Centonove anni dopo, la Bainsizza conserva ancora le tracce di una delle più dure battaglie della Grande Guerra. Nell’agosto 1917, tra l’Isonzo, Monte Raune, Sirocaniva e Mesnjak, combatterono anche i battaglioni Belluno, Pieve di Cadore, Monte Antelao e Monte Pelmo del 7° Reggimento Alpini. Una storia di assalti, passerelle costruite sotto il fuoco, sete, sacrifici e uomini delle nostre montagne che questo articolo ricostruisce attraverso cronache e documenti storici.
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Agosto 1917, fronte dell’Isonzo. Il maestro Arturo Toscanini, venuto al fronte per visitare il figlio Walter che presta servizio in artiglieria, convince il generale Capello a mettere su una banda militare. Il 26 agosto la porta in cima al Monte Santo, conquistato da poche ore, e vi dirige marce e inni per quattro giorni sotto il tiro austriaco.
Dal gennaio al giugno 1918, la 20ª divisione Honvéd dell’esercito austro-ungarico presidiò la conca di Alano, Quero e Fener sul Piave: soldati ungheresi esausti, affamati e intrappolati in posizioni indifendibili, che loro stessi chiamavano “egérfogó” — la trappola per topi. Una storia dimenticata che appartiene anche a noi.
Nel febbraio 2026, italiani e ungheresi si sono incontrati al Ghertele di Roana per ricordare Zemplén Győző: fisico, professore, padre di cinque figli, ufficiale che rifiutò l’esonero e morì sull’Altopiano il 29 giugno 1916. Una storia di memoria che non conosce confini.
Sul Doss Alto di Nago, il 21 settembre 1918, un gruppo di legionari cecoslovacchi difese strenuamente la quota contro l’attacco austro-ungarico, vestendo l’uniforme italiana per una patria che non esisteva ancora. Tra i cinque catturati c’era Karel Nováček, sanitario, che fu impiccato il giorno dopo ad Arco con tre compagni — trentasei giorni prima che la Cecoslovacchia nascesse ufficialmente.
Il testo che proponiamo qui sotto è una trascrizione letterale, rispettosa fino all’ultima inflessione, di un articolo in cui Paolo Monelli parla di un libro fondamentale per la storia del Corpo e appena pubblicato, nel lontano 1922, “I Verdi: cinquant’anni di storia alpina 1872-1922”, opera storica curata da Renzo Boccardi e pubblicata per celebrare il cinquantenario della fondazione degli Alpini.
Il racconto dell’Adunata del 1923 in un articolo apparso su La Stampa di Torino il 13 giugno 1923. Un testo firmato P.M., che non può farci venire in mente che il mitico Paolo Monelli (che era in redazione a La Stampa proprio in quegli anni e aveva combattuto anche all’Ortigara), con un’anima inconfondibilmente alpina: passo sicuro, lingua schietta, ironia ruvida e una commozione mai esibita. Un ex “scarpone”, autore del libro Le scarpe al sole (1921), ambientato anche tra Valsugana e Altopiano di Asiago, capace ora di restituire il senso profondo di una festa “senza autorità e senza cerimonie”, disordinata quanto autentica.
Dal libro Al Fronte di Luigi Barzini, i racconti della guerra nei primi quattro mesi del conflitto, dagli ultimi giorni di maggio agli ultimi di settembre 1915, sul fronte dell’Isonzo.
Un racconto della Grande Guerra: l’incontro tra un giovane tenente e il nuovo comandante di divisione dopo l’abbandono di Monte Fior, tra disciplina militare e riflessione umana sulla guerra.
La storia di Angelo Schiocchet, detto il Lupo delle Tofane o el diaol de le Tofane, l’Alpino di Vezzano di Belluno protagonista delle battaglie sulle Tofane.