Il Camino dei Cappelli
Sulla prima Tofana gli alpini del «Belluno» perdevano il cappello salendo una scala di corda. Nel 1966 un vecchio ufficiale spiegò al Col Maòr il perché.
Gruppo Alpini "Gen. Pietro Zaglio" di Salce - Sezione ANA Belluno
Aiutare i vivi per onorare i morti (Nardo Caprioli)
Sulla prima Tofana gli alpini del «Belluno» perdevano il cappello salendo una scala di corda. Nel 1966 un vecchio ufficiale spiegò al Col Maòr il perché.
Gennaio 1916, Monte Nero. Una corvée senza notizie, il telefono muto e la tormenta. Un colonnello parte con i volontari per cercare i suoi Alpini. Dalle pagine de L’Alpino del 1923 riaffiora una storia di coraggio, fiducia e fratellanza: la certezza che qualcuno sarebbe venuto a cercarli.
Il viadotto ferroviario di Val di Siva, a San Fermo, fu fatto saltare nel 1917, ricostruito da prigionieri e donne e bombardato nel 1944. Lo racconta Armando Dal Pont nel Col Maòr.
Veronese di nascita, bellunese d’adozione, una vita al 7° Alpini: il ritratto del Gen. Pietro Zaglio scritto da Mario Dell’Eva nel 1964 e riletto con le altre carte del Col Maòr.
Oltre 200 residuati della Prima guerra mondiale sono stati neutralizzati in alta quota dagli artificieri del 2° Reggimento Genio Guastatori Alpini. Un’operazione che unisce sicurezza, storia e memoria delle montagne.
Socchieva di San Fermo · 1886–2026 Il ponte ferroviario sul torrente Siva compie 140 anni Nato di ferro, abbattuto dalla guerra, rinato di calcestruzzo: la grande arcata che scavalca la Val Siva, alle porte di Salce, attraversa indenne tre secoli di storia bellunese. Ci sono manufatti che gli uomini costruiscono per attraversare una valle, e … Leggi tutto
Dal gennaio al giugno 1918, la 20ª divisione Honvéd dell’esercito austro-ungarico presidiò la conca di Alano, Quero e Fener sul Piave: soldati ungheresi esausti, affamati e intrappolati in posizioni indifendibili, che loro stessi chiamavano “egérfogó” — la trappola per topi. Una storia dimenticata che appartiene anche a noi.
Nel febbraio 2026, italiani e ungheresi si sono incontrati al Ghertele di Roana per ricordare Zemplén Győző: fisico, professore, padre di cinque figli, ufficiale che rifiutò l’esonero e morì sull’Altopiano il 29 giugno 1916. Una storia di memoria che non conosce confini.
Sul Doss Alto di Nago, il 21 settembre 1918, un gruppo di legionari cecoslovacchi difese strenuamente la quota contro l’attacco austro-ungarico, vestendo l’uniforme italiana per una patria che non esisteva ancora. Tra i cinque catturati c’era Karel Nováček, sanitario, che fu impiccato il giorno dopo ad Arco con tre compagni — trentasei giorni prima che la Cecoslovacchia nascesse ufficialmente.
Il testo che proponiamo qui sotto è una trascrizione letterale, rispettosa fino all’ultima inflessione, di un articolo in cui Paolo Monelli parla di un libro fondamentale per la storia del Corpo e appena pubblicato, nel lontano 1922, “I Verdi: cinquant’anni di storia alpina 1872-1922”, opera storica curata da Renzo Boccardi e pubblicata per celebrare il cinquantenario della fondazione degli Alpini.
Il racconto dell’Adunata del 1923 in un articolo apparso su La Stampa di Torino il 13 giugno 1923. Un testo firmato P.M., che non può farci venire in mente che il mitico Paolo Monelli (che era in redazione a La Stampa proprio in quegli anni e aveva combattuto anche all’Ortigara), con un’anima inconfondibilmente alpina: passo sicuro, lingua schietta, ironia ruvida e una commozione mai esibita. Un ex “scarpone”, autore del libro Le scarpe al sole (1921), ambientato anche tra Valsugana e Altopiano di Asiago, capace ora di restituire il senso profondo di una festa “senza autorità e senza cerimonie”, disordinata quanto autentica.
Sul Col del Bos, zona Tofane, una pattuglia di Alpini ritrova la prima sepoltura di Giovanni Mezzacasa e Fabio Leone: la memoria di un passato eroico riportata alla luce.
La gita del Gruppo Alpini Salce a Trieste e al Sacrario Militare di Redipuglia è stata un’occasione per conoscere alcuni dei più importanti luoghi della memoria italiana, tra la Grande Guerra, il confine orientale e il ricordo di chi ha sacrificato la propria vita per il Paese. Il Sacrario di Redipuglia custodisce le spoglie di oltre 100.000 caduti della Prima Guerra Mondiale ed è il più grande sacrario militare italiano.
Una testimonianza raccolta all’Adunata di Bassano: la storia di Giuseppe De Agnoi, giovane di Marostica caduto sull’Ortigara, ricostruita grazie a una confessione fatta in punto di morte.
Cannone Ippopotamo: la leggendaria salita del 149G sull’Adamello Sei tonnellate di acciaio, neve, ghiaccio e centinaia di uomini. Nel 1916 un enorme cannone da 149 millimetri venne trascinato dagli Alpini fino oltre i tremila metri dell’Adamello. Lo chiamarono “Ippopotamo”. La sua storia è una delle imprese più incredibili della Guerra Bianca. Il Cannone Ippopotamo in … Leggi tutto
Il 1° settembre 1917, nel cielo di Belluno, un duello aereo vide protagonista Arturo Dell’Oro, pilota nato in Cile da famiglia piemontese, arruolato volontario nella Grande Guerra.
4 Novembre: non solo Giornata delle Forze Armate, ma soprattutto dell’Unità Nazionale. La storia dell’armistizio di Villa Giusti del 1918.
A Rovereto, il Tempio Ossario di Castel Dante ospita il 26° Incontro italo-austriaco della pace: Alpini trentini e Croce Nera austriaca uniti nel ricordo dei caduti.
Dal libro Al Fronte di Luigi Barzini, i racconti della guerra nei primi quattro mesi del conflitto, dagli ultimi giorni di maggio agli ultimi di settembre 1915, sul fronte dell’Isonzo.
A Godega Sant’Urbano una mostra sulla Grande Guerra, concerto e sfilata alpina nell’ambito dell’Antica Fiera, aspettando la 90ª Adunata Nazionale Alpini del Piave.