Bosco delle Penne Mozze: 2.403 nomi, 2.403 Alpini da non dimenticare
Domenica 30 agosto 2026 Cison di Valmarino accoglie il 55° Raduno al Bosco delle Penne Mozze. Un appuntamento che diventa occasione per raccontare la storia di uno dei luoghi simbolo della memoria alpina.
Domani, tra gli alberi del Bosco delle Penne Mozze, non ci saranno soltanto migliaia di persone. Ci saranno migliaia di nomi. Nomi incisi su piccole stele di pietra, uno per uno, ciascuno con un cognome, un comune di nascita, una data che si è fermata troppo presto. Domenica 30 agosto 2026, a Cison di Valmarino, in provincia di Treviso, si tiene il 55° Raduno al Bosco delle Penne Mozze: una cerimonia che si ripete ogni anno dal 1972, ma che non è mai diventata una semplice ricorrenza. È il momento in cui migliaia di alpini, familiari e semplici visitatori tornano in un bosco che non è un parco e non è un cimitero, ma qualcosa a metà: un luogo dove la natura custodisce la memoria di chi non è tornato.
Per il Gruppo Alpini di Salce, che ogni giorno lavora per non lasciar sbiadire la memoria degli Alpini bellunesi, il Bosco delle Penne Mozze rappresenta un riferimento naturale: uno dei posti dove il concetto di “adunata della memoria” ha preso forma concreta, prima ancora che diventasse un’espressione di uso comune.
Domenica 30 agosto il 55° Raduno al Bosco delle Penne Mozze
L’edizione 2026 del Raduno porta la cerimonia alla sua 55ª edizione. Il programma della giornata è stato definito nei giorni scorsi dalla Sezione ANA di Vittorio Veneto, che quest’anno condivide l’organizzazione con le Sezioni di Conegliano, Valdobbiadene e Treviso, secondo la turnazione che da sempre governa la cura del memoriale.
La cerimonia avrà inizio alle ore 10, con lo schieramento dei labari e dei gagliardetti, l’alzabandiera e l’onore alle Penne Mozze. È previsto l’intervento ufficiale del presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero, alla presenza del Labaro nazionale e dell’intero Consiglio direttivo. A seguire, la Santa Messa sarà celebrata da monsignor Fabio Dal Cin, arcivescovo prelato di Loreto, accompagnata dai canti dei cori Col di Lana e Mesulano, entrambi espressione della Sezione di Vittorio Veneto.
Per chi desidera partecipare, alcune indicazioni pratiche verificate: è organizzato anche un rancio alpino, su prenotazione, per chi vuole fermarsi a condividere il pranzo con le penne nere. L’accesso al Bosco nella giornata del Raduno è regolato con un servizio di bus navetta, in partenza dalle aree di sosta allestite a Cison di Valmarino dalle 7 alle 15: un accorgimento diventato necessario per l’afflusso che l’appuntamento richiama ogni anno da tutto il Veneto e non solo.
Nei giorni precedenti il Raduno, come da tradizione, i volontari alpini hanno curato la manutenzione del sito: taglio dell’erba, pulizia dei sentieri, verifica delle stele, cura delle aree verdi (come racconta QdpNews.it, che ha seguito i preparativi di questa edizione). Un lavoro silenzioso, che si ripete ogni anno e che raramente compare nelle cronache, ma che è la condizione perché il Bosco possa accogliere ogni 30 agosto migliaia di persone in un luogo ordinato e degno.
🇮🇹 DOMENICA 30 AGOSTO 2026 — IL 55° RADUNO
- Luogo: Bosco delle Penne Mozze, Cison di Valmarino (TV)
- Ore 10: schieramento, alzabandiera, onore alle Penne Mozze
- A seguire: intervento del presidente nazionale ANA Sebastiano Favero
- Santa Messa celebrata da mons. Fabio Dal Cin, con i cori Col di Lana e Mesulano
- Rancio alpino su prenotazione
- Accesso: solo con bus navetta dalle aree di sosta di Cison di Valmarino, dalle 7 alle 15
- Organizzano: Sezioni ANA di Vittorio Veneto, Conegliano, Valdobbiadene e Treviso

Che cos’è il Bosco delle Penne Mozze
Il Bosco delle Penne Mozze sorge a Cison di Valmarino, tra le colline del Quartier del Piave, ai piedi delle Prealpi trevigiane. Si estende su circa 15.956 metri quadrati, poco meno di due ettari, ed è al tempo stesso un bosco vero — con i suoi alberi, i suoi sentieri, il silenzio della natura — e un memoriale a cielo aperto dedicato agli Alpini caduti nati in provincia di Treviso.
