Dieci anni dal terremoto del Centro Italia: quando gli Alpini risposero «Presente»
Le 3.36 del mattino del 24 agosto 2016.
È un’ora che è entrata nella storia recente del nostro Paese.
Una violentissima scossa di terremoto di magnitudo 6.0 colpì il Centro Italia, con epicentro tra i comuni di Accumoli (RI) e Arquata del Tronto (AP), investendo soprattutto i territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.
Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto divennero in poche ore i nomi simbolo di una tragedia che avrebbe causato 299 vittime, centinaia di feriti e la distruzione di intere comunità.
A quella prima terribile notte seguirono mesi difficilissimi. Le nuove scosse del 26 e del 30 ottobre, e quelle del gennaio 2017, ampliarono ancora il territorio colpito e costrinsero migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni.
Questo articolo ricorda il terremoto Centro Italia 2016 e il ruolo che ebbero gli Alpini, tra soccorso immediato nelle zone terremotate e una lunga stagione di solidarietà che coinvolse anche la nostra provincia.
Dati: Dipartimento della Protezione Civile e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
I volontari della Protezione Civile, tra cui migliaia di Alpini, furono mobilitati fin dalle prime ore per portare aiuto alle popolazioni colpite dal sisma.
Gli Alpini non aspettarono di essere chiamati due volte
Quando c’è un’emergenza, per gli Alpini le parole lasciano rapidamente spazio ai fatti.
Fu così anche nell’agosto del 2016.
La Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Alpini si mise immediatamente a disposizione del sistema nazionale di Protezione Civile. Squadre di volontari provenienti da diverse regioni raggiunsero le aree terremotate, lavorando all’interno della complessa macchina dei soccorsi e dell’assistenza alla popolazione.
C’erano tende da montare, campi da organizzare, pasti da preparare, materiali da trasportare, strutture da mettere in sicurezza. C’erano soprattutto persone spaventate, anziani, famiglie e bambini che avevano perso in pochi secondi la casa, le proprie cose e, in troppi casi, qualcuno che amavano.
A Norcia l’A.N.A. mise a disposizione anche il reparto di radiologia del proprio Ospedale da Campo, a supporto della sanità locale.
E quando la prima fase dell’emergenza terminò, gli Alpini rimasero.
Perché il loro impegno non doveva limitarsi al soccorso immediato: bisognava aiutare quelle comunità a ricominciare.
Aiutare i vivi per onorare i morti.
UNO DEI PRINCIPI CHE MEGLIO RACCHIUDE LO SPIRITO DELLA SOLIDARIETÀ ALPINA — un’eredità che raccontiamo
anche nel ricordo di Nardo Caprioli
L’iniziativa, ideata da Michele Sacchet del Gruppo Alpini di Salce, trovò immediatamente il sostegno delle tre Sezioni di Belluno, Cadore e Feltre e si trasformò in una mobilitazione collettiva che
coinvolse decine di Gruppi, centinaia di volontari e migliaia di cittadini.
Duecento cassettine, decine di iniziative e una provincia che rispose
La macchina della solidarietà partì rapidamente.
Vennero predisposte circa 200 cassettine, distribuite negli esercizi commerciali e nei locali delle vallate bellunesi, affinché chiunque potesse dare anche soltanto pochi euro.
Fu aperto un conto corrente dedicato. Arrivarono donazioni spontanee.
I Gruppi Alpini cominciarono ad organizzare cene, lotterie, manifestazioni, incontri ed eventi.
Dietro ogni euro raccolto c’era qualcuno: un alpino, un volontario, un commerciante, un’associazione, una famiglia, magari un bambino che infilava una moneta nella cassettina.
La cifra cresceva giorno dopo giorno.
Quello che all’inizio poteva sembrare un obiettivo ambizioso divenne uno straordinario movimento collettivo.

Il vicepresidente del Gruppo Alpini di Salce Michele Sacchet, ideatore dell’iniziativa, consegna l’assegno al presidente nazionale A.N.A. Sebastiano Favero.

Le delegazioni delle Sezioni A.N.A. di Belluno, Cadore e Feltre con l’assegno simbolico degli 81.035 euro raccolti a favore delle popolazioni del Centro Italia.
Quel 23 febbraio 2017 a Valdobbiadene
Il momento conclusivo arrivò il 23 febbraio 2017.
