CIRO, IL PARTIGIANO SICILIANO

CIRO, IL PARTIGIANO SICILIANO

Nel libro “L’isola senza ponte. Uomini e storie di Sicilia” di Matteo Collura la storia di “Ciro” Cacciatore, partigiano e martire per la libertà.

Non di rado i bei libri riservano delle sorprese.

Chi mai, ad esempio, avrebbe pensato che il colto volume “L’isola senza ponte. Uomini e storie di Sicilia” (Longanesi 2007) di Matteo Collura, scrittore e giornalista del Corriere della Sera, raccontasse un piccolo ma significativo pezzo di storia bellunese?

“L’isola senza ponte. Uomini e storie di Sicilia” (Longanesi 2007) di Matteo Collura

Protagonista d’un capitolo è infatti l’agrigentino Salvatore Cacciatore “Ciro”, 25enne, comunista, capo partigiano della brigata Nino Bixio, uno dei 4 combattenti per la libertà torturati e impiccati il 17 marzo 1945 ai lampioni del Campitello, la piazza che nel dopoguerra, in memoria del barbaro eccidio, ricorderà nel nome uno degli episodi più drammatici della resistenza bellunese, con il vescovo Girolamo Bortignon che abbracciò e benedisse i cadaveri ancora caldi degli impiccati: oltre a Cacciatore, Bepi De Zordo, Valentino Andreani e Gianleone Piazza.

Collura rievoca la storia di suo zio, Francesco Collura, sergente di Salò a Palmanova: torturato e ucciso dai partigiani italiani e sloveni, il suo corpo non tornò mai a casa.

Nel contempo egli narra la vicenda d’un coetaneo dello zio, Salvatore Cacciatore, ‘Ciro’ che scelse la resistenza e fu giustiziato dai nazisti a Belluno.

Due storie parallele di siciliani morti lontani da casa, uno da un lato della barricata, uno dall’altro.

La Sicilia non conobbe la lotta partigiana, perché gli americani spazzarono via i nazisti dopo lo sbarco, ma molti siciliani pagarono ugualmente un tributo di sangue alla Guerra di Liberazione.

Nel 2013 Enzo Barnabà dedicò a Salvatore Cacciatore la monografia “Il partigiano di piazza dei Martiri”, dedicata a quel suo giovane conterraneo che lasciò il seminario poco prima di prendere i voti, andò a combattere in Africa, poi disertò, e, tra il 1943 e il 1945, divenne partigiano, attivo nella zona di Perarolo.

Fu Giulio, il figlio di Cacciatore che non porta il cognome del padre, a iniziare la ricerca della vera storia del genitore che si credeva fosse morto disperso nella campagna di Russia.

Dalla Pagina Facebook della Biblioteca Civica di Belluno

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