La sua storia inizia nell’inverno del 1968, quando, secondo il racconto tramandato dagli stessi Alpini della zona, l’idea nacque quasi per caso, tra alcuni reduci di ritorno da una sciata, in un’osteria di Cison di Valmarino. A dare corpo e visione a quell’idea fu il professor Mario Altarui, alpino trevigiano, che immaginò un luogo in cui ogni Alpino caduto potesse avere “una pianta e una stele” a perpetuarne il ricordo. Il 21 settembre 1969 fu benedetto, su Col Madan, il “Cristo degli Alpini”, primo segno tangibile di quel progetto. Nel 1971 Altarui individuò nel bosco di Cison il sito ideale per realizzarlo, e il 7 e 8 ottobre 1972 il memoriale fu inaugurato ufficialmente con il primo Raduno, in concomitanza con il centenario della fondazione del Corpo degli Alpini, nato nel 1872.
Da allora il Bosco è cresciuto ogni anno, stele dopo stele, sentiero dopo sentiero, sotto la cura delle Sezioni ANA di Treviso, Conegliano, Valdobbiadene e Vittorio Veneto, che ancora oggi si alternano nella sua gestione e manutenzione, come racconta anche l’Alpino, il mensile dell’Associazione Nazionale Alpini.
🌲 UN BOSCO CHE È UN MONUMENTO
- 1972: inaugurazione ufficiale, in concomitanza con il centenario degli Alpini
- 2.403 stele dedicate agli Alpini caduti nati nel Trevigiano
- 15.956 m² di superficie (circa 1,6 ettari)
- Ideatore: il prof. Mario Altarui, alpino trevigiano
- Gestione: a rotazione tra le Sezioni ANA di Treviso, Conegliano, Valdobbiadene e Vittorio Veneto

Un nome e una stele: il significato del memoriale
Quello che rende unico il Bosco delle Penne Mozze non è soltanto la sua estensione, ma il principio con cui è stato pensato: a ogni Alpino caduto, una pianta e una stele. Oggi le stele censite sono 2.403, ciascuna dedicata a un Alpino nato in provincia di Treviso e caduto o disperso in guerra o in servizio. Su ogni stele sono incisi il nome, il cognome, il comune e la data di nascita del caduto; le informazioni più complete riportano anche il reparto di appartenenza e il luogo e la data della morte.
Le stele non sono tutte uguali: sono suddivise per settori, distinti da un colore che rimanda al conflitto in cui il caduto perse la vita. L’arancione ricorda la battaglia di Adua del 1896; il rosa la campagna di Libia del 1911-1912; il giallo la Prima guerra mondiale, la stessa in cui il 7° Reggimento Alpini si batté sull’Isonzo, nella battaglia della Bainsizza; il viola la guerra d’Etiopia del 1935-1936, un conflitto che coinvolse da vicino anche alpini partiti proprio da Salce; il verde la Seconda guerra mondiale; l’azzurro, infine, è riservato a chi è morto in servizio, in tempo di pace. Un codice cromatico semplice, che permette a chi cammina tra i sentieri di riconoscere, senza bisogno di spiegazioni, in quale pagina della storia italiana si trovi quella stele.
Dal 2001 il Bosco ha ampliato il proprio significato, diventando un luogo di memoria che appartiene a tutti gli Alpini d’Italia e non solo a quelli trevigiani: lungo il percorso dell'”Albero del Ricordo”, inaugurato nel 2002, sono oggi affisse 42 targhe donate da altrettante Sezioni ANA di tutto il Paese, ciascuna a testimoniare un legame ideale con questo bosco diventato, nel tempo, un punto di riferimento nazionale.
Le Medaglie d’Oro e le storie dentro il Bosco
Camminare nel Bosco delle Penne Mozze significa anche attraversare quindici sentieri, ciascuno intitolato a un Alpino decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, nato in provincia di Treviso. Quattordici sentieri furono intitolati nel 1982; un quindicesimo si aggiunse nel 1990, dedicato ad Enrico Reginato, alpino e ufficiale trevigiano insignito della più alta onorificenza al valore.
Non è un elenco di nomi da leggere distrattamente. Ogni sentiero-Medaglia d’Oro racconta, nel modo silenzioso proprio dei luoghi di memoria, una storia di scelte estreme, di responsabilità prese in condizioni impossibili, di un coraggio che nella cultura alpina non si racconta mai come eroismo isolato, ma come dovere condiviso verso i propri compagni. È lo stesso principio che anima ogni monumento ai caduti costruito dalle Sezioni ANA in ogni angolo d’Italia, compreso quello che gli Alpini di Salce curano nella propria comunità: dare un nome, un volto, una storia a chi altrimenti resterebbe soltanto una cifra nei libri di storia.
🎖️ LE MEDAGLIE D’ORO
Quindici sentieri del Bosco portano il nome di altrettanti Alpini trevigiani decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare: quattordici intitolati nel 1982, un quindicesimo aggiunto nel 1990 e dedicato a Enrico Reginato. Percorrerli significa attraversare, passo dopo passo, alcune delle pagine più alte del valore alpino.

Un luogo che parla anche alle nuove generazioni
Più di cinquant’anni dopo la sua nascita, il Bosco delle Penne Mozze continua a porre una domanda che riguarda ogni generazione, non solo quella che ha conosciuto direttamente la guerra: che cosa significa ricordare, quando chi ha vissuto quei fatti non c’è più? Il Bosco risponde con un gesto semplice, quasi silenzioso: non racconta la guerra con la retorica, ma con la concretezza di un nome su una pietra, circondato da un albero che cresce.
È un luogo che si presta naturalmente all’incontro con le scuole e con i più giovani, perché non chiede di condividere un’ideologia, ma soltanto di fermarsi a leggere. In questo sta, forse, la sua forza più contemporanea: un memoriale nato per non dimenticare le guerre del Novecento è diventato, con il tempo, anche un luogo che insegna il valore della memoria in sé, a prescindere dal conflitto specifico che l’ha generata. È lo stesso principio che, più vicino a noi, ha portato Belluno a non dimenticare i propri Martiri o a ricostruire, ottant’anni dopo, una pagina difficile come l’eccidio di Malga Bala.
Dal Bosco delle Penne Mozze agli Alpini di Salce
Il Bosco delle Penne Mozze non è un luogo che appartiene soltanto al Trevigiano. Appartiene, idealmente, a ogni Gruppo Alpini che ogni giorno svolge lo stesso compito su scala più piccola: conservare la memoria dei propri caduti — gli stessi che raccontiamo quando ricordiamo i figli di Belluno partiti per la guerra — raccontarla a chi non l’ha vissuta, e trasformarla in un servizio concreto per la comunità di oggi. È lo stesso spirito che anima il lavoro quotidiano del Gruppo Alpini “Gen. Pietro Zaglio” di Salce, dalla cura dei propri monumenti alla Protezione Civile, dalla Befana Alpina alle iniziative rivolte alle scuole: gesti diversi, ma nati dalla stessa radice.
Chi domenica 30 agosto si troverà tra gli alberi del Bosco delle Penne Mozze, o chi semplicemente leggerà di questo raduno da lontano, porterà con sé la stessa lezione che ogni Gruppo Alpini cerca di trasmettere: la memoria non è un dovere che si esaurisce in una cerimonia, ma un impegno che si rinnova ogni giorno, un nome alla volta.
📍 INFORMAZIONI UTILI
Bosco delle Penne Mozze
Cison di Valmarino (TV)
55° Raduno — domenica 30 agosto 2026
Ore 10: schieramento, alzabandiera, onore alle Penne Mozze e intervento del presidente nazionale ANA Sebastiano Favero. A seguire, Santa Messa celebrata da mons. Fabio Dal Cin con i cori Col di Lana e Mesulano. Rancio alpino su prenotazione. Accesso al Bosco solo con bus navetta dalle aree di sosta di Cison di Valmarino, dalle 7 alle 15.
Un bosco fatto di alberi, pietre e nomi
Un bosco fatto di alberi, pietre e nomi continua ad avere un significato soltanto se qualcuno torna a leggerli e a raccontarne la storia. È quello che accadrà domenica 30 agosto 2026 a Cison di Valmarino, per il 55° anno consecutivo, ed è quello che ogni Gruppo Alpini — compreso il Gruppo di Salce — cerca di fare ogni giorno, molto lontano da quei sentieri ma con lo stesso spirito: tenere viva una memoria che non appartiene al passato, ma a chi ha ancora voglia di ascoltarla.
Gli Alpini nascono il 15 ottobre 1872 e da allora hanno attraversato due guerre mondiali, la Resistenza e le missioni di pace. Puoi leggere gli altri articoli di storia alpina.