Il gruppo Alpini per il Cambiamento aveva posto quattro domande all’ANA Nazionale. L’unica risposta arrivata — sul progetto Mozambico — è stata parziale e fumosa. Le altre tre: silenzio. Nel frattempo esplode la polemica sui 180 cappelli olimpici. Ivano Gentili risponde punto per punto al Segretario Azzi: i numeri sono cambiati, i soci non sono stati informati, Edil Pemba non è una ditta italiana. Le domande restano aperte. Tutte e quattro.
“Alpini da palùc” — alpini di poco valore, direbbe il dialetto bellunese. La si sentiva scherzosamente una volta quando qualche giovane tubo combinava una cazzata in caserma. La si sente ora, rivolta a chi ha distribuito il cappello alpino come un premio olimpico aggirando lo Statuto — e a chi, in tribuna, applaudiva.
La squadra di Protezione Civile del Gruppo Alpini Salce — tra le più attive della Sezione ANA di Belluno — è intervenuta alla scuola materna per la messa in sicurezza dei grandi alberi del giardino, operando con competenza e con l’ausilio della piattaforma aerea sezionale.
Nel dicembre 1942, durante l’Operazione Piccolo Saturno sul fronte del Don, il soldato sovietico Lev Ivanovič Zhdanov trovò un bersagliere italiano ferito tra i girasoli secchi della steppa russa. Non sparò. Guardando quel viso — tondo, ricciuto, dagli occhi neri — gli tornò in mente un quadro: L’indovina di Caravaggio. Accanto al ferito giaceva nella neve un libretto di preghiere stampato a Bergamo, la città del pittore. Una storia di guerra, d’arte e di umanità sopravvissuta all’odio.
Al Vinitaly di Verona, un bicchiere di vino e una conversazione casuale ci hanno riportati sul fronte russo del 1943. La figlia di Nelson Cenci — alpino, medico, poeta, amico di Fellini — ci ha raccontato suo padre. E il vino che porta il nome del suo libro più noto: Ritorno.
Il Comitato di Presidenza ANA chiarisce il progetto Mozambico: approvato all’unanimità in CDN, rendicontato nei bilanci, citato in ogni relazione morale. Il Col Maòr pubblica testualmente la comunicazione ufficiale del Segretario Nazionale Mauro Azzi. Sopra le parti, come sempre.
Un gruppo di 17 ex dirigenti nazionali dell’ANA alza la voce contro la gestione dell’associazione: governance opaca, il cappello alpino ai volontari della Difesa, nessun limite al mandato presidenziale e fondi per il Mozambico senza rendicontazione. A un mese da Genova, con gli occhi su Brescia 2027.
Gli italiani in Russia: due memorie dell’altra parte Dicembre 1942 – settembre 1943. Dai ricordi del carrista sovietico Sergej Otroščenkov e dalla testimonianza della civile ucraina Ekaterina Ivanovna Matejčuk, due sguardi sui soldati italiani mandati a morire a tremila chilometri …
Il 23 marzo 1944, dodici militari della GNR già Carabinieri Reali, di presidio alla centrale idroelettrica di Bretto di Sotto (Tarvisio), furono catturati dalla banda partigiana «Alto Isonzo» e condotti a tappe forzate sull’altopiano di Malga Bala, dove vennero trucidati. Nel 2009 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferì a ciascuno di loro la Medaglia d’Oro al Merito Civile: un riconoscimento atteso sessantacinque anni, per uomini rimasti troppo a lungo nell’oblio.
Quando gli studenti universitari bocciano per principio una convenzione scientifica con le Truppe Alpine — senza discuterne il merito — si rivela qualcosa di più profondo: un’ideologia che rifiuta sistematicamente tutto ciò che è riconoscibilmente italiano, dagli Alpini al presepe nelle scuole.
