25 Aprile a Belluno: Piazza dei Martiri torna a essere il cuore della Liberazione
Una cerimonia partecipata e le parole di Sara Rizzotti: Belluno celebra l’81° Anniversario della Liberazione con la città in piazza
Una piazza piena. Una città che non dimentica. Stamattina Belluno ha celebrato il 25 Aprile 2026 con una cerimonia sentita e partecipata in Piazza dei Martiri, il luogo che più di ogni altro porta incisa nella pietra la memoria della Resistenza bellunese.
Fin dalle prime ore del mattino, cittadini, famiglie, studenti e rappresentanti delle istituzioni si sono ritrovati sotto i lampioni di quella piazza che, l’81° anniversario dell’impiccagione dei quattro partigiani, avevamo già visto trasformarsi in luogo di coscienza collettiva.
Oggi, per la Festa della Liberazione, quella stessa piazza ha vissuto un’altra giornata che vale la pena raccontare e ricordare.
La cerimonia: bandiere, inni e vessilli di tante associazioni
La manifestazione si è aperta con lo schieramento dei gonfaloni e delle bandiere delle numerose associazioni combattentistiche e partigiane presenti, che hanno reso onore ai Caduti con la solennità che il momento richiedeva. Il Tricolore ha sventolato sul gonfalone della città di Belluno, sui labari delle sezioni alpine, sui vessilli delle associazioni d’arma e delle organizzazioni partigiane: un abbraccio di memoria che ha dato a tutta la cerimonia il giusto tono istituzionale e popolare al tempo stesso.
L’Inno di Mameli ha aperto ufficialmente la commemorazione, seguito dalla sfilata e dalle allocuzioni delle autorità. Il Sindaco di Belluno ha portato il saluto della città, ripercorrendo il significato del 25 Aprile non come data archiviata nei libri di storia, ma come impegno civile rinnovato ogni anno. Si sono succeduti al microfono altri rappresentanti istituzionali e delle associazioni, ciascuno con il proprio contributo alla memoria condivisa.
Sara Rizzotti: ancora lei, ancora le parole giuste
Tra gli interventi che hanno lasciato il segno, ancora una volta, quello di Sara Rizzotti, Presidentessa della Consulta Provinciale degli Studenti di Belluno. L’avevamo già ascoltata il 17 marzo scorso, in questa stessa piazza, quando con parole mature e coraggiose aveva parlato dei quattro partigiani impiccati ai lampioni davanti a una platea commossa. Oggi è tornata, con la stessa determinazione e una riflessione ancora più articolata.
Non possiamo che farle i complimenti più sinceri. Ci fossero più ragazze così, impegnate, preparate e capaci di parlare alla coscienza di una comunità intera. Sara è la dimostrazione che i giovani non sono indifferenti: sono presenti, pensanti, e quando trovano uno spazio autentico di partecipazione, sanno riempirlo con una qualità che molti adulti potrebbero invidiar loro.
Riportiamo qui di seguito il testo integrale del suo intervento.
«Autorità civili, cittadini, e soprattutto voi, studenti e studentesse.
Parlare oggi, qui, in Piazza dei Martiri come Presidentessa della CPS di Belluno, è un onore e non può essere un esercizio di retorica. Ogni volta che attraversiamo questo spazio, i nostri occhi cadono su quei lampioni che hanno sorretto il peso del sacrificio più estremo, come dissi il 17 marzo di questo anno. Quindi per noi bellunesi, il 25 aprile non è e non deve essere solo una data sul libro di storia: è l’aria che respiriamo tra queste montagne che furono rifugio e trincea. È un’eredità che ci appartiene per diritto di nascita, ma che dobbiamo meritare ogni giorno con le nostre intenzioni e le nostre buone azioni.
Come vi dissi in precedenza, spesso ci chiedono e ci chiediamo: “che cosa c’entrano i ragazzi del 2026 con la resistenza di 81 anni fa? Quella che ci ha liberati dal cappio nazifascista”. Ebbene noi centriamo. Perché la libertà non è un traguardo raggiunto una volta per sempre, ma un edificio che necessita di manutenzione costante. E la prima pietra di questa manutenzione è la conoscenza. Senza istruzione e senza lo studio critico della nostra storia, siamo disarmati di fronte alle manipolazioni e alle paure. Un giovane che non conosce è un giovane che non è libero di scegliere per sé stesso e anche per la società. Il nostro dovere di studenti comincia sui banchi: studiare non è un obbligo verso la scuola, ma un atto di amore verso noi stessi e verso la nostra libertà, una libertà che ci è stata concessa a caro prezzo. Solo chi capisce il mondo può avere l’ambizione di cambiarlo.
