era estremamente ambizioso: penetrare attraverso le montagne e contribuire a separare le forze greche dell’Epiro da quelle schierate più a nord.

Andò molto peggio del previsto. La resistenza greca si rivelò molto più forte di quanto i comandi italiani avessero immaginato.
La Julia dovette combattere in condizioni durissime, su montagne elevate, sotto la pioggia e poi nella neve, con collegamenti e rifornimenti sempre più difficili.

Le settimane successive furono un susseguirsi di combattimenti, marce estenuanti e ripiegamenti.
Per molti uomini della Julia il nome Perati sarebbe diventato il simbolo di quel momento: la porta attraverso la quale passava la ritirata verso l’Albania.

Geografia e leggenda

Il ponte di Perati non attraversava la Vojussa

È uno dei dettagli più interessanti della storia.

Il canto ha legato per sempre Perati alla Vojussa, ma il ponte passato alla storia non attraversava direttamente quel fiume.

Il ponte si trovava sul Sarantaporos, corso d’acqua che confluisce nella Vojussa (torrente Vjosa, per la gente del posto) circa due chilometri più a valle, al confine fra Grecia e Albania.

La memoria collettiva ha finito per unire ponte e grande fiume in un’unica immagine geografica e poetica.

È un esempio perfetto di come il canto popolare possa essere geograficamente impreciso e, nello stesso tempo, storicamente potentissimo.

Corona al Ponte di Perati degli Alpini del Gruppo di Trichiana

2024 – Ponte di Perati: il Gruppo Alpini di Trichiana
(Sezione ANA di Belluno) depone una corona in ricordo degli Alpini caduti.



Quattro giorni attorno al ponte

Con il contrattacco greco, il ponte divenne realmente un punto decisivo.

Secondo la ricostruzione storica pubblicata dall’Associazione Nazionale Alpini, il 18 novembre 1940 la difesa italiana era ormai concentrata proprio sul ponte di Perati, divenuto un passaggio obbligato per il ripiegamento.

Seguirono quattro giorni di combattimenti.
Il 22 novembre arrivò infine l’ordine alla Julia di ripiegare, facendo saltare il ponte per rallentare l’avanzata greca.

Alpini e muli nel fango dell'Albania

Alpini e muli nel fango dell’Albania

22 novembre 1940

Il ponte viene fatto saltare

Gli Alpini non persero semplicemente il ponte: furono gli stessi reparti italiani, durante il ripiegamento, a distruggerlo per ostacolare l’inseguimento nemico.

Da quel momento il ponte materiale entrò definitivamente nella memoria della Julia come un confine fra chi riuscì a tornare e chi rimase sulle montagne della Grecia.


 

Dante Chichiarelli, reduce e protagonista della testimonianza Miracolo al Ponte di Perati

 

Dante Chichiarelli, protagonista della testimonianza
“Miracolo al Ponte di Perati”.
Foto: Gruppo Alpini Salce.

Una testimonianza da leggere

Il “Miracolo al Ponte di Perati” raccontato da Dante Chichiarelli

Accanto alla storia della canzone esistono anche le storie personali di chi quella campagna la visse davvero.
Una delle più toccanti è quella del reduce Dante Chichiarelli, raccolta durante l’Adunata Nazionale degli Alpini di Padova.

Il suo racconto, intitolato “Miracolo al Ponte di Perati”, ci porta dentro quei giorni attraverso gli occhi di un singolo Alpino: non più soltanto movimenti di reparti, date e carte militari, ma paura, sopravvivenza e memoria personale.


Leggi “Miracolo al Ponte di Perati” →

Il ritorno verso Perati

La guerra, naturalmente, non finì con il ripiegamento del novembre 1940.

Per mesi italiani e greci continuarono a combattere sulle montagne dell’Albania e dell’Epiro, in condizioni durissime.

Solo nella primavera del 1941, dopo l’intervento militare tedesco nei Balcani e il crollo del fronte greco, le truppe italiane poterono avanzare nuovamente verso le posizioni abbandonate mesi prima.

È in questo contesto che acquista significato l’ultima strofa, quella che trasforma il lutto iniziale in un’immagine di ritorno:

“Alpini della Julia in alto i cuori…”

Nella memoria alpina il tricolore sul ponte diviene così la conclusione simbolica di una vicenda cominciata nel fango e nella ritirata.

Allora, è una storia vera?

Sì e no.

Ed è proprio questo a renderla una storia degna di essere raccontata ancora oggi.

Sono veri la Julia, i suoi uomini, il Pindo, la campagna di Grecia, il Sarandaporos, la Vojussa, il ponte, i combattimenti del novembre 1940, il ripiegamento e la distruzione del ponte.

È vera soprattutto la sofferenza di migliaia di soldati mandati a combattere una guerra iniziata con una preparazione gravemente insufficiente.

Non è invece un resoconto giornalistico dei fatti la canzone stessa.

È un canto costruito su un modello precedente, modificato dai soldati e tramandato oralmente, capace di concentrare settimane e mesi di guerra in poche immagini:


un ponte, una bandiera nera, un fiume,
un addio e il ricordo dei compagni rimasti sulle montagne.

È esattamente quello che fa da sempre il canto popolare:
non racconta la storia come un bollettino militare, ma la condensa in un simbolo che può essere ricordato, cantato e trasmesso da una generazione all’altra.

Michele Sacchet

 

Foto di copertina: Alpini e muli in abbeverata sulla Vojussa, nelle vicinanze del Ponte di Perati.

Fonti e approfondimenti

  • Associazione Nazionale Alpini,
    Gli Alpini nella storia d’Italia – Campagna di Grecia
  • Associazione Nazionale Alpini,
    Commissione per la difesa del canto alpino – Canti degli Alpini
  • Associazione Nazionale Alpini,
    Scritti… con la divisa
  • Coro Marmolada,
    Vi racconto un canto: Sul ponte di Perati
  • Alceste Mainardis,
    Sul ponte di Perati bandiera nera
Storie e memoria degli Alpini

admin

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