Nella terza giornata dell’Adunata abbiamo voluto fermarci al monumento di Guido Rossa — bellunese di Cesiomaggiore, Alpino paracadutista, operaio dell’Italsider ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979 per aver denunciato un brigatista in fabbrica. Un Alpino dimenticato che non va dimenticato.
La grande sfilata di domenica sotto la pioggia sferzante, lo striscione “Alpini faro di speranza per l’Italia”, la Fanfara della Cadore in apertura, Lorenza De Kunovich in rappresentanza del Comune di Belluno. Il diario del Gruppo Alpini di Salce alla sua quarta puntata.
Finalmente Genova. Treno da Chiavari, incontri con gli Alpini bellunesi, le nostre stelle alpine assediate dai fotografi, Carlotta come guida nei vicoli di Carignano e la grande cena di pesce alla Bocciofila Chiavarese.
Focacce all’alba, treno per Rapallo, imbarcadero verso il promontorio: la seconda puntata del nostro diario racconta una giornata di mare fra Santa Margherita, Portofino e San Fruttuoso, con gli stranieri che fanno la fila per fotografarci.
Sette del mattino, il piazzale della nostra sede a Salce, il caffè portafortuna da Jole. Inizia così la prima puntata del nostro diario verso l’Adunata di Genova: una tappa ad Agazzano, la risalita della Val Trebbia, l’arrivo a Chiavari sotto il tendone della Bocciofila Chiavarese.
Alla 97ª Adunata di Genova il Teatro Carlo Felice ha ospitato tre cori, due dei quali senza legami con l’ANA. La Fanfara dei Congedanti della Cadore è rimasta fuori. Il perché è una storia che i grandi alpini genovesi — da Cantore a Robustelli, da Erizzo a Vigliero — non avrebbero mai voluto leggere.
A Genova si distribuiscono fischietti contro le penne nere. Sulla sharia, sui delitti d’onore, sul velo obbligatorio: silenzio. Una riflessione alpina sulla geografia delle proteste.
Chi era Nardo Caprioli, il presidente che costruì un asilo dove aveva combattuto e lasciò agli Alpini tre parole come eredità: ricordare i morti aiutando i vivi. Un articolo per augurare a tutti voi una buona Adunata a Genova.
Giuseppe Sartor, classe 1935, alpino di Orsago e titolare della SARBO SpA, corse le maratone di New York e Londra con il cappello alpino in testa. Una storia che arriva dalla voce di sua figlia Roberta, davanti a un bicchiere di quello buono.
Nel cimitero di Miane c’è una lapide con un nome che non suona né veneto né italiano: Jone Yoshikawa, interprete giapponese del Comando tedesco di Valdobbiadene, uccisa nel maggio 1945 e sepolta in questa terra che non era la sua. Un articolo apparso sul Col Maòr n. 1 · 2026.