VITTORIO DE BIASI REDUCE DI RUSSIA

VITTORIO DE BIASI REDUCE DI RUSSIA

L’Alpino che si salvò dal gelo della steppa grazie ai valenki, i calzari di feltro russi che aveva barattato con i suoi scarponi.

Vittorio De Biasi in divisa

Vittorio, Classe 1921, venne chiamato alla armi il 21.01.1941. Soldato della 122^ Compagnia Artieri, II° Btg. Misto Alpini, 4° Rgt. Genio, 2^ Div. Alpina “Tridentina”, partì per il fronte russo il 22.07.1942.

Come già accennato, nella pagina accanto, egli condivise, durante la ritirata di Russia, i patimenti e i rischi con il suo commilitone e amico Giovanni Colle fino alla sera del 19.01.1943 (data presunta), quando quest’ultimo venne mandato in ricognizione e non tornò più indietro.

Da quel momento sono trascorsi 66 anni e la sua famiglia non ha mai saputo che fine abbia fatto.

Ecco in sintesi la testimonianza di Vittorio:

“Il compito della mia Compagnia era di preparare i campi minati, i camminamenti e le trincee. Venimmo aggregati al Btg. “Vestone” del Rgt. Alpini, comandato dal Maggiore Bracchi.

Durante la ritirata, io e l’amico Giovanni Colle, ci impossessammo di un cavallo e alternativamente gli montavamo in
groppa.

Così un po’ a piedi e un po’ a cavallo, al seguito della Divisione “Tridentina”, sulla sterminata distesa di neve, con temperature che oscillavano dai 30° ai 40° sottozero ed esposti agli attacchi del nemico, giungemmo una sera vicino ad un villaggio.

I valenki, calzari di feltro russi

Il Maggiore Cassoli, comandante del II° Btg. Genio Alpini, visto Giovanni, che in quel momento era a cavallo, gli ordinò di andare in ricognizione verso quel villaggio per verificare se era occupato dai russi. Fu l’ultima volta che lo vidi.

Giunto a Nikolajewka il 26 gennaio – continua Vittorio andai all’assalto con una gallina appesa alla cintola.

Il Maggiore Bracchi, accortosi di ciò, mi chiese, stupito, che ne facessi della gallina, risposi che se non si mangia non si va avanti ed egli di rimando: “Pensa invece a salvarti la pelle, non a mangiare”.

Fortunatamente riuscii a salvare la pelle e riguardo alla gallina non ricordo che fine abbia fatto. Se sono uscito indenne da questa tragica situazione, parte del merito va ai valenki, cioè a dei calzari di feltro russi, che avevo barattato con i miei scarponi”.


Relativamente a questi stivali particolari, riportiamo in breve quello che scrisse Egisto Corradi nel libro “La ritirata di Russia”:

“Devo certamente alla sorte il fatto di essere uno dei pochi superstiti tra coloro che erano sulle posizioni avanzate della “Julia”.

L’essere stato provveduto di valenki è uno degli elementi di questa sorte. Io credo che se tutti i soldati italiani, della campagna di Russia, fossero stati tempestivamente muniti di valenki, si sarebbero avute decine di migliaia di congelamenti in meno.

In molti casi, questa incomprensibile negli genza da parte dello Stato Maggiore, costò la
prigionia e la morte. Elastico e flessibile, il valenki cede facilmente spazio al piede che si ingrossa per il lungo camminare.

Vittorio De Biasi in una foto del 2009, a 87 anni

Le scarpe alpine, invece, avevano il grande inconveniente di non riuscire più a contenere il piede quando questo si era gonfiato per il freddo e la fatica.

Quindi una volta tolti gli scarponi e non potendo più coprire i piedi in altra maniera, il congelamento era inevitabile e la morte quasi certa”.

Ma torniamo a Vittorio, il quale raggiunse Gomel, vale a dire la salvezza, ai primi di febbraio del 1943.

Tornò in Italia il 1° aprile e dopo un mese di licenza rientrò al Corpo presso Bolzano.

Il 9 settembre 1943, cioè il giorno dopo la comunicazione dell’Armistizio, venne catturato dai tedeschi a Bressanone e in camion portato a Innsbruck. In seguito lo internarono in un campo di concentramento in Prussia.

Il 24 gennaio 1945 venne liberato dai russi (ironia della sorte) e portato a Karkov. Venne poi consegnato agli americani e il 6 ottobre, dello stesso anno, rimpatriò definitivamente.

Vittorio De Biasi, 87 anni ben portati, abita a Tisoi di Belluno, accanto alla moglie Agnese Magrin che sposò nel 1951.

Hanno due figlie: Angela maritata Toffoli (Salce) e Teresa maritata Da Rold (Tisoi).

 

Armando Dal Pont per il Col Maòr n. 1 del 2009

 

 

Vittorio De Biasi è “andato avanti” nel giugno del 2014. Aveva 92 anni.

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