Le delegazioni delle tre Sezioni di Belluno, Cadore e Feltre si ritrovarono a Valdobbiadene per incontrare l’allora presidente nazionale dell’A.N.A., Sebastiano Favero.
Michele Sacchet, ideatore della raccolta, consegnò simbolicamente nelle sue mani l’assegno che riportava il risultato raggiunto fino a quel momento: 81.035 euro.
Non era soltanto un assegno.
Era il risultato di centinaia di piccoli e grandi gesti e, soprattutto, la dimostrazione che le tre anime alpine della provincia di Belluno, quando necessario, erano capaci di diventare una cosa sola.
Quei fondi furono trasferiti alla Sede Nazionale A.N.A., entrando nella più grande raccolta destinata alle opere che l’Associazione avrebbe realizzato nei territori terremotati.
Dall’emergenza alla ricostruzione
L’impegno dell’Associazione Nazionale Alpini non terminò con la fine dei campi di emergenza.
Grazie alle offerte giunte da tutta Italia vennero progettati interventi permanenti in diversi luoghi simbolo del terremoto, tra cui Accumoli, Arquata del Tronto, Campotosto e Preci, come racconta anche l’Associazione Nazionale Alpini.
La raccolta nazionale avrebbe raggiunto negli anni successivi una cifra superiore ai 3 milioni e mezzo di euro, senza neppure conteggiare il valore del lavoro prestato gratuitamente dai volontari.
È questo forse il dato che più racconta cosa significhi davvero Protezione Civile: non soltanto arrivare durante l’emergenza, ma restare vicini alle comunità quando le telecamere se ne sono andate.
Dieci anni dopo, non ricordiamo soltanto un terremoto
Oggi, 24 agosto 2026, sono trascorsi dieci anni.
Ricordiamo innanzitutto le 299 persone che persero la vita, le loro famiglie e le comunità che ancora portano le cicatrici di quella notte.
Ma ricordiamo anche una parte bellissima dell’Italia.
Quella che davanti alle macerie non chiede chi sei, da dove vieni o cosa puoi dare in cambio.
Quella dei Vigili del Fuoco, delle Forze dell’Ordine, dei sanitari, delle Forze Armate, della Croce Rossa, delle associazioni e delle migliaia di volontari della Protezione Civile.
E tra loro c’erano, ancora una volta, gli Alpini.
C’erano i nostri volontari che partirono lasciando famiglia, lavoro e impegni.
C’erano quelli rimasti a casa a raccogliere fondi.
C’erano i Gruppi che organizzavano iniziative.
C’erano i cittadini che riempivano le cassettine.
Tutti diversi. Tutti indispensabili. Tutti parte della stessa storia.
E per noi di Salce quel ricordo vale ancora qualcosa in più
Il nostro Gruppo ha sempre considerato la Protezione Civile una delle espressioni più autentiche dell’essere Alpini.
Dal terremoto del Friuli del 1976 alle successive emergenze nazionali, uomini del nostro Gruppo hanno scelto di esserci.
Non per apparire, ma perché qualcuno aveva bisogno.
Anche nel 2016 facemmo la nostra parte.
Con i volontari, con la solidarietà e con quell’idea, nata a Salce, che contribuì a mettere insieme per la prima volta Belluno, Cadore e Feltre.
Dieci anni dopo possiamo essere orgogliosi di quei giorni.
Non per ciò che abbiamo raccolto, ma per quello che, tutti insieme, siamo riusciti a rappresentare.
Per non dimenticare.
Nel ricordo delle vittime del terremoto del Centro Italia e con gratitudine verso tutti coloro che prestarono la propria opera, volontari, Alpini e cittadini.
GLI ALPINI C’ERANO.
GLI ALPINI CI SONO.
GLI ALPINI CI SARANNO.
Nel 2017 raccontammo sulle pagine del Col Maòr la conclusione della straordinaria raccolta fondi delle tre Sezioni.
Dipartimento della Protezione Civile – Emergenza terremoto Centro Italia 2016-2017;
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – Sequenza sismica dell’Italia Centrale;
Associazione Nazionale Alpini – Protezione Civile, Sisma Centro Italia 2016;
Col Maòr n. 1/2017 e archivio storico del Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce.