Bersagliere D’Isep: sempre presente!

Bersagliere D’Isep: sempre presente!

Ricordiamo Carlo D’Isep con un articolo che uscì sul Col Maòr pochi mesi prima della sua scomparsa.

A Mier cento penne portate con orgoglio.

L’Associazione nazionale Bersaglieri di Belluno nel giugno scorso ha portato gli auguri al più anziano dei suoi iscritti.

Si tratta del maresciallo Carlo D’Isep, 95 anni di Mier, che è decorato di Medaglia d’argento al valor militare sul campo per essersi ferito alla spalla sinistra in Egitto, a Sidi Rezegh il 26 novembre 1941.

Un vanto per  l’Associazione, soprattutto per la sua tempra. Ancora pieno di vita e con la mente più che lucida, quando si va a Mier a trovarlo legge personalmente la motivazione della sua medaglia.

«Durante un attacco notturno, accerchiato da forze preponderanti, malgrado la estrema difesa veniva fatto prigioniero. Condotto in una zona fortemente battuta dall’artiglieria dichiarava ai compagni che erano con lui che preferiva morire piuttosto che rimanere prigioniero e che li incitava ad assecondarlo nel proposito di una fuga. Approfittando di un momentaneo disorientamento del nemico dovuto ad un nostro attacco, eludeva la sorveglianza, rientrava nelle nostre linee e riprendeva subito il suo posto di combattimento. Per dirigere meglio il fuoco sulla sua mitragliatrice si esponeva non curante del pericolo e veniva ferito da una scheggia».

A coronamento di queste parole, il generale Bersani aggiungeva «il tuo esempio sarà di sprone ai camerati (che sta per commilitoni ndr) per il conseguimento della vittoria finale».

Il bersagliere D’Isep apparteneva al 9° reggimento di Treviso (30° battaglione della 5ª compagnia), era bersagliere motociclista e ciclista. Appartiene al corpo dei fanti piumati da quando aveva 21 anni. «Sono bersagliere da 64 anni», dice ancora pieno di orgoglio Carlo D’Isep, che porta nel cuore il motto «aggredisci e vincerai!».

Tornato dall’Africa ha dedicato la sua vita all’impiego pubblico, prima come vigile urbano di Belluno, poi come impiegato.

Nel 1945 sarà lui a liberare i cadaveri appesi agli alberi del bosco delle castagne.

Nel 1942 conosce e sposa Amalia Fregona, «il tesoro della mia vita», il loro matrimonio è durato per ben 62 anni.

Se gli si domanda cosa rimane, non esita a rispondere «due cose sono importanti volersi bene e andare d’accordo». Poi guarda il suo cappello di bersagliere, sorride e dice «sempre viva l’Italia».

Questo è Carlo D’Isep.

Articolo di Federica Fant per il Col Maòr n. 3 del 2012

 

 

I bersaglieri dell’intera provincia di Belluno si sono stretti attorno ai famigliari di Carlo d’Isep, mancato all’affetto dei suoi cari nei primi di maggio all’età di quasi 97 anni. «Carissimo Carlo, con te se ne va un pezzo d’Italia», commentano i fanti piumati. Maresciallo del 9° reggimento bersaglieri di Treviso (30° battaglione della 5ª compagnia) era decorato di Medaglia d’argento al valor militare sul campo per essersi ferito alla spalla sinistra in Egitto, a Sidi Rezegh il 26 novembre 1941. la motivazione della sua medaglia. Così recita la motivazione: «Durante un attacco notturno, accerchiato da forze preponderanti, malgrado la estrema difesa veniva fatto prigioniero. Condotto in una zona fortemente battuta dall’artigleria dichiarava ai compagni che erano con lui che preferiva morire piuttosto che rimanere prigioniero e che li incitava ad assecondarlo nel proposito di una fuga. Approfittando di un momentaneo disorientamento del nemico dovuto ad un nostro attacco, eludeva la sorveglianza, rientrava nelle nostre linee e riprendeva subito il suo posto di combattimento. Per dirigere meglio il fuoco sulla sua mitragliatrice si esponeva non curante del pericolo e veniva ferito da una scheggia». A coronamento di queste parole, il generale Bersani aggiungeva: «il tuo esempio sarà di sprone ai camerati (che sta per commilitoni ndr) per il conseguimento della vittoria finale». Tornato dall’Africa ha dedicato la sua vita all’impiego pubblico, prima come vigile urbano di Belluno, poi come impiegato. Nel 1945 sarà lui a liberare i cadaveri appesi agli alberi del bosco delle castagne. Nel 1942 conosce e sposa Amalia Fregona, «il tesoro della mia vita», come amava dire sempre. Il loro matrimonio è durato per ben 62 anni.

Federica Fant, italiana

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