Ma la libertà senza il rispetto rischia di diventare arbitrio. La democrazia che la resistenza ci ha consegnato 81 anni fa non è la legge del più forte o del più rumoroso, ma la cura delle minoranze, l’ascolto di chi la pensa diversamente, il coraggio del dialogo. In un’epoca che ci spinge a urlare sui social, il vero atto rivoluzionario è tornare ad ascoltarsi e ad accettare l’altro. Rispetto significa riconoscere che la dignità di chi ci sta accanto è sacra quanto la nostra.
Ed è proprio parlando di ascolto e di democrazia che ci tengo a dire agli studenti che quest’anno, come Consulta Provinciale, abbiamo vissuto un momento di straordinaria intensità: il CNPC, Consiglio Nazionale dei Presidenti di Consulta. Lì, insieme a studenti provenienti da tutta Italia, abbiamo visto la democrazia in movimento — quella democrazia che ci è stata data 81 anni fa dalla resistenza e dai partigiani — e abbiamo compreso quanto sia difficile la costruzione di questo grande edificio, soprattutto quando ci si trova con tantissime persone che la pensano anche diversamente da noi. Non è stato solo un incontro formale, ma un laboratorio di sviluppo e di confronto. Abbiamo discusso di diritti degli studenti, di futuro, di benessere psicologico, di miglioramento delle infrastrutture, delle problematiche strutturali e interne alle scuole e di progetti per poter migliorare il nostro sistema scolastico. Il CNPC ci ha insegnato che il bellunese non è un territorio isolato, ma un pezzo fondamentale di un ingranaggio più grande. Ci ha dimostrato che quando gli studenti si uniscono con competenza e passione, le istituzioni non possono fare a meno di ascoltare. Questa è la democrazia che vogliamo: partecipata, attiva, coraggiosa.
A noi ragazzi e ragazze del bellunese spetta un compito preciso: non essere spettatori della storia. Non lasciamo che la libertà diventi un concetto astratto o, peggio, una parola vuota. Il 17 marzo di questo anno vi esortai a guardare questi monumenti come fratelli maggiori che hanno tracciato la strada; oggi sono qua a dirvi che noi siamo le sentinelle di questa piazza. Portiamo fuori da qui, nelle nostre classi e nelle nostre vite, lo spirito di chi ha saputo dire ‘no’ all’ingiustizia per poter dire ‘sì’ al futuro ma soprattutto a noi giovani. Preserviamo la libertà con la nostra partecipazione, difendiamola con la nostra gentilezza e alimentiamola con la nostra curiosità.
Con queste mie parole, che spero possano smuovere le coscienze di tutti i giovani e aprirvi il cuore al rispetto e alla conoscenza, vi auguro un Buon 25 Aprile e buona Festa della Liberazione a tutti noi.»
— Sara Rizzotti, Presidentessa della Consulta Provinciale degli Studenti di Belluno
La Banda della Città di Belluno e le “Bretelle Lasche”
A chiudere la mattinata, in un clima ormai disteso e festoso, è stata la Banda della Città di Belluno, che ha intrattenuto i presenti con il suo repertorio. Momento particolarmente apprezzato è stato quello dedicato al gruppo Bretelle Lasche, che ha interpretato alcuni brani tratti da La Casa sulla Marteniga di Tina Merlin — un omaggio alla grande giornalista e partigiana bellunese che della Resistenza fu voce instancabile e appassionata. Un finale capace di unire musica, memoria e identità locale nel modo più bello possibile.
Una cerimonia, quella del 25 Aprile 2026, che Belluno porterà con sé. Perché quando una piazza si riempie così, e quando una ragazza giovane sa trovare le parole che toccano il cuore di tutti, vuol dire che la memoria è viva. E che la libertà è ancora in buone mani.
Michele Sacchet
Foto M. Sacchet