Monte Nero, la notte in cui nessuno rimase solo

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Gennaio 1916, Monte Nero. Una corvée senza notizie, il telefono muto e la tormenta. Un colonnello parte con i volontari per cercare i suoi Alpini. Dalle pagine de L’Alpino del 1923 riaffiora una storia di coraggio, fiducia e fratellanza: la certezza che qualcuno sarebbe venuto a cercarli.

Filippo Dessole: la lapide sul mare e la storia ritrovata di un finanziere

incidente filippo dessole canniggione

Durante una passeggiata sul lungomare di Cannigione, una lapide ha attirato la mia attenzione. Le carte inviate dalla Guardia di Finanza mi hanno permesso di ricostruire la vita di Filippo Dessole, dalla prima chiamata alle armi nel 1918 fino alla sua morte nell’agosto 1940.

Agosto 1917: la battaglia della Bainsizza e il 7° Reggimento Alpini sull’Isonzo

Truppe italiane del Genio durante la campagna della Bainsizza

Centonove anni dopo, la Bainsizza conserva ancora le tracce di una delle più dure battaglie della Grande Guerra. Nell’agosto 1917, tra l’Isonzo, Monte Raune, Sirocaniva e Mesnjak, combatterono anche i battaglioni Belluno, Pieve di Cadore, Monte Antelao e Monte Pelmo del 7° Reggimento Alpini. Una storia di assalti, passerelle costruite sotto il fuoco, sete, sacrifici e uomini delle nostre montagne che questo articolo ricostruisce attraverso cronache e documenti storici.

Il Maestro sul Monte Santo

Arturo Toscanini al fronte WW1

Agosto 1917, fronte dell’Isonzo. Il maestro Arturo Toscanini, venuto al fronte per visitare il figlio Walter che presta servizio in artiglieria, convince il generale Capello a mettere su una banda militare. Il 26 agosto la porta in cima al Monte Santo, conquistato da poche ore, e vi dirige marce e inni per quattro giorni sotto il tiro austriaco.

Quando gli ungheresi arrivarono sul Piave

Dal gennaio al giugno 1918, la 20ª divisione Honvéd dell’esercito austro-ungarico presidiò la conca di Alano, Quero e Fener sul Piave: soldati ungheresi esausti, affamati e intrappolati in posizioni indifendibili, che loro stessi chiamavano “egérfogó” — la trappola per topi. Una storia dimenticata che appartiene anche a noi.

Zemplén Győző: un fisico, due nazioni, cento anni di silenzio

Nel febbraio 2026, italiani e ungheresi si sono incontrati al Ghertele di Roana per ricordare Zemplén Győző: fisico, professore, padre di cinque figli, ufficiale che rifiutò l’esonero e morì sull’Altopiano il 29 giugno 1916. Una storia di memoria che non conosce confini.

Alpini per un giorno, martiri per sempre: i cecoslovacchi di Nago

Sul Doss Alto di Nago, il 21 settembre 1918, un gruppo di legionari cecoslovacchi difese strenuamente la quota contro l’attacco austro-ungarico, vestendo l’uniforme italiana per una patria che non esisteva ancora. Tra i cinque catturati c’era Karel Nováček, sanitario, che fu impiccato il giorno dopo ad Arco con tre compagni — trentasei giorni prima che la Cecoslovacchia nascesse ufficialmente.

QUANDO GLI ALPINI SI RACCONTAVANO DA SOLI

Alpi Carniche - Serventi alpini alla mitragliatrice - ASDM -Foto coll. Minto

Il testo che proponiamo qui sotto è una trascrizione letterale, rispettosa fino all’ultima inflessione, di un articolo in cui Paolo Monelli parla di un libro fondamentale per la storia del Corpo e appena pubblicato, nel lontano 1922, “I Verdi: cinquant’anni di storia alpina 1872-1922”, opera storica curata da Renzo Boccardi e pubblicata per celebrare il cinquantenario della fondazione degli Alpini.

NÓI ALPINI SÖMA I MÜI DL’ ESERCIT!

Anni '20 - Una delle prime Adunate sul Monte Ortigara

Il racconto dell’Adunata del 1923 in un articolo apparso su La Stampa di Torino il 13 giugno 1923. Un testo firmato P.M., che non può farci venire in mente che il mitico Paolo Monelli (che era in redazione a La Stampa proprio in quegli anni e aveva combattuto anche all’Ortigara), con un’anima inconfondibilmente alpina: passo sicuro, lingua schietta, ironia ruvida e una commozione mai esibita. Un ex “scarpone”, autore del libro Le scarpe al sole (1921), ambientato anche tra Valsugana e Altopiano di Asiago, capace ora di restituire il senso profondo di una festa “senza autorità e senza cerimonie”, disordinata quanto autentica